Il film della settimana

“I miserabili”, cosa significa davvero nascere e vivere in una banlieu parigina

Una pellicola potente, al di là dei dati meramente tecnici che comunque sono degni di nota. Un racconto per immagini complesso e profondo

“I miserabili”, cosa significa davvero  nascere e vivere in una banlieu parigina
24 Luglio 2020 ore 08:30

Il cinema, almeno quello migliore e più coraggioso, ha la capacità di fotografare le contraddizioni del mondo contemporaneo quando ancora si stanno svolgendo. Le grandi questioni della nostra società diventano in questo senso un punto di partenza per interrogare la tenuta delle nostre convinzioni e di quei luoghi comuni che sono alla base dei nostri comportamenti individuali e collettivi.

È il caso dello straordinario film di Ladj Ly “I miserabili” che, pur condividendo il titolo dello straordinario romanzo di Hugo, ci proietta nella più stringente attualità, nel cuore delle periferie parigine. L’agente Ruiz è da poco entrato a far parte della squadra mobile della polizia nel difficile quartiere parigino di Montfermeil; qui, il furto di un cucciolo di leone, innesca ben presto una catena di eventi incontrollabile.

Ispirato ai fatti del 2005, il film di Ly si presenta come un accuratissimo racconto per immagini delle drammatiche condizioni di vita di un difficile sobborgo parigino, nel quale il regista è nato e cresciuto. La potenza del film, al di là dei dati meramente tecnici che comunque sono degni di nota, sta tutta nella sua capacità particolare di tradurre questo dato forte di realtà in un racconto per immagini complesso e profondissimo.

“I miserabili” mostra senza pietismi e senza agiografie cosa significhi nascere e vivere in una banlieu parigina, dove anni di contraddizioni sociali non risolte e la memoria di un passato coloniale mai davvero pacificata si scontrano con gli effetti di una crisi che colpisce con grande incisività. Straordinario successo in patria, il film ha il pregio di rendere visibile (e quindi immaginabile) una porzione del mondo occidentale che spesso si fa fatica a figurarsi, proprio perché gettata in uno stato di agitazione permanente che mal si accorda con l’immagine artificiale trasmessa dai media. Un film politico e necessario, capace di accendere nello spettatore la necessità di una interrogazione.

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