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A BergamoScienza due giorni prima del Nobel: Halzen raccontava già il futuro della fisica

Il fisico premiato oggi con il Nobel per la Fisica 2026 era stato protagonista domenica di un incontro dedicato a IceCube, il gigantesco osservatorio immerso nei ghiacci del Polo Sud. E Guido Tonelli aveva già indicato il riconoscimento come una questione di tempo

A BergamoScienza due giorni prima del Nobel: Halzen raccontava già il futuro della fisica

Domenica era a Bergamo, oggi è diventato Premio Nobel per la Fisica. È difficile immaginare un tempismo più perfetto per BergamoScienza: appena due giorni dopo il suo incontro con il pubblico della XXIV edizione del festival, Francis Halzen ha ricevuto il massimo riconoscimento mondiale per la fisica. L’Accademia reale svedese delle scienze lo ha premiato per i suoi contributi decisivi all’Osservatorio di neutrini IceCube e per la scoperta dei neutrini di alta energia di origine astrofisica.

E proprio a Bergamo, domenica 4 ottobre, il fisico belga-americano aveva raccontato al pubblico la storia e le prospettive di IceCube, uno degli esperimenti più ambiziosi della fisica contemporanea. A dialogare con lui era Guido Tonelli, fisico del Cern e tra i protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, che durante l’incontro aveva sottolineato come, per lo straordinario lavoro di Halzen, il Nobel fosse ormai soltanto una questione di tempo.

Al centro dell’appuntamento, ospitato nell’ambito di BergamoScienza, c’era dunque il gigantesco telescopio costruito in un luogo apparentemente impossibile: sotto la calotta glaciale del Polo Sud. IceCube occupa circa un chilometro cubo di ghiaccio e utilizza migliaia di sensori per intercettare i rarissimi segnali prodotti quando i neutrini interagiscono con la materia.

Sono particelle quasi fantasma, capaci di attraversare la materia senza lasciare traccia e di viaggiare attraverso il cosmo portando con sé informazioni preziose sui fenomeni più estremi dell’universo. Proprio per questo la loro osservazione permette agli scienziati di guardare molto lontano, fino alle sorgenti cosmiche da cui provengono, aprendo una nuova strada per studiare l’universo.