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La meravigliosa Via Crucis di Viveka Assembergs per il Sentiero di Papa Giovanni

Opere della scultrice svedese ma bergamasca d'adozione: un’iniziativa di Fondazione Adriano Bernareggi a Palazzo della Ragione

La meravigliosa Via Crucis di Viveka Assembergs per il Sentiero di Papa Giovanni
Cultura 08 Ottobre 2021 ore 12:02

Nella Sala delle Capriate di Palazzo della Ragione, fino a domenica 31 ottobre, è esposta la Via Crucis che Viveka Assembergs ha realizzato per il Sentiero di papa Giovanni a Sotto il Monte. Quindici piccoli gruppi scultorei bronzei, pezzi unici, realizzati con fusione a cera persa raccontano il mistero della Passione Morte e Resurrezione di Gesù.

La mostra, a cura di don Giuliano Zanchi e Marcella Cattaneo, permette di vedere riunite tutte le opere prima che vengano installate permanentemente a Sotto il Monte, lungo il sentiero che collega Cà Maitino alla Torre di San Giovanni. La realizzazione e l'installazione della Via Crucis è un importante passo nella valorizzazione dei luoghi legati alla memoria di papa Giovanni XXIII.

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L’evento espositivo, promosso dall’Ufficio della Pastorale della Cultura della Diocesi di Bergamo e dalla Fondazione Adriano Bernareggi e sotto il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, è anche l’occasione per documentare le fasi progettuali delle opere, attraverso l’esposizione di disegni e bozzetti. Viveka Assembergs ha lavorato per due anni a stretto contatto con il parroco di Sotto il Monte monsignor Claudio Dolcini e con l’architetto Paolo Belloni, che ha curato la progettazione del Giardino della Pace di cui la Via Crucis è ideale prosecuzione.

L’intervento artistico si articola nelle 14 stazioni tradizionali della Via Crucis, cui si aggiunge una stazione finale dedicata alla Resurrezione di Gesù. Per realizzazione dell’opera la Parrocchia di Sotto il Monte ha bandito un concorso di idee, di cui Viveka Assemberg è risultata vincitrice.

«La Via Crucis di Viveka Assembergs – dice Don Giuliano Zanchi, direttore scientifico della Fondazione Bernareggi - è frutto di un importante gesto di committenza che la lega alla memoria di Giovanni XXIII, il papa di Manzù e della Pacem in terris, e si iscrive nella tradizione moderna della scultura, che il Novecento ha reso emblematica come sede dei valori umanistici e delle qualità plastiche, gli uni inscindibili dalle altre».