Arte

Il 2021 della Gamec (miglior museo dell'anno) non è per nulla scontato

Si parte il mese di aprile con una retrospettiva dedicata a Regina Cassolo Bracchi e un’installazione site-specific di Daiga Grantina

Il 2021 della Gamec (miglior museo dell'anno) non è per nulla scontato
Cultura 29 Dicembre 2020 ore 01:45

Dopo essere stata eletta quale “museo dell’anno” dal Giornale dell’Arte – soprattutto per le sue attività online, che ne hanno fatto il un simbolo nell’epoca del virus - la Gamec di Bergamo non si dorme sugli allori ma rilancia, con una programmazione per l’anno a venire decisamente interessante.

Dopo il prolungamento fino al 28 febbraio 2021 delle mostre “Ti Bergamo – Una comunità” e “In The Forest, Even The Air Breathes”, la stagione espositiva 2021 inaugurerà nel mese di aprile con “Regina. Della Scultura”, una grande retrospettiva dedicata a Regina Cassolo Bracchi, legata a doppio filo con la parallela acquisizione da parte della galleria di Bergamo e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell’artista.

Contemporaneamente lo Spazio Zero ospiterà la prima personale in un museo italiano della scultrice lituana Daiga Grantina. Durante i mesi estivi il brasiliano Ernesto Neto sarà il protagonista dell’installazione site-specific “Mentre la vita ci respira”, concepita per la Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione, mentre l’autunno vedrà l’apertura di “Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione”, il secondo capitolo del ciclo sulla materia inaugurato nel 2018, all’interno del quale troverà spazio anche il focus sull’artista svedese Nina Canell.

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Aprile-agosto 2021. La grande retrospettiva dedicata a Regina Cassolo Bracchi (Mede, 1894-Milano, 1974), in arte Regina mira ad analizzare, in tutte le sue fervide stagioni la riflessione formale di una personalità unica. Nata scultrice, Regina piegò la ricerca classica verso una selezione di materiali inediti, in direzione audace e sperimentale. Alluminio, filo di ferro, latta, stagno, cartavetrata e anche plexihlas furono i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva. Nello stesso periodo Daiga Grantina (Riga, 1985) darà vita a un’installazione site-specific.

Giugno-settembre 2021. Ernesto Neto (Rio De Janeiro, 1964) è uno degli artisti contemporanei più celebri e apprezzati. Pensata come un giaciglio, come uno spazio di sosta naturale, sul quale distendersi e condividere l’esperienza della pausa, l’opera di Neto si avvale dell’utilizzo di materiali recuperati in loco, come le pietre e la paglia, insieme a stoffe ed essenze provenienti da quello che la visione colonialista dell’Occidente per secoli ha identificato come “il nuovo mondo”.

Ottobre ‘21-febbraio ‘22. “Nulla è perduto. Arte e materia in trasformazione” rivolgerà lo sguardo al lavoro di quegli autori che, in tempi diversi, hanno indagato le trasformazioni della materia per sviluppare una riflessione sul mutamento, sul tempo e sul futuro del pianeta. Dalle opere dada e surrealiste, indicative del precipuo interesse di alcuni autori per il tema dell’alchimia, alle produzioni di alcuni tra i più importanti esponenti delle neoavanguardie degli anni Sessanta e Settanta – da Yves Klein a Joseph Beuys, da Gordon Matta Clark a Hans Haacke – fino ad arrivare alle opere scultoree di autori emersi negli anni Ottanta – da Rebecca Horn a Cildo Meireles – e alle ricerche recenti di alcuni tra i più significativi artisti internazionali delle ultime generazioni. A completare il percorso sarà il progetto dell’artista svedese Nina Canell, pensato appositamente per lo Spazio Zero.

Da definire. Il programma 2021 della Gamec è arricchito dalla collaborazione con Fundación Proa di Buenos Aires per il programma di residenze “On Air – Argentina-Italia Art Residency”, pensato per attivare scambi di esperienze tese alla valorizzazione del potenziale artistico dei due Paesi. Ad anni alterni, vengono coinvolte una coppia di artisti – uno italiano e uno argentino – e una coppia di curatori. Per questa prima edizione la Gamec ha invitato l’artista Irina Kirchuk (Buenos Aires, 1983), che utilizza oggetti trovati e materiale di scarto per realizzare sculture e installazioni giocose, dal forte impatto visivo, stimolando riflessioni sui sistemi produttivi e sulla società dei consumi.