Il ricordo

Cosa ci ha lasciato Sergio Invernizzi l’ultimo dei nostri grandi architetti

Cosa ci ha lasciato Sergio Invernizzi l’ultimo dei nostri grandi architetti
Eventi 30 Marzo 2019 ore 05:00

Faceva parte di una schiera di bravi architetti, Sergio Invernizzi, che se ne è andato settimana scorsa, a novantadue anni, ed è stato salutato dalla sua città lunedì pomeriggio nella chiesa parrocchiale di S. Alessandro in Colonna. Invernizzi si era laureato al Politecnico di Milano nei primi anni Cinquanta; qui aveva conosciuto anche diversi artisti legati a Brera, a cominciare dal suo amico Gian Domenico Belotti, anche lui architetto, che tuttavia prima di iscriversi all’università aveva frequentato l’accademia d’arte milanese. L’attenzione per le arti figurative è sempre rimasta viva in Invernizzi. Ricorda il figlio Matteo, anche lui architetto: «Mio padre ha fatto parte di una generazione fortunata che ha lavorato dalla fine degli anni Cinquanta in avanti, nel tempo della ricostruzione, un periodo di idee, di effervescenza anche architettonica, culturale. Mio padre si riconosceva nella scuola razionalista, Le Corbusier era il suo faro. Bergamo in quegli anni ebbe tanti validi architetti: Tito Spini, Sandro Angelini, Sergio Crotti, Andrea Tosi, Vito Sonzogni, Beppino Gambirasio e diversi altri. Se a Milano c’erano i grandi nomi, le star, a Bergamo avevamo comunque una qualità media più elevata, nessuna archistar, come si dice oggi, ma tanti professionisti di valore».

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Sergio, subito nei primi anni di lavoro, aveva sposato Ornella Venier, venuta a mancare un anno e mezzo fa, e con lei aveva vissuto nella casa di famiglia di via Garibaldi; Sergio e Ornella hanno avuto tre figli, Matteo, Barbara e Rocco. Il lavoro di Invernizzi è sempre stato caratterizzato da uno stile rigoroso, asciutto, molto attento al disegno, ma anche al dettaglio, ai materiali, «all’esibizione…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 11 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 4 aprile. In versione digitale, qui.

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