Sia che siate partiti per le vacanze, sia che siate ancora alle prese con il lavoro, ve ne sarete accorti: il prezzo del carburante è in continua ascesa. Una salita iniziata ormai a inizio luglio e che non accenna a rallentare.
Lo dicono i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy: al 22 luglio, il prezzo medio di benzina e gasolio in modalità self (la più vantaggiosa) in Lombardia era rispettivamente di 1,941 e 2,120 euro al litro. Appena il giorno prima i prezzi erano di 1,934 e 2,104 euro al litro. Il 5 luglio sia la verde che il diesel erano sotto l’1,9 euro al litro.
Che belli i tempi pre-guerra…
Le rinnovate tensioni in Medio Oriente hanno riacceso la corsa, purtroppo. E questo dopo che sono scaduti anche i tagli alle accise decisi dal governo, il cui ultimo provvedimento è stato valido fino al 4 luglio. Tradotto: ogni qualvolta ci fermiamo a un distributore, ripartiamo con il portafogli molto più vuoto. E ci scende una lacrimuccia a pensare ai giorni di fine febbraio, prima che Stati Uniti e Israele decidessero di bombardare I’Iran e lo Stretto di Hormuz venisse chiuso al traffico: allora si pagava, per la benzina, meno 1,660 euro al litro e per il gasolio meno di 1,720 euro al litro.
Negli ultimi mesi, il gasolio è costato più di oggi solo a metà aprile, la benzina invece a fine maggio. Ma la sensazione è che ben presto quei picchi verranno raggiunti e probabilmente superati.
Le richiesta al governo
In una situazione di questo tipo, le associazioni dei consumatori chiedono a gran voce che il governo intervenga nuovamente: «Tutti i prezzi di oggi, benzina e gasolio, autostrade e rete stradale, sono superiori a quelli del 18 marzo 2026 – afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori -, cioè quando il governo varò il primo decreto legge che ridusse le accise di 20 centesimi, 24,4 con l’Iva al 22 per cento. Cosa aspetta ora a intervenire? Non solo sta violando le sue promesse elettorali, ma sottovaluta anche il problema dell’inflazione».
Sul tema si è fatto sentire anche il senatore bergamasco Antonio Misiani, uomo dei conti del Pd, che ha parlato di «una tassa occulta sulle ferie, pagata da chi non ha alternative all’automobile per andare al mare o al lavoro. E il governo che fa? Parla ossessivamente d’altro: legge elettorale, legittima difesa e via elencando».
Misiani ha poi aggiunto: «Alla pompa di benzina non si paga in slogan, e nemmeno in propaganda. Al governo chiediamo due cose molto concrete (…)