L'emergenza maggiore in Sudamerica

Zika, le misure per evitare i contagi e fermare il ritorno della zanzara

Zika, le misure per evitare i contagi e fermare il ritorno della zanzara
Cronaca 08 Febbraio 2016 ore 11:38

Il virus Zika è arrivato anche in Italia: nove casi di cui tre da inizio anno, tutti diagnosticati in Veneto. In particolare a Treviso, Vicenza e Padova, colpendo “viaggiatori” in trasferta in Sudamerica o ai Caraibi. Nonostante la presenza di malattia anche nel nostro territorio, le autorità si dichiarano tranquille, ritenendo il virus comunque sotto controllo con possibilità di essere trattato con efficacia laddove si presentasse. Il problema però resta perché al momento, a parte farmaci per alleviare il dolore e la febbre, il riposo e una abbondante idratazione, non ci sono altri mezzi per aggredire il morso della zanzara, veicolo di trasmissione delle malattia.

 

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La prevenzione. Le prime indicazioni per limitare i rischi di contrarre il virus sono arrivate lo scorso 23 Dicembre dal Comitato Europeo per la Sicurezza Sanitaria (Health Security Committee) che raccomanda di limitare il più possibile i viaggi nei paesi sudamericani, quelli incriminati, tanto più se si soffre di un disturbo del sistema immunitario, se si è mamme in dolce attesa o con bambini molto piccoli a carico: tre condizioni che espongono maggiormente al pericolo di effetti collaterali importanti da contaminazione.

Le raccomandazioni dei Cdc. Ma sul fronte della prevenzione, specie dopo il primo caso di infezione conclamato in Brasile nel maggio del 2015 e successive segnalazioni di sindrome di Guillain-Barre e di neonati con problemi di vario genere, si sono attivati anche i Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) europei e l’American Academy of Pediatrics che hanno pubblicato sul bollettino Morbidity and Mortality Weekly Report le linee-guida preliminari per la valutazione e la gestione dei neonati con possibile infezione congenita. Ovvero microcefalia o calcificazioni intracraniche in fase prenatale o alla nascita e i nati da madri positive al test per l’infezione da Zika o con test virologici dubbi.

Prelievi dal cordone ombelicale. Le linee guida raccomandano di cercare nel siero l’Rrn virale, l’immunoglobulina M (IgM) del virus Zika e del virus della dengue, con i rispettivi anticorpi, effettuando il prelievo sul cordone ombelicale o direttamente sul neonato, entro (se possibile) due giorni dalla nascita o in alternativa anche sul fluido cerebrospinale. I casi positivi o sospetti ai test devono essere segnalati e notificati all’istituzione centrale preposta per attuare adeguate misure terapeutica, in assenza (al momento) di un vaccino specifico. Ecco perché l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sta collaborando con i tutti i Paesi per sensibilizzare ovunque al rischio del virus zika, definire e dare priorità alla ricerca della malattia e a un metodo di cura, coinvolgendo esperti, partner e altri enti sanitari o stilando raccomandazioni per la cura clinica e il follow-up di persone con il virus Zika.

 

Labors prevent possible spreading of Zika viurs

 

In Italia cosa si dice? Anche il Ministero ha fatto sentire la sua voce e dice che al momento la zanzara Aedes aegypti, quella che trasmette il virus, in Italia non c’è, ma che potrebbe ripresentarsi sui nostri territori. Visto che vi aveva già abitato in epoche più antiche, più o meno alla fine dell’800 (in Europa) e scomparendo dall’Italia nel 1972. A preoccupare gli infettivologi è soprattutto la stagione calda, nella quale di norma si diffondono le zanzare tigre e ad una specie di esse, la Aedes albopictus, che potrebbero correlarsi anch’essere ad alcune epidemie. Dunque il Ministero della Salute raccomanda di prepararsi per tempo a evitare i danni con una “pulizia” soprattutto delle acque e di ogni mezzo che la trasporta o nei quali essa possa ristagnare. Così nelle case e negli stabili andrebbe verificato che non vi siano ostruzioni allo scolo delle acque nelle grondaie, che vengano coperte con chiusure ermetiche cisterne e contenitori di raccolta dell’acqua piovana. Allo stesso modo occorre una attenzione particolare per i tombini, le zone di scolo e di ristagno, disinfestandoli se e laddove necessario con larvicidi.

 

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Cosa possiamo fare noi. Anche il contributo individuale può essere efficace per combattere la “zanzara zika” o tigre, attivando delle misure soprattutto di prevenzione idrica anche negli spazi abitativi interni ed esterni. Ovvero niente acqua inutile e superflua intorno. Infatti il consiglio degli esperti è quello di eliminare sui balconi o sui davanzali, da sotto le piante, i sottovasi o nel caso non lasciare in deposito sul fondo di essi dell’acqua. Né tanto meno lasciare ristagni sui teli di copertura, quelli che si utilizzano per evitare ad esempio che materiali edilizi o la legna, posti all’esterno, ricevano umidità. Poi è necessario svuotare annaffiatoi e/o secchi e comunque evitare che giacciano all’aperto con l’apertura rivolta verso l’altro, divenendo un possibile bacino per acque stagnanti. Lo stesso va detto per copertoni vuoti o altri simili contenitori e soprattutto per le piscine gonfiabili spesso presenti nei giardini, la cui acqua non va lasciata in deposito e comunque cambiata dopo qualche giorno. Se si possiede un giardino, un’altra efficace strategia è quella di porre qua e là delle fontane e vasche ornamentali (si raccomanda la pulizia perché all’interno non deve mai essere presente del muschio) riempiendole di pesci rossi che mangiano le larve di Zanzara Tigre. E a livello personale? Quando arriverà stagione calda, è possibile utilizzare un repellente per insetti; indossare abiti di colore chiaro e che lascino esposte il meno possibile le aree del corpo o ancora ricorrere a zanzariere apponendole su porte e finestre o sopra i letti.

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