Il 14 marzo alle 14

I rider di nuovo in piazza a Bergamo: mobilitazione in Piazza Pontida per dire basta alla precarietà

Il sindacato: «È un passaggio fondamentale per trasformare l’attuale fase giudiziaria in un cambiamento strutturale»

I rider di nuovo in piazza a Bergamo: mobilitazione in Piazza Pontida per dire basta alla precarietà

Domani pomeriggio (sabato 14 marzo) i rider del food delivery che lavorano per le piattaforme Glovo e Deliveroo tornano in piazza a Bergamo per chiedere diritti, salari più equi e la fine della precarietà nel settore. L’appuntamento è fissato per le 14 in Piazza Pontida, dove i lavoratori che operano sulle piattaforme di consegna manifesteranno nell’ambito della mobilitazione nazionale promossa da Cgil.

Mobilitazione dei rider

A questa protesta prenderanno parte i ciclofattorini che lavorano per le piattaforme come Glovo e Deliveroo. Lo scopo della mobilitazione è quello di denunciare le condizioni di lavoro nel settore del food delivery e chiedere il superamento di un sistema che, a parer dei sindacati, continua a basarsi su forme di precarietà e compensi legati agli algoritmi delle app.

Secondo i promotori, molti rider operano con tutele limitate e compensi variabili, spesso determinati dai sistemi automatici di assegnazione degli ordini che incentivano di fatto il lavoro a cottimo.

Le richieste del sindacato

Al centro della protesta c’è la richiesta di applicare il Contratto nazionale Merci e Logistica anche ai lavoratori delle piattaforme digitali. Un passaggio che, secondo il sindacato, garantirebbe diritti fondamentali come ferie, malattia, tredicesima e maggiori tutele in materia di sicurezza sul lavoro.

La mobilitazione arriva dopo le recenti indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Milano sul settore del food delivery, che hanno riportato l’attenzione sulle condizioni di lavoro dei ciclofattorini e sul modello organizzativo delle piattaforme.

Dieci ore al giorno in strada

Dietro i numeri delle consegne ci sono storie personali segnate da lunghe giornate di lavoro e redditi incerti. È il caso di un rider di 46 anni che ogni giorno percorre le strade di Bergamo per sostenere la propria famiglia, ovvero la moglie e sette figli che vivono in Pakistan.

Il suo lavoro può arrivare fino a dieci ore al giorno, sette giorni su sette: «Bisogna accettare tutti gli ordini, indipendentemente dalla distanza o dal compenso, per evitare di restare fermi troppo a lungo» – racconta.

L’anno scorso, dopo oltre 1800 consegne effettuate, il suo account è stato bloccato poco prima di raggiungere le 2000 consegne necessarie per ottenere un bonus di 600 euro. Alla base dello stop, spiega, un ritardo burocratico nel rinnovo del permesso di soggiorno che gli ha impedito temporaneamente di lavorare.

Guadagni ridotti e nessuna sicurezza

Tra affitto, spese quotidiane e costi legati alla gestione della partita Iva, il reddito mensile di circa 1000-1200 euro lordi si riduce sensibilmente: «Quando torno a trovare la mia famiglia una volta all’anno, quel mese la paga è zero» – prosegue.

Il desiderio, racconta, è semplice: avere le stesse garanzie di qualsiasi altro lavoratore: «Vorrei ferie, malattia e la certezza di una pensione. Non posso immaginarmi ancora in strada a 70 anni».

L’obiettivo: cambiare il sistema

A dare una spiegazione è Ayman Bourrai, di Nidil Cgil, il quale ha detto: «La mobilitazione di sabato rappresenta un passaggio fondamentale per trasformare l’attuale fase giudiziaria in un cambiamento strutturale. L’obiettivo è garantire ai ciclofattorini un salario minimo dignitoso e superare un isolamento contrattuale che oggi nega tutele essenziali dentro e fuori dal lavoro».