A duecento anni dal viaggio dell’esploratore bergamasco Giacomo Costantino Beltrami ad Haiti, il Museo Civico di Scienze Naturali “E. Caffi” di Bergamo racconta un legame inatteso tra i Caraibi e l’Italia dell’Ottocento attraverso una selezione dei materiali da lui raccolti, esposti per la prima volta, e la vicenda italiana di Marie-Louise d’Haiti, prima regina afrodiscendente delle Americhe, che scelse l’Italia per il suo esilio. La mostra, intitolata “Immaginarsi una nazione tra Haiti e Bergamo”, rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2027.
Dopo due secoli lo storico materiale diventa una mostra
Nel 1826, Giacomo Costantino Beltrami raggiunse Haiti, ultima tappa di un lungo viaggio alla ricerca di modelli politici per un’Italia che immaginava come nazione unita. Durante la sua permanenza ad Haiti Beltrami raccolse documenti e oggetti con l’intento di scrivere una storia che poi non avrebbe mai scritto. I documenti sono stati conservati presso la Biblioteca Civica Angelo Mai, mentre le testimonianze materiali sono state custodite nel Palazzo Beltrami a Filottrano ed esposte a cura di Glauco Luchetti nel luogo dove l’esploratore bergamasco morì nel 1855.
Dopo due secoli lo storico materiale viene esposto per la prima volta. L’esposizione è il risultato della collaborazione tra il personale del museo e le curatrici Miriam Franchina e Nicole Willson, storiche da tempo impegnate nello studio di Haiti e rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2027. Negli stessi anni del viaggio di Beltrami nel paese caraibico, Marie-Louise Christophe, già regina di Haiti, attraversava l’Atlantico in direzione opposta, stabilendosi infine a Pisa. Gli itinerari di questi due protagonisti dell’epoca sono il filo attraverso cui la mostra racconta Haiti.
La mostra proposta dal museo riprende il tema “Beltrami 200 anni dopo” già sviluppato in occasione di Bergamo capitale della Cultura. Proprio 200 anni fa infatti l’esploratore bergamasco si recò nell’isola di Haiti attirato dal suo stato di giovane repubblica, purtroppo a differenza del viaggio tra gli indiani delle Grandi Praterie e quello in Messico, non pubblicò nulla su questo aspetto che rimane tutt’oggi quello meno noto della permanenza del viaggiatore bergamasco nel nuovo continente.
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La mostra intreccia le storie di Beltrami con quelle della famiglia regnante destituita, che riparò in esilio proprio in Italia. Vengono esposti oggetti appartenuti alla famiglia reale di Haiti provenienti della collezione Beltrami-Luchetti, e numerosi documenti custoditi nella Biblioteca Civica Angelo Mai che consentono di conoscere la gloriosa storia di questa isola caraibica, il primo paese al mondo che abolì la schiavitù. La mostra è stata realizzata con la supervisione di storiche impegnate nello studio di Haiti in collaborazione con “Fraternità haitiana” associazione che promuove la conoscenza e della civiltà dell’isola caraibica e propone delle opere realizzate da artisti nel solco della cultura haitiana.
«Con questa esposizione Bergamo riannoda un legame che attraversa l’Atlantico e arriva fino all’Italia, intrecciando esplorazione, identità, memoria ed esilio. È un modo concreto di fare cultura: partire dalle testimonianze che custodiamo per ampliare lo sguardo, riportare al centro vicende rimaste a lungo ai margini e trasformare la memoria in uno strumento per leggere con maggiore consapevolezza il mondo contemporaneo», dichiara Sergio Gandi, assessore alla Cultura di Bergamo.