La mostra

“Tabula Plena”, arte e pedagogia a Palazzo della Ragione

Dal 4 giugno al 18 ottobre il progetto della Gamec firmato da Fosbury Architecture e Claire Fontaine trasformerà la storica Sala delle Capriate in uno spazio partecipativo dedicato a educazione, creatività, relazioni e cittadinanza culturale

“Tabula Plena”, arte e pedagogia a Palazzo della Ragione

Un luogo storico della città che si trasforma in uno spazio aperto di confronto, partecipazione e produzione condivisa di conoscenza. È questo il cuore di “Tabula Plena”, il nuovo progetto promosso dalla Gamec – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo che dal 4 giugno al 18 ottobre porterà all’interno del Palazzo della Ragione un grande laboratorio permanente dedicato all’educazione, all’arte contemporanea e alla riflessione sul presente.

L’iniziativa si inserisce nel programma “Pedagogia della Speranza”, il percorso culturale attraverso cui la Gamec affronta il tema dell’educazione come pratica di libertà, trasformazione e cittadinanza attiva. Un progetto che punta a superare il concetto tradizionale di museo come semplice luogo espositivo, immaginandolo invece come spazio vivo di dialogo, confronto e costruzione collettiva del sapere.
A firmare l’installazione sono il collettivo Fosbury Architecture e il duo artistico Claire Fontaine, protagonisti di un intervento site specific pensato appositamente per la Sala delle Capriate. Non una mostra da osservare passivamente, ma un ambiente da abitare, attraversare e vivere quotidianamente attraverso attività, incontri, laboratori e momenti di confronto aperti a tutta la comunità.

Il titolo

Il titolo “Tabula Plena” richiama il pensiero del pedagogista brasiliano Paulo Freire, figura centrale della pedagogia critica contemporanea. Per Freire l’educazione non consiste nel “riempire” una mente vuota di nozioni, ma nel creare le condizioni affinché le persone possano sviluppare consapevolezza critica, interpretare il mondo e contribuire a trasformarlo. Da qui il superamento dell’idea di “tabula rasa” a favore di quella di “tabula plena”: ogni individuo porta con sé esperienze, linguaggi, relazioni e conoscenze che diventano parte attiva del processo educativo.

Partendo da questi principi, Fosbury Architecture ha ideato una grande piattaforma abitabile, accessibile e accogliente che ridefinirà completamente lo spazio del Palazzo della Ragione. L’allestimento sarà concepito come una sorta di arena pubblica in cui muoversi liberamente, sostare, leggere, ascoltare e partecipare. Accanto alle aree dedicate agli incontri e alla consultazione di materiali di approfondimento, il pubblico potrà prendere parte a tre laboratori permanenti gratuiti pensati per coinvolgere persone di tutte le età, famiglie, studenti e visitatori.

Coinvolte le scuole

Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda il coinvolgimento diretto delle scuole del territorio. Nei mesi precedenti all’apertura, infatti, tredici classi di istituti della città e della provincia di Bergamo hanno partecipato a un percorso laboratoriale ideato da Fosbury Architecture e sviluppato insieme alle educatrici della Gamec. Bambini, adolescenti e giovani studenti sono stati invitati a riflettere sui temi dell’educazione, della partecipazione e della costruzione collettiva del sapere, traducendo queste idee in simboli, segni grafici e glifi che entreranno a far parte integrante dell’installazione finale.

Questi elementi visivi verranno distribuiti sulla superficie nera della piattaforma, pensata per richiamare l’immagine della lavagna scolastica, oggetto simbolico dell’esperienza educativa. Il risultato sarà un ambiente in continua relazione con il pubblico, in cui anche i visitatori saranno invitati a sperimentare nuove modalità di esplorazione e interazione con lo spazio storico del Palazzo della Ragione e con gli altri partecipanti.

Emoji

In stretto dialogo con l’intervento architettonico si inserisce anche il progetto artistico di Claire Fontaine, che porterà nella Sala delle Capriate cinque grandi sculture luminose sospese ispirate alle emoji del linguaggio digitale contemporaneo. Un pianeta Terra, uno smartphone e un pacco regalo diventano così simboli attraverso cui riflettere sul rapporto tra tecnologia, relazioni sociali, comunicazione e consumi.
Le emoji, immagini ormai familiari e quotidiane, vengono sottratte al flusso rapido e immateriale delle comunicazioni digitali per trasformarsi in oggetti fisici, tridimensionali e immobili. Un’operazione che invita il pubblico a osservare con maggiore attenzione strumenti che utilizziamo continuamente e quasi automaticamente. Le opere suggeriscono una riflessione sul modo in cui gli schermi influenzano la percezione del mondo e mediano le relazioni umane, ma anche sulla possibilità di recuperare una dimensione più autentica e consapevole dello stare insieme.

Tre sculture

Particolarmente significativa è la presenza delle tre sculture dedicate al pianeta Terra, che rappresentano differenti modalità di guardare il mondo globalizzato e interconnesso. La visione proposta dagli schermi, suggerisce il progetto, non può essere sufficiente da sola: la realtà prende forma soprattutto attraverso le relazioni, l’esperienza condivisa e il confronto diretto tra le persone.

Anche il simbolo del pacco regalo assume un significato che va oltre l’immediatezza dell’immagine digitale. Claire Fontaine invita infatti a interrogarsi su che cosa significhi oggi desiderare, donare e ricevere qualcosa al di fuori delle semplici logiche economiche e commerciali. Una riflessione che si collega al tema più ampio della gratuità, della relazione e della costruzione di legami sociali autentici.

Laboratori

Accanto all’installazione artistica saranno attivi per tutta la durata del progetto tre laboratori permanenti sviluppati insieme ad artisti e realtà impegnate nella ricerca educativa e culturale. Pur adottando approcci differenti, tutte le attività condividono l’obiettivo di stimolare il pensiero critico, mettere in discussione abitudini consolidate e restituire al pubblico un ruolo attivo nella costruzione della conoscenza.

Il collettivo Numero Cromatico proporrà un laboratorio dedicato agli algoritmi e ai meccanismi attraverso cui interpretiamo la realtà. Utilizzando tessere e lavagne magnetiche, i partecipanti potranno creare configurazioni differenti e comprendere come gli algoritmi non siano strumenti neutri o automatici, ma sistemi costruiti a partire da precise scelte umane.

Il laboratorio “Busillis”, sviluppato insieme a Urps – Ufficio Resurrezione Parole Smarrite di Sabrina D’Alessandro, lavorerà invece sul potere dell’immaginazione e dell’interpretazione soggettiva. Attraverso parole rare, dimenticate o inconsuete e oggetti insoliti, i visitatori saranno invitati a costruire narrazioni personali che confluiranno in un archivio sonoro collettivo in continua trasformazione.

L’artista Adelita Husni Bey guiderà infine “Parliamo di Educazione”, un’attività dedicata al linguaggio della scuola e della formazione. Attraverso il confronto su definizioni, termini e parole legate all’ambito educativo, il pubblico sarà invitato a riconoscere contraddizioni e significati impliciti, sviluppando una riflessione critica sui modelli educativi contemporanei.