Economia
Dichiarazioni dei redditi

Lavoratori dipendenti, a Bergamo più precari e i giovani guadagnano fino a 15 mila euro in meno degli anziani

La richiesta del segretario Cisl locale, Corna: «Estendere i Contratti nazionali a tutti i lavoratori, evitando strumentalizzazioni»

Lavoratori dipendenti, a Bergamo più precari e i giovani guadagnano fino a 15 mila euro in meno degli anziani
Economia Bergamo, 18 Luglio 2022 ore 16:54

Ci sono quasi quindicimila euro di differenza tra gli stipendi di lavoratori anziani e nuovi entrati, e anche il numero di questi ultimi è decisamente squilibrato se si pensa alla tenuta dei conti previdenziali. È quanto emerso dall’analisi dei dati del Caf della Cisl di Bergamo, resa nota oggi (lunedì 18 luglio), che permette di scattare una fotografia della forza lavoro provinciale. La quale, al momento, «non consente di guardare con entusiasmi particolari all’avvenire» secondo la sigla sindacale.

Per Francesco Corna, segretario generale Cisl di Bergamo, «la crescita dell’inflazione rischia di far deragliare il treno della ripresa e di creare fratture profonde nel Paese». Per contrastarne gli effetti il sindacato rifiuta però «soluzioni demagogiche come il salario minimo», sostenendo come invece occorra «affrontare il tema del lavoro povero, e la strada migliore è quella che mira a estendere il trattamento economico dei contratti maggiormente applicati a tutti i lavoratori. Soprattutto con una politica di accoglienza al lavoro nei confronti dei giovani, troppo spesso parcheggiati in contratti temporanei, con poche ore e quindi bassi stipendi, quando non sono collaborazioni o finti stage».

I dati 2022 fanno riferimento alle dichiarazioni dei redditi già inviate all’Agenzia delle Entrate al 7 luglio: si tratta di quelli di lavoro dipendente, assoggettati a Irpef ordinaria, quindi senza premi detassati o soggetti a imposta sostitutiva, ovvero l’80 per cento del totale dei dipendenti. Già l’Istat, nel suo Rapporto annuale 2022, indicava come le trasformazioni del mercato del lavoro abbiano portato a una decisa diminuzione del lavoro standard, cioè di quello con contratti a tempo indeterminato e degli autonomi con dipendenti, entrambi con orario a tempo pieno. Nel 2021 queste modalità di lavoro hanno riguardato il 59,5 per cento del totale degli occupati e i dati sulle dichiarazioni fiscali sembrano avallarlo anche per la provincia di Bergamo. Ciò va a ripercuotersi sui lavoratori più giovani.

Nel 2019, il reddito medio di un lavoratore nato tra il 1953 e il 1969 è stato di quasi 28 mila euro; 24.253 tra il ’70 e il '90, poco più di diciassettemila per i venti/trentenni e 8.310 per chi è nato dopo il 2000. L’anno successivo i dati non si sono discostati di molto: 26.800 nella “prima fascia” (forse anche a opera della tanta cassa fatta per il Covid), 23.344 per i 30/50enni, quasi diciassettemila per i nati dal '90 al '99 e sotto i diecimila per i ventenni. Nel 2021, grazie anche alla ripresa dell’occupazione, ma trainata dal forte aumento dei contratti a tempo determinato, la fascia più giovane ha incrementato la propria ricchezza arrivando a quota 11.128 euro, ma sempre contro i 27 mila dei sessantenni, i 24.500 dei cinquantenni e i diciottomila dei trentenni. Lo scostamento dei redditi tra 2019 e 2020 è lieve per la fascia 1991-1999, «probabilmente perché essendo redditi più bassi i massimali di Cig, molto pesanti nelle altre fasce, hanno inciso di meno».

Il tessuto occupazionale del territorio bergamasco è profondamente vecchio (il 91 per cento dei dipendenti nel 2019 era nato tra il '53 e il '90, percentuale appena diminuita nel 2020, 88 per cento), con seri problemi per la tenuta previdenziale. L’Istat dice ancora che sono lavoratori non standard il 39,7 per cento degli occupati under 35, il 34,3 per cento dei lavoratori stranieri, il 28,4 per cento delle lavoratrici e il 24,9 per cento degli occupati con licenza media. La quota di lavoratori non standard raggiunge il 47,2 per cento tra le donne sotto i 35 anni e il 41,8 per cento tra le straniere. Secondo una proiezione fatta dall’Osservatorio Cisl di Bergamo, in circa 30 mila famiglie orobiche è presente almeno un occupato non standard e in poco più di 10 mila è l’unico occupato.

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