Commenti su: Macerie 2026: pensare il presente tra fascismo, antifascismo e nuove destre

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dentro

Mi limito a citare l'articolo 3 della Costituzione della Repubblica Italiana:
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali"
Non mi sembra il caso di rispondere all'analfabeta funzionale di turno.

Pantani il pirata

Sig. Alberto, Ok fascismo dittatura sbagliata, ma ne vogliamo parlare anche della dittatura del comunismo che non mi sembra l' acqua santa.

Pantani il pirata

Concordo pienamente con il fustigatore.

Adriano

Quelli dell'ANPI ci hanno garantito 80 anni di democrazia e stato di diritto. Volete forse tornare ad una dittatura? Possibile che il popolo italiano non abbia ancora fatto i dovuti conti con la vergogna che ha caratterizzato il fascismo ed il nazismo del secolo scorso, continuiamo a pensare che i cattivi siano stati i soli tedeschi? La brutalità del governo Mussolini e delle leggi razziali sono una precisa responsabilità di noi italiani e avere chi ce lo ricorda non è un male.

Pantani il pirata

Dite a quelli dell ANPI , che i vero pericolo sono i MARANZA, quando non hanno argomenti torna il solito disco rotto con il fascismo

Adriano

Credo che qualsiasi forma di antifascismo sia utile ad evitare la deriva autocratica, autoritaria che sta avanzando a livello mondiale e che purtroppo colpisce le poche democrazie rimaste. In America ma anche in Europa e purtroppo anche in Italia il fenomeno è evidente. Danno fastidio la Magistratura, la Stampa e tutti coloro che non la pensano come i Trump, Meloni, Salvini di turno. Non dobbiamo in alcun modo dimenticare la storia dell'inizio del secolo scorso.

Il Fustigatore

«Nulla di peggio del fascismo degli antifascisti» scriveva Pier Paolo Pasolini sulle pagine del Corriere della Sera, nell’ormai lontano 16 luglio 1974, in Scritti Corsari.
Una frase che oggi suona più vera che mai nel contesto sociopolitico che il nostro paese sta attraversando, sempre più omologato e conformato ad una lingua tutta nuova: fatta di diffamazione e censura (in tutte le sue forme, anche storiche), verso i simboli del passato. Con una sinistra, come già lo era al tempo di Pasolini il PCI, sempre più asservita al capitale, burocratizzata e distaccata dal popolo e dalla realtà.