Il mercato dei buoni pasto nella provincia di Bergamo vale quasi 70 milioni di euro e coinvolge oltre 52 mila lavoratori dipendenti. È il bilancio stimato da Confcommercio, alla luce della Legge di Bilancio che ha esteso la deducibilità dei buoni pasto elettronici, aumentata da 8 a 10 euro per ogni buono giornaliero dal 1° gennaio 2026. La soglia rimane invariata, 4 euro, per i buoni cartacei.
I dati relativi ai buoni pasto in Bergamasca
Confcommercio Bergamo fa il punto sul mercato complessivo dei buoni pasto, che sta attraversando una trasformazione profonda. Secondo le stime, basate su dati Istat e Fipe (Federazione Italiana Pubblici Esercizi), sono circa 52.443 i lavoratori bergamaschi beneficiari di buoni pasto, con un valore medio annuo di 1.327 euro a dipendente (5,90 euro per ciascuno dei 225 giorni lavorativi), inferiore alla media nazionale di 1.507 euro.
Questa differenza è imputabile alla minore concentrazione di uffici pubblici e grandi imprese rispetto alle grandi aree metropolitane. Di contro, il numero dei beneficiari è in aumento, trainato soprattutto dal settore privato (che vale 3 miliardi a livello nazionale, con una crescita del +36,7 per cento nell’ultimo triennio), grazie alla maggiore diffusione del welfare aziendale.
La vera rivoluzione riguarda le modalità di spesa di ticket e voucher. Negli ultimi cinque anni anche a Bergamo si è assistito a uno spostamento significativo dall’utilizzo dai pubblici esercizi – il classico bar a due passi da uffici e aziende – ai negozi di alimentari e grande distribuzione.
La spesa nei bar e ristoranti è crollata da 52,7 a 38,3 milioni di euro (con una perdita di 14,4 milioni, pari a -37,6 per cento), mentre quella in alimentari e gdo è quasi raddoppiata, passando da 17,6 a 31,3 milioni di euro (+77,8 per cento). Attualmente la ripartizione vede il 55 per cento della spesa nei pubblici esercizi e il 45 per cento nella distribuzione alimentare.
Meno attività ed esercizi accettano, però, i buoni pasto
Parallelamente, il numero di esercizi che accettano buoni pasto in provincia di Bergamo si è ridotto a 640 unità, con un calo di 190 attività (-20,5 per cento) in cinque anni. Il settore più colpito è quello di bar e gelaterie, con 160 esercizi in meno accettatori (-34 per cento). In controtendenza supermercati e market: accettano buoni pasto 50 insegne in più ( per una crescita del 45,5 per cento) grazie anche all’espansione della media distribuzione.
«Le commissioni elevate, il passaggio al buono elettronico e i costi amministrativi della gestione digitale hanno accelerato l’uscita di bar e piccole insegne a favore di quelle più strutturate, portando alla chiusura di molti esercizi che da sempre puntavano sulla pausa pranzo», commenta Diego Rodeschini, presidente del Gruppo Bar, Gelaterie e Pasticcerie Confcommercio Bergamo.
La svolta normativa è arrivata solo dopo anni difficili. «Il mercato dei buoni pasto era sull’orlo del collasso già prima della pandemia, come dimostra il fallimento di QuiGroup Spa nel 2018 con un passivo di 393 milioni di euro rimasto sulle spalle degli esercenti», spiega Oscar Fusini, direttore Confcommercio Bergamo.
Fusini snocciola alcuni dati: «Nell’ultima ricerca Fipe, le commissioni medie applicate dalle società emettitrici raggiungono il 16,78 per cento nel settore pubblico e l’11,1 per cento in quello privato, con punte fino al 18 per cento. La normativa introdotta dal 2022 ha rappresentato una svolta storica. Il Decreto Aiuti (Dl 50/2022) ha introdotto il tetto del 5 per cento sulle commissioni per il settore pubblico, consentendo un risparmio di circa 134 milioni di euro a carico degli esercenti, nella sola gara Consip. La Legge Concorrenza 2023 (L. 193/2024) ha esteso lo stesso tetto massimo al settore privato, con piena applicazione dal 1° settembre 2025».
Ora, dopo la battaglia sindacale di Fipe, il sistema sembra tornato su binari di sostenibilità economica. «Restano però ancora criticità sui costi di installazione e gestione dei Pos multi-emettitori che, secondo studi Fipe, possono gravare sui costi per un ulteriore 3 per cento annuo, tra configurazione e commissioni, sommati alle commissioni richieste dalle società emettitrici (fissate da settembre 2025 al 5 per cento)». La nuova legge di Bilancio con le agevolazioni per i buoni elettronici, segnerà un ulteriore crollo ai blocchetti cartacei.