Parcheggi, sicurezza, chiusura di negozi e burocrazia i nodi da sciogliere. Questi i punti fondamentali trattati dall’Osservatorio congiunturale di Confcommercio Bergamo, che fotografa il rapporto tra imprese e territorio. Per quasi 8 imprenditori su 10 è prioritaria una maggiore collaborazione tra pubblico e privato.
Il 52,4 per cento delle imprese bergamasche considera l’area in cui opera attrattiva. Ma l’altra faccia della medaglia parla chiaro: il restante 47,6 per cento ha un giudizio negativo sul proprio territorio. La nuova indagine, condotta da Format Research su un campione rappresentativo di 700 imprese della provincia, intervistate nel marzo 2026, è dedicata al rapporto tra imprese e centri urbani.
Un’attrattività divisa a metà, con il centro che regge meglio
Negli ultimi tre anni (2023-2025, con i primi mesi del 2026) il quadro è rimasto sostanzialmente fermo per il 60,2 per cento degli intervistati. Ma quasi un’impresa su quattro (24,6 per cento) percepisce un peggioramento, contro solo il 15,2 per cento che registra un miglioramento. Le aree extraurbane soffrono di più: il 25,9 per cento delle imprese periferiche segnala una perdita di attrattività, la quota più alta tra tutte le zone. Tra i settori, i pubblici esercizi e il turismo sono quelli più critici: rispettivamente il 27,9 per cento e il 26,8 per cento vedono peggiorare il proprio territorio, contro una media complessiva del 24,6 per cento.
Guardando alla localizzazione, il centro cittadino di Bergamo mostra una distribuzione più equilibrata: il 37,7 per cento delle imprese del centro assegna voti negativi all’attrattività della propria zona (0-6), il 33,4 per cento voti medi (7-8) e il 28,9 per cento voti alti (9-10). Nei quartieri urbani e nelle aree extraurbane o periferiche, invece, il sentiment negativo sale oltre il 52 per cento, con valori che si specchiano in modo pressoché identico in entrambe le zone.
Tra chi ha visto il territorio peggiorare, la principale causa è imputata alla chiusura di attività commerciali nell’area (47,6 per cento), segue l’accessibilità e il sistema dei parcheggi ( 34,7 per cento). Tra le altre voci il livello di sicurezza percepita ( 28,8 per cento), politiche urbane penalizzanti (28,6 per cento), trasporto pubblico (24,7 per cento). In particolare, nel centro cittadino la priorità va alle politiche urbane e ai parcheggi; nei quartieri urbani pesano le chiusure e la sicurezza; nelle aree periferiche sono il trasporto pubblico e l’accessibilità a fare la differenza.
Tra le imprese che invece hanno visto migliorare la propria area, a fare la differenza sono stati principalmente eventi e iniziative attrattive (31,8 per cento), diversificazione dell’offerta commerciale (27,3 per cento), migliore accessibilità e parcheggi (24,5 per cento). Anche la sicurezza gioca un ruolo importante (19,2 per cento) come la mobilità (18,2 per cento). Seguono, a distanza, la riqualificazione urbana (9,1 per cento), oltre alle politiche urbane favorevoli (9,1 per cento).
Il territorio conta: per più di 6 imprese su 10 incide sul business
Il 62,7 per cento delle imprese ritiene che il contesto territoriale abbia un’incidenza medio-alta sulla propria performance aziendale, con il 22,3 per cento che la giudica determinante. Un dato che cresce tra le imprese turistiche (22,5 per cento) e tra quelle di medie dimensioni (22,8 per cento). Per il commercio il contesto incide in modo significativo per il 20,5 per cento (abbastanza significativo per il 39,8 per cento), percentuale che cresce per il commercio non alimentare: lo shopping ne è influenzato in modo significativo per il 21,3 per cento (abbastanza significativo per il 41 per cento). Per i pubblici esercizi, che vivono sul passaggio e sull’attrattività dell’area, il contesto territoriale incide in modo significativo per il 19,1 per cento (abbastanza per il 40,2 per cento).
Nei servizi l’impatto è molto significativo per il 21,9 per cento (servizi alle imprese) e per il 21,8 per cento (servizi alle imprese); simile la valutazione dell’incidenza del contesto sulle performance: abbastanza significativo per il 40,7 per cento (servizi alle imprese) e 40,5 per cento (servizi alle persone). Quanto alle dimensioni d’impresa l’incidenza è molto significativa per le imprese medie, tra i 9 e i 49 addetti, con il 22,8 per cento; seguono le imprese più strutturate con il 21,9 per cento e quelle più piccole, con il 19,9 per cento.
La fiducia nelle politiche pubbliche di valorizzazione urbana resta tiepida. Solo il 14,3 per cento delle imprese le giudica molto efficaci. Il 36,2 per cento le trova “abbastanza” efficaci, ma il 35,7 per cento le valuta “poco” efficaci e l’11,2 per cento “per nulla” efficaci. Le imprese hanno le idee chiare su cosa chiedono alle amministrazioni comunali. In cima alla lista, per il 53,2 per cento delle imprese del terziario, la riduzione
degli oneri burocratici e l’invito a semplificare le procedure. Segue, con il 46,8 per cento delle richieste, l’intervento su viabilità, accessibilità e parcheggi. Seguono la promozione di eventi culturali (44,5 per cento), il sostegno all’apertura di nuove attività e il mantenimento di quelle esistenti (44,3 per cento), la riqualificazione degli spazi pubblici (39,9 per cento), la collaborazione con imprese e associazioni nella progettazione delle iniziative (29,1 per cento) e il miglioramento della sicurezza e presidio del territorio (27,7 per cento).
Quasi 8 imprese su 10 (78,8 per cento) considerano prioritario (per il 31,3 per cento urgente) un maggiore impegno condiviso tra le imprese e le istituzioni e associazioni di categoria per rafforzare l’attrattività del territorio. Un segnale forte di disponibilità al dialogo e alla co-progettazione.
Alle associazioni di categoria, le imprese chiedono in particolare: consulenza e supporto su bandi e strategie di mercato (43,3 per cento), maggiore rappresentanza istituzionale (34,9 per cento), organizzazione di eventi (27 per cento) e promozione del dialogo con le amministrazioni locali (21,3 per cento). Seguono la promozione di campagne di marketing territoriale (20,6 per cento) e la creazione di reti d’impresa e partnership locali (19,9 per cento).