Divario salariale

Contratti pirata, l’allarme della Cgil: a Bergamo paghe inferiori fino al 35 per cento

Circa 19 mila lavoratori della provincia subiscono già accordi con tutele e stipendi ridotti. Commercio e turismo i settori più colpiti

Contratti pirata, l’allarme della Cgil: a Bergamo paghe inferiori fino al 35 per cento

Cgil Bergamo ha lanciato un duro monito contro la proposta del Governo di equiparare i contratti collettivi più rappresentativi a quelli più applicati. Secondo il sindacato di via Garibaldi, questa mossa rischierebbe di legittimare definitivamente il “dumping” contrattuale, aprendo così la strada a sigle sindacali con ridotta entità disposte a firmare accordi al ribasso.

Il timore principale riguarda la frammentazione del sistema di rappresentanza, che finirebbe per erodere le tutele storiche garantite dai sindacati confederali e per penalizzare i diritti normativi e salari di migliaia di addetti sul territorio bergamasco.

I numeri del fenomeno e i settori a rischio

Nonostante la provincia di Bergamo vanti un’ottima tenuta dei contratti nazionali tradizionali (coprendo il 94,6% dei lavoratori privati), esiste una zona grigia che coinvolge circa 19mila persone. I settori più esposti sono il commercio, il turismo e la vigilanza privata, con casi evidenti anche nelle aree dello shopping, come via XX Settembre in centro città e il centro commerciale Oriocenter a Orio al Serio.

Nicholas Pezzè, segretario della Filmcams Cgil, sottolinea come un lavoratore sotto “contratto pirata” possa arrivare a percepire tra il 30 e il 35 per cento in meno rispetto ai colleghi, con paghe base ridotte del 25 per cento e l’assenza di benefici standard come la quattordicesima o le maggiorazioni festive.

Battaglia legale e richiamo alla Costituzione

Per contrastare questa deriva, l’Ufficio vertenze della Cgil ha intensificato i ricorsi legali, impugnando la validità di questi accordi davanti ai giudici del lavoro. La strategia sindacale si fonda sull’articolo 36 della Costituzione, che sancisce il diritto a una retribuzione proporzionata e dignitosa.

Quando i contratti siglati da organizzazioni minori scendono sotto la soglia di sussistenza, il sindacato chiede ai magistrati di disapplicarli, imponendo il riallineamento dei salari ai parametri dei contratti collettivi nazionali (Ccnl) più rappresentativi, garantendo così parità di trattamento tra i lavoratori dello stesso comparto.