Il fenomeno del lavoro povero in provincia di Bergamo coinvolge circa 55mila persone, tra dipendenti e lavoratori atipici, che faticano a superare la soglia di povertà con retribuzioni spesso di poco superiori ai mille euro netti mensili. La situazione riguarda non solo i rider, ma anche lavoratori dell’edilizia, della ricettività alberghiera e occupati con contratti precari. Un problema che si riverbera nel tessuto economico e sociale della provincia, con cause che vanno oltre la semplice crisi economica, tra cui spiccano i contratti pirata e l’assenza di controlli adeguati.
I dati e le testimonianze
Come riporta L’Eco di Bergamo, secondo delle recenti stime circa 15mila lavoratori dipendenti a Bergamo, pur lavorando tutto l’anno, percepiscono retribuzioni di circa 15mila euro lordi all’anno, arrivando a fatica ai mille euro netti mensili. A questi si aggiungono circa 24mila lavoratori in somministrazione e 16mila intermittenti, spesso con stipendi insufficienti per una vita dignitosa. La Cisl bergamasca, sulla base dei redditi dichiarati, aveva stimato già l’anno scorso oltre 50mila lavoratori poveri, cifra che si avvicina al 12% degli occupati in Lombardia, dove aree come la ricettività e l’edilizia sono particolarmente colpite.
Cause principali
Le cause di questa situazione sono riconducibili principalmente ai contratti pirata, accordi collettivi firmati da sigle sindacali e imprese minoritarie che spesso abbassano i costi del lavoro, creando un mercato del lavoro “al ribasso” e una concorrenza sleale. Questi contratti, riconosciuti legalmente, favoriscono buste paga misere e pratiche di dumping che penalizzano chi rispetta le regole. La mancanza di controlli efficaci e di normative nazionali adeguate permette che queste situazioni si perpetuino.
Il ruolo di istituzioni e leggi
Gli esperti e i sindacalisti sottolineano la necessità di interventi normativi più stringenti. Marco Toscano della Cgil evidenzia l’urgenza di una legge sulla rappresentanza che elimini i contratti pirata e di un salario minimo che garantisca dignità ai lavoratori. Francesco Corna della Cisl ha segnalato come molte imprese, spesso false cooperative, sfruttino il sistema e spariscano dopo aver ridotto i costi, lasciando i lavoratori in condizioni di precarietà. La carenza di ispettori del lavoro e di controlli efficaci è un ulteriore ostacolo alla lotta contro le forme di sfruttamento.
Lavoro a 360 gradi e sfide future
La questione del lavoro povero non riguarda solo le retribuzioni, ma anche la qualità dell’impiego e la produttività. Secondo i sindacati, la stagnazione della produttività italiana da oltre vent’anni e la mancanza di politiche industriali mirate rappresentano sfide fondamentali.