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Che delusione non vedere nessuno alla Gamec per la mostra Black Hole

Che delusione non vedere nessuno alla Gamec per la mostra Black Hole
Eventi 20 Novembre 2018 ore 04:00

È da poco passato mezzogiorno di una piovosa domenica di novembre, le strade si sono svuotate dopo la solita vivace sarabanda dovuta all’imminente partita dell’Atalanta. Entro alla Galleria d’Arte Contemporanea per visitare la mostra Black Hole: Arte e matericità tra informe e invisibile. L’atrio è vuoto, solo un bambino e un papà si attardano intorno a una grande scultura di legno. Giocano con questa sorta di grande imbuto, facendo vorticare palline colorate di varie dimensioni, che si inseguono creando un’armonia di rumore e colore, per poi finire in un grande buco nero centrale. Di lì a poco scoprirò che la scultura è in realtà una “buca gravitazionale”, che mette in pratica i principi della teoria della gravità di Albert Einstein e che è stata messa a disposizione dall’Agenzia Spaziale Italiana. Ma questo è il primo e ultimo incontro che farò, perché, nonostante le cinquemila presenze registrate fino a oggi e i numerosi gruppi, circa cento, che hanno prenotato la visita, durante tutto il percorso espositivo (un’ora e mezza circa), mi sono aggirata tra le opere, di sala in sala, senza incontrare nessun altro visitatore. Eppure è una mostra molto interessante, con opere di Fontana, Burri, Christo, Baj, Giacometti e persino di Rodin. Un vero peccato, soprattutto considerando che la scorsa settimana a Roma avevo sgomitato in fila per quasi due ore, anche qui sotto la pioggia, per accedere a una mostra su Pollock al Vittoriano, che nulla ha da invidiare a questa, anzi.

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Questo evento espositivo, che mette a confronto il mondo dell’Arte con quello della Scienza, è il primo di tre appuntamenti di un ambizioso ciclo dedicato al tema della materia e si articola in tre sezioni: “Informe”, “Materia”, “Invisibile”. Il progetto, ideato da Lorenzo Giusti e sviluppato con Sara Fumagalli, si avvale della consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e della partecipazione di BergamoScienza. Salgo al secondo piano e il viaggio comincia alla scoperta della sezione “Informe”. Seguo una dettagliata ma illuminante guida cartacea che ha il pregio di illustrare le opere esposte, contraddistinte solo da un numero identificativo. Una scelta che ho molto apprezzato e che ha evitato di disturbare con scritte o cartelli il colpo d’occhio sulle opere. Mi faccio trasportare in un atmosfera dove non esiste la rappresentazione del mondo così com’è, ma dove è subito chiara la ricerca della creazione. Gli artisti hanno utilizzato materiali, a volte anche inusuali, per il loro valore…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 11 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 22 novembre. In versione digitale, qui.

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