La mobilitazione

Reggiani Macchine, scatta la procedura di licenziamento: a rischio 13 posti nello stabilimento di Comun Nuovo

La Direzione tira dritto ed esclude la cassa integrazione. Dopo lo sciopero i sindacati annunciano altre iniziative. La nota stampa dell'azienda

Reggiani Macchine, scatta la procedura di licenziamento: a rischio 13 posti nello stabilimento di Comun Nuovo

Nuova tensione sul fronte del lavoro in Bergamasca: il gruppo Efi (Electronics for imaging), multinazionale statunitense proprietaria di Reggiani Macchine Spa, ha annunciato una ristrutturazione interna, che rischia di avere pesanti conseguenze sullo stabilimento di Comun Nuovo. L’azienda ha infatti avviato una procedura di licenziamento collettivo, che potrebbe coinvolgere fino a tredici lavoratori su un totale di 151 dipendenti.

L’azienda tira dritto

La comunicazione è arrivata nei giorni scorsi e ha immediatamente acceso il confronto sindacale: nel pomeriggio di ieri, 29 gennaio, si è svolto un incontro tra la direzione aziendale, la Rsu e le organizzazioni sindacali, dal quale è emersa una posizione definita di «totale chiusura» da parte dell’azienda. Secondo quanto riferito dai sindacati, Reggiani Macchine avrebbe escluso sia il ricorso alla cassa integrazione, nonostante vi siano ancora margini di utilizzo, sia la possibilità di limitare la procedura alla sola non opposizione, confermando così l’intenzione di procedere con i licenziamenti.

Dopo lo sciopero, in arrivo mobilitazione

Una decisione che arriva in un contesto già segnato da un progressivo ridimensionamento dell’organico: «Negli ultimi tre anni Reggiani Macchine Spa ha già perso il 25 per cento dei dipendenti – sottolinea Gigi Rizzoli della Fiom-Cgil di Bergamo – un dato che rende ancora più grave e inaspettata la scelta assunta oggi dalla proprietà». Proprio per questo, la reazione sindacale è stata immediata: è stata proclamata un’ora di sciopero su tutti i turni di lavoro ed è stata convocata un’assemblea, con i lavoratori, per valutare le iniziative da mettere in campo nei prossimi giorni.

L’obiettivo dichiarato è quello di far cambiare impostazione all’azienda in vista del prossimo incontro, già fissato per il 10 febbraio: «Chiediamo soluzioni alternative ai licenziamenti unilaterali – aggiunge Rizzoli – che per noi sono inaccettabili e che respingiamo con forza, a partire dall’utilizzo degli ammortizzatori sociali ancora disponibili».

La vicenda apre interrogativi non solo sul futuro dei lavoratori coinvolti, ma anche sulla tenuta occupazionale di una realtà industriale storica del territorio, inserita in un gruppo multinazionale che guarda a logiche di riorganizzazione globale. I prossimi giorni saranno decisivi, per capire se si apriranno spazi di mediazione o se il confronto resterà su posizioni contrapposte, con il rischio di un nuovo duro colpo all’occupazione locale.

La note dell’azienda

Nella giornata di sabato 31 gennaio, la Reggiani Macchine ha inviato una nota stampa per chiarire la propria posizione. La riportiamo di seguito, in forma integrale:

Reggiani Macchine ha annunciato – durante un incontro con le OO.SS – l’intenzione di allineare il proprio modello operativo e di business alle difficoltà strutturali del mercato. Purtroppo, questo provvedimento, necessario ad assicurare la sostenibilità futura dell’azienda, non è più procrastinabile e porterà all’individuazione di esuberi in alcune posizioni lavorative presso la sede di Comun Nuovo.

Questa difficile decisione è il risultato di un’approfondita analisi del settore meccanotessile che sta affrontando negli ultimi anni una fase caratterizzata da cambiamenti strutturali significativi, legati alla forte pressione sui prezzi determinata dall’ingresso di player di matrice asiatica e all’inasprirsi dello scenario competitivo.

L’azienda, infatti, negli ultimi anni ha operato in uno scenario di fragilità globale caratterizzato da una domanda in forte contrazione nei mercati europei e parallelamente dal drastico calo delle quote di mercato in Paesi come Cina, India, Bangladesh e Pakistan dovuto all’ingresso di player di matrice asiatica nel settore. Inoltre, la politica protezionistica statunitense, ha ulteriormente aggravato la situazione che – unita all’instabilità geopolitica – rischia di frenare ulteriormente gli investimenti globali nel settore.

In questo quadro, il management dell’azienda ha provato ad implementare diverse iniziative per cercare di rilanciare la competitività del business italiano, ma gli sforzi messi in campo sono stati utili ma non sufficienti alla luce del contesto di mercato in continuo deterioramento.

Prima di giungere a questa sofferta, ma inevitabile decisione, Reggiani Macchine ha preso in considerazione tutte le alternative percorribili, oltre ad aver fatto ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, ma dopo un’approfondita analisi, ha confermato che l’opzione praticabile è, purtroppo, l’apertura di una procedura di mobilità. Siamo dispiaciuti per l’impatto che questo provvedimento avrà sui nostri lavoratori e lavoratrici di Comun Nuovo.

Siamo consapevoli della difficoltà della situazione e vogliamo assicurarvi che Reggiani Macchine si impegnerà a lavorare a stretto contatto con le Organizzazioni Sindacali, le Istituzioni e i dipendenti per supportarli durante questa fase».