Ha già quasi 14 anni, ma lo conoscono in pochi: si tratta del “conto di base”, uno strumento pensato per i risparmiatori più vulnerabili, ma ancora poco diffuso nel nostro Paese, nonostante non siano pochi i profili di possibili clienti. A segnalarlo è Cisl Bergamo, che spiega: a Bergamo, sono soltanto 3500 i profili attivi.
In provincia potrebbero beneficiarne più di 10 mila
Non tutti i consumatori sanno di avere diritto al conto di base, se ne ricorrono le condizioni. Si tratta di un tipo di conto corrente (o conto di pagamento) che generalmente costa meno di un conto tradizionale, è gratuito per le persone con reddito basso e può essere particolarmente utile quando si hanno esigenze di gestione del denaro semplici come quelle legate a pagamenti e prelievi per le attività correnti.
Il conto di base è ancora poco diffuso nel nostro Paese se si pensa che, a fronte di oltre sette milioni di residenti che potrebbero potenzialmente ottenerlo gratuitamente, i conti di base attivi a fine 2025 in Italia erano circa 180 mila. Il conto di base ha un canone agevolato e per alcuni clienti è gratuito. Hanno diritto a non pagare il canone due tipologie di consumatori: coloro che hanno un Isee inferiore a 11.600 euro e i pensionati con reddito lordo inferiore a 18 mila euro. Anche la chiusura del conto di base è gratuita: tuttavia, se si supera il numero massimo di operazioni previste, si deve pagare per ciascuna azione aggiuntiva.
A Bergamo e provincia, i conti di base attivi sono circa 3500, nonostante i contribuenti con reddito sotto i 10 mila euro siano 148.892 e quelli da 10 mila a 15 mila euro 76.609. Inoltre, i pensionati con reddito inferiore a 18 mila euro sono indicativamente 130 mila. Per questo, spiega Cisl Bergamo, la Banca d’Italia ha deciso di chiedere alle banche di promuoverne la diffusione nel rispetto della legge e dello spirito di inclusione finanziaria che caratterizza il prodotto pubblicando sul proprio sito una comunicazione sul conto di base.
Le banche saranno obbligate a proporlo
Bankitalia nei mesi scorsi ha effettuato un’indagine e Carlo Piarulli, bergamasco, capo dipartimento credito di Adiconsum Nazionale, ne è stato protagonista. «Tutti i cittadini nell’area Ue devono avere la possibilità di accedere ad un conto di pagamento – sostiene Piarulli – che permetta loro di essere inclusi finanziariamente. E così sono state individuate delle operazioni che devono essere garantite a tutti, a costi ragionevoli, se non gratuitamente, per i soggetti più vulnerabili. Il conto di base deve includere carta di debito, operazioni di base (accrediti, addebiti, prelievi Atm, 3 bonifici Sepa/mese inclusi, estratto conto elettronico) e non può essere rifiutato dalla banca a meno di rischi di riciclaggio».
«La segnalazione di Bankitalia – prosegue – arriva a proposito, perché in questi ultimi mesi in Adiconsum sono arrivate segnalazioni di risparmiatori che, per vari motivi, si sono visti negare apertura e trasferimento, oppure sono stati pretesi costi oltre quelli stabiliti dalle norme. Nell’eventualità di rifiuto da parte della banca, si può contestare personalmente o attraverso gli sportelli di Adiconsum sul territorio, inviando alla banca un reclamo, presentando un esposto alla Banca d’Italia o ricorrendo all’Arbitro Bancario Finanziario».
Le banche, secondo quanto previsto da Bankitalia, sono obbligate a proporre il conto di base a chiunque ne abbia i requisiti e soggiorni legalmente in Italia o nella Ue, compresi i richiedenti asilo e le persone senza fissa dimora. Ci sono comunque dei casi in cui le banche possono respingere la loro richiesta: ad esempio a chi possiede già un conto corrente, a chi non soggiorna legalmente in Italia e a chi intende usare il conto per la propria attività imprenditoriale (è riservato alle persone fisiche).
Entro il 30 novembre 2026, le banche e gli intermediari dovranno verificare al loro interno che tutto funzioni correttamente, dalle procedure interne al rapporto con i clienti, e rimuovere gli ostacoli che possono ancora rendere difficile aprire un conto di base. Dovranno inoltre preparare un documento che riassuma i risultati delle verifiche, gli eventuali problemi riscontrati e le soluzioni adottate. Se al 30 novembre ci saranno ancora carenze, dovranno essere comunicate alla Banca d’Italia insieme a un piano di interventi correttivi.