Quando si dice parlar chiaro. Il nuovo presidente di Promoberg Paolo Agnelli si è presentato nella mattina di venerdì 15 maggio alla stampa con idee molto precise per il rilancio e lo sviluppo della Fiera di Bergamo.
Fresco di nomina, ratificata in un cda lampo tenutosi ieri, Agnelli ha presentato le linee guida del suo mandato che assomigliano tanto a una “rivoluzione” nel modo di gestire la società di promozione fieristica e la fiera stessa.
Addio impronta associativa. Arriva la gestione manageriale

«L’impronta non sarà più associativa, ma manageriale» ha tenuto a precisare il nuovo presidente, imprenditore e patron del noto gruppo dell’alluminio. «Lavorerò per rafforzare e incrementare le sinergie con l’intero tessuto produttivo e lo farò secondo logiche e strategie aziendali, di stampo e marca manageriale, uscendo così dagli schemi meramente associativi ma ricalcando un metodo industriale».
La Fiera, ha aggiunto, «non è solo un luogo fisico di incontro, ma un acceleratore di business ibrido, fisico e digitale. L’indotto dovrà così coinvolgere direttamente l’intero sistema produttivo, con una particolare attenzione a nuove filiere come, ad esempio, quello della gomma e dell’alluminio e della strumentazione medicale. Solo l’apertura significativa e l’investimento su manifestazioni legate ai principi del B2B potranno garantire un futuro solido al nostro polo fieristico».
Internazionalizzazione e nuovi padiglioni
Lo sguardo internazionale sarà uno dei pilastri fondamentali del suo mandato, ha detto il presidente, «sulla scia degli accordi già in essere con i grandi player del settore fieristico come Koelnmesse di Colonia e BolognaFiere. L’obiettivo di queste partnership sarà quello di posizionare la Fiera di Bergamo come strumento di politica industriale, permettendole di dialogare ad armi pari con i colossi del mercato globale».
Di qui la necessità uno sviluppo, anche fisico, dei padiglioni. «Regione Lombardia sta valutando un masterplan che verte al raddoppio degli attuali spazi fieristici. Un importante ampliamento che raddoppierà la superficie espositiva coperta da 13.000 a 26.000 metri quadrati, confermando l’investimento sul territorio con un masterplan di 45 milioni di euro».
Agnelli ha detto che intende fare sistema fra Promoberg e il tessuto economico bergamasco. Si è detto «aperto all’ascolto e alla collaborazione, a idee innovative da parte di espositori, associazioni di categoria e istituzioni. Solo lavorando in squadra possiamo superare le sfide del mercato attuale».
E a proposito di squadra, da buon manager, ha promesso una razionalizzazione delle spese e uno sguardo ai ricavi. Guarderà ai conti e anche ai ruoli del personale «per ponderare si ci sono figure in surplus o in minus. Per questo ho fatto distribuire a ciascun dipendente e collaboratore moduli da compilare per capire quali siano le mansioni di ognuno, e come migliorare la macchina organizzativa».
La questione compenso
Quanto alle sue deleghe e al suo compenso, Agnelli ha trovato «offensivo per la mia storia imprenditoriale» quanto gli era stato offerto da Confcommercio per la presidenza (diecimila euro lordi l’anno) di Promoberg. «Il compenso sarà valutato ed equiparato alla deleghe che il cda intenderà attribuirmi. Sia per la gestione ordinaria sia per quella straordinaria – ha detto -. Per evitare problemi con le associazioni sulla mia impostazione, alla prossima riunione del consiglio d’amministrazione fissato per il 20 maggio proporrò loro un protocollo d’intesa»·
Insomma, patti chiari e amicizia lunga. Agnelli vuole evitare la situazione del “mio predecessore a cui non erano state attribuite deleghe e che invece firmava, formalmente in maniera impropria, atti e documenti». Forte dell’appoggio della stragrande maggioranza degli azionisti, Agnelli ha detto che «l’impostazione associativa utilizzata fino ad ora non va bene». Il nuovo presidente intende arrivare a «un cambio di mentalità». Un sfida «per i prossimi tre anni, sempre che non decidano di mandarmi via prima» ha aggiunto con una battuta.