Quale vita ha vissuto Medea, figlia di Bartolomeo Colleoni, figlia prediletta, che il fato ha rapito quando aveva soltanto quindici anni? Che persona era, quali i suoi amici, chi era sua madre? Perché Medea non era figlia della consorte del Colleoni, Tisbe. Era nata da un’altra relazione, come cinque altre figlie del Colleoni. Ma venne accettata nella famiglia, esattamente come tutte le altre: in quella seconda parte del Quattrocento esisteva molta tolleranza rispetto a queste situazioni, che venivano accettate con naturalità.
Medea Colleoni è la protagonista del romanzo “Pettirosso che miri i miei occhi”, scritto da Paolo Aresi e pubblicato da Lubrina Bramani editore, romanzo che esce proprio in questi giorni nelle librerie e che stasera alle 18 viene presentato con un momento teatrale a inviti all’interno della Cappella Colleoni.

L’opera letteraria è stata voluta dal Luogo Pio Colleoni, dalla pro loco di Cavernago, da Pianura da Scoprire per ricordare un aspetto particolare della vita del condottiero, di cui sono ricorsi i 550 anni della morte. Medea non soltanto è protagonista, ma l’opera rappresenta il suo diario, che lei ha scritto negli ultimi mesi di vita, mesi particolari perché le hanno portato un grande amore, impetuoso come sono gli amori degli adolescenti. L’amore travolgente per un giovane pittore, Francesco, venuto da Santa Croce, in Val Brembana, come altri giovani di quella contrada. Francesco Santa Croce, attirato a Malpaga dalla fama del principe, del grande condottiero Bartolomeo Colleoni, uomo di guerra e di pace, promotore di tante opere sul suo territorio, comprese opere d’arte e di architettura. È il principio di maggio del 1469 quando Medea annota sul suo quaderno la prima visione del giovane pittore, nel viottolo vicino al castello, tra i campi di grano e di miglio.
Paolo Aresi è uno scrittore noto, ha all’attivo diversi romanzi. La sua ispirazione è sempre oscillata tra la narrativa fantastica (fantascientifica) e realistica e alcune sue opere sono state ambientate proprio nella nostra terra (“Bergamo dell’altro ieri”, “La vita a pedali”).