Foto in apertura di Oliviero Godi
Certo non era tra le installazioni di maggior richiamo e più “appariscenti” della terza edizione di Christmas Design – mostra diffusa che ha acceso le festività natalizie di Bergamo fino al 6 gennaio -, ma è stata una delle più apprezzate. Minimale, eppure emozionante. Semplice, eppure profonda. Anche per questo l’esposizione dell’opera Essere luminosi nel buio sulla facciata dell’Accademia Carrara è stata prorogata fino al 27 gennaio, Giorno della Memoria.
L’installazione, commissionata da Winter Garden Hotel in collaborazione con Accademia Carrara all’artista Emma Ciceri, è un messaggio che invita a riflettere sul valore della libertà e sull’importanza di agire contro le ingiustizie, riconoscendo che la Shoah è un monito per tutta l’umanità.
Un’installazione dal valore universale
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Foto di Oliviero Godi - Progetto "Stella Cometa"
Foto di Leonardo Tagliabue
Foto di Oliviero Godi
Foto di Oliviero Godi
Foto di Oliviero Godi
L’opera Essere luminosi nel buio è una dedica dell’artista bergamasca Emma Ciceri alla scrittrice Etty Hillesum (1914-1943) e, al contempo, una libera interpretazione del suo pensiero. L’installazione prende forma attraverso una scritta di neon bianco forgiato a mano che si relaziona alla facciata dell’Accademia Carrara appoggiandosi alle linee orizzontali dell’architettura neoclassica.
Ciceri ha spiegato: «In risposta al tema di Christmas Design, “Il palcoscenico dell’immaginazione”, mi sono chiesta cosa sia indispensabile immaginare oggi. Interrogandomi sul piano esistenziale è stato necessario ipotizzare una risposta intima e rivoluzionaria al tempo stesso: rendere la propria vita un laboratorio per una continua sperimentazione di sé nel mondo. Etty Hillesum è una grande maestra in questo processo, ha saputo essere “un cuore pensante” anche dentro uno dei disastri della storia dell’umanità. Cosa c’è di più urgente oggi se non ristudiare la storia e la biografia di chi è stato luminoso nelle pagine più buie?».

Circa l’opera, l’artista bergamasca (classe 1983) ha detto: «La frase “Essere luminosi nel buio” l’avevo annotata anni fa su un quaderno dopo le letture di Diario 1941-1943 e di Lettere 1941-1943 di Etty Hillesum, per me un riferimento importante nel processo di pensare la vita mentre la si vive. Il pensiero e la vita di Hillesum hanno la capacità di saper accogliere e contenere i movimenti esistenziali e universali accompagnandoli in una coralità umana. I suoi scritti riportano al cuore la memoria della Shoah, ma insieme al ricordo di questo orrore dell’umanità si genera anche l’intenzione di provare a essere rivoluzionari partendo dal proprio agire quotidiano. Nelle sue lettere leggiamo: “Se in un mondo impoverito e reduce da una guerra non avremo altro da offrire che i nostri corpi tratti in salvo a ogni costo, e non un nuovo significato attinto dai pozzi più profondi dei nostri affanni e della nostra disperazione, allora sarà troppo poco”. La frase che compare sulla facciata della Carrara è scritta a mano da mio figlio Matteo, perciò ricalca la calligrafia di un bambino che da poco pratica la scrittura in corsivo. Le parole e il senso di cui sono portatrici arrivano così al mondo adulto dalle mani di un bambino».