La somministrazione non è più un’occupazione temporanea o una porta d’ingresso nel mercato del lavoro, ma sempre più una forma strutturale di occupazione.
È quanto emerge dalla ricerca nazionale presentata da Nidil Cgil sulle condizioni di chi lavora tramite agenzia, basata su migliaia di questionari raccolti in tutta Italia. Un’analisi nella quale si conferma questo quadro anche a Bergamo, dove di certo il fenomeno è diffuso.
La somministrazione diventa permanente
Secondo l’indagine nazionale, una parte consistente dei lavoratori non è alla prima missione, lavora a tempo pieno e vive la somministrazione come una condizione che tende a prolungarsi nel tempo, spesso con aspettative di stabilizzazione.
Allo stesso tempo, la ricerca mette in luce criticità rilevanti: problemi su formazione e sicurezza, difficoltà nella parità di trattamento rispetto ai dipendenti diretti, un rapporto distante con le agenzie e un peso eccessivo a flessibilità e disponibilità oraria. Il tutto, a discapito della valorizzazione delle competenze. Sono emerse inoltre situazioni di discriminazione e molestie, che per il sindacato confermano quanto questo segmento sia più esposto e fragile.
Lavoratori raddoppiati in 5 anni
Il quadro generale trova, come anticipato, riscontro anche nei dati territoriali. A Bergamo, infatti, il lavoro in somministrazione a tempo indeterminato – il cosiddetto staff leasing – è ormai una componente strutturale: nel 2024 i lavoratori coinvolti sono 5.979, un numero raddoppiato rispetto al 2019. Allo stesso tempo, negli ultimi anni si osserva uno spostamento dell’utilizzo della somministrazione dall’industria verso i servizi, il turismo, i trasporti e la sanità. Segnale di un cambiamento profondo nel modello di utilizzo di questo strumento.
«La somministrazione non è più un passaggio transitorio, ma per molte persone diventa una condizione strutturale» commenta Francesco Chiesa, segretario di Nidil Cgil provinciale. «Quando una forma di lavoro diventa strutturale, il tema non può che essere quello dei diritti, delle tutele e delle prospettive. Non possiamo accettare che interi pezzi di mercato del lavoro restino stabilmente più deboli, ricattabili e meno protetti».
Secondo Chiesa, anche i dati locali confermano questa trasformazione: «A Bergamo vediamo crescere il peso dello staff leasing e, allo stesso tempo, lo spostamento della somministrazione dai comparti industriali verso settori come turismo e servizi. Questo ci interroga sulla qualità del lavoro che si sta consolidando: più flessibile, più frammentato, meno stabile».
Per la sigla il nodo non è demonizzare lo strumento, ma «contrastarne l’uso strutturale e sostitutivo del lavoro stabile. Servono percorsi di stabilizzazione, più tutele reali e un confronto serio con le imprese su come si governa la flessibilità. Perché dietro i numeri ci sono persone che lavorano ogni giorno e che hanno diritto a prospettive certe, non a essere la variabile di aggiustamento del sistema produttivo».