Detto il Pitocchetto

Fra Brescia e Los Angeles le opere di Giacomo Ceruti, ma la sua "capitale" è a Gandino

La Leonessa riscopre un grande artista del '700, ma nella Basilica di Santa Maria Assunta c'è un'incredibile concentrazione di tele dell'artista

Fra Brescia e Los Angeles le opere di Giacomo Ceruti, ma la sua "capitale" è a Gandino
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di Giambattista Gherardi

Nel giorno di San Valentino è stata inaugurata a Brescia, nel Museo Santa Giulia e alla Pinacoteca Tosio Martinengo, la mostra “Miseria & Nobiltà” dedicata a Giacomo Ceruti, pittore che nel '700, come scrivono gli organizzatori della Fondazione Brescia Musei, «con le sue toccanti rappresentazioni dei ceti umili e i suoi ritratti penetranti, si impose come una delle voci più originali della cultura figurativa del XVIII secolo».

A Ceruti, per questa sua predilezione nel ritrarre poveri e gente del popolo, «i pitocchi», nel '900 fu assegnato il celeberrimo soprannome di Pitocchetto. Un nome ora destinato a varcare le soglie della nostra regione, poiché la mostra bresciana (che chiuderà il 28 maggio) gode di eccezionali prestiti da Parigi, Vienna, Madrid, Göteborg e da numerose collezioni pubbliche e private italiane. Addirittura, verrà trasferita negli Stati Uniti, per essere proposta a Los Angeles dal 18 luglio, grazie alla co-produzione con il Getty Center. Dall’11 marzo al 21 maggio, inoltre, il Museo Diocesano di Brescia ospita la rassegna "Ceruti sacro e la pittura a Brescia tra Ricci e Tiepolo", che analizza la limitata produzione di opere di carattere sacro realizzate da Ceruti a Brescia, Padova, Piacenza e Crema. Per dare corpo alla mostra ci saranno anche opere, fra gli altri, di Sebastiano Ricci, Giovambattista Tiepolo, Andrea Celesti, Antonio Cifrondi, Francesco Paglia, Giuseppe Tortelli.

La Basilica di Gandino

Un fiorire di iniziative per riscoprire e valorizzare un grande artista quale il Pitocchetto in effetti era. In tutto questo però va evidenziato anche un primato che riguarda la Bergamasca e in particolare la Basilica di Santa Maria Assunta a Gandino, che conserva almeno trentuno opere del pittore. Un’incredibile esposizione permanente che rivela un aspetto del Ceruti (la pittura sacra) mai sufficientemente indagato. Del resto di Ceruti era nota, sino ai primi decenni del '900, la sola Lavandaia esposta alla mostra sul Settecento di Firenze nel 1922 e conservata alla Pinacoteca Tosio Martinengo. Nel 1931 fu poi il giovane storico dell’arte Giuseppe Delogu a scoprire nel castello di Padernello (accompagnato dal podestà di Brescia Fausto Lechi, cultore d’arte) tredici tele con mendicanti. Delogu scrisse che «questo Ceruti, grazie alla sua straordinaria abilità di pittore, riesce a dipingere la nobiltà degli stracci e la ricchezza della miseria».

A Gandino, Giacomo Ceruti arrivò nel 1734 e dipinse, fra marzo e luglio, le due grandi tele mariane tuttora presenti sull’altare maggiore ai lati della Pala dei Patroni di Ponziano Loverini. Raffigurano la Nascita di Maria Vergine e il Transito della Madonna, in sostituzione degli arazzi fiamminghi aventi gli stessi soggetti e oggi conservati nel Museo della Basilica. Il suo impegno non si esaurì, poiché negli anni successivi (entro il 1739) dipinse anche le tele dell’altare dei Ss. Martiri Patroni (oggi in restauro, dedicate a S. Ponziano, San Valentino e San Quirino, di cui le ultime due di incerta attribuzione) e ben 28 tele per i “pennacchi” delle navate. Essi ritraggono re e profeti dell’Antico Testamento che annunciarono il Messia: da Giosuè a Zaccaria, passando (fra gli altri) per Malachìa, Abacuc, Isaia, Giobbe, Daniele, Geremia, Baruc, Osea, Ezechiele, Tobia, Sofonia, Michea, Giona e Gioele.

Le tele mariane di Giacomo Ceruti nella Basilica di Gandino

Che fosse il Ceruti l’autore delle tele di re e Profeti fu cosa sconosciuta agli stessi gandinesi sino ai primi anni ’80, quando il vicario mons. Francesco Ghilardi rintracciò committenza e pagamenti nell’archivio parrocchiale. Il prof. Luciano Anelli di Brescia diede ampia rilevanza alla scoperta e le immagini dei profeti finirono in un suo libro. Nel 1987 la tela della Natività di Maria e alcuni Profeti (preventivamente restaurati da Vincenzo Villa) furono esposti alla mostra bresciana dedicata a Ceruti, l’ultima (trentasei anni fa) tenutasi prima della riscoperta dei giorni nostri.

Sgarbi a Gandino nel 2016

Nell’aprile del 2016 arrivò a Gandino per ammirare le tele del Ceruti anche Vittorio Sgarbi, quasi incredulo nel verificare di persona le ricchezze della Basilica e una tale concentrazione di opere del Pitocchetto. In un’intervista, Sgarbi si lasciò andare ad un’affermazione forte ma efficace: «Chi non viene a Gandino è un cretino!», con chiaro riferimento alla necessità di scoprire anche in una Valle “periferica” tesori d’arte che il mondo (e Brescia) ci invidiano. E se il prossimo slogan fosse “Gandino Capitale”?

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