Consigli di viaggio per i nerazzurri

Visto che l’Atalanta va a Colchester andiamoci pure noi (nei posti giusti)

Visto che l’Atalanta va a Colchester andiamoci pure noi (nei posti giusti)
24 Luglio 2019 ore 09:10
Foto in apertura: Community Stadium di Colchester

 

Dici Champions League, dici ritiro in Inghilterra, dici avversari di Premier e hai detto tutto. Perché poi dici Colchester. Colchester? E dove diamine si trova Colchester, base d’appoggio della seconda fase del ritiro dell’Atalanta? E, soprattutto, c’è del calcio a Colchester? Prime risposte da spendersi al bar. Geografia: sud-est dell’Inghilterra, contea dell’Essex, regione East Anglia. Storia: è la più antica città inglese, fondata dai romani, nonché la prima a comparire su un testo scritto con il proprio nome latino, Camulodunum. Etimologia: tutti i toponimi inglesi che terminano in “-chester” vengono in effetti fatti derivare dal latino “castrum”, accampamento, e ai tempi la città era anche conosciuta come Colonia Claudia Victricensis. Non andiamo oltre: di lì, dopo secoli, ecco Colchester. E fin qui basta anche Wikipedia. Poi, però, per raccontarla agli appassionati nerazzurri che vi faranno tappa è forse opportuno averci vissuto un po’, dal momento che Londra fagocita tutte le realtà periferiche rendendole ignote a meno che non si tratti di studenti universitari, perché alla periferia sud-est di Colchester, in un campus eccezionale, ha sede l’Università dell’Essex.

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Chi dovesse seguire la Dea e non fare base a Londra, può raggiungere Colchester con bus diretto da Stansted, o in treno dalla capitale (partenza da Liverpool Street: la stazione centrale è Colchester North) e fare un minimo di turismo: il castello normanno e il relativo parco (vi si trova un giardino dedicato alla gemellata Imola), le rovine romane, l’ingresso – che è l’unica cosa che resta – della abbazia di St. John. Poco distanti, Mersea Island, che è famosa per le ostriche, e prati verdi ovunque, quasi ci si immergesse in un dipinto di John Constable, il quale in effetti ritraeva proprio le campagne del Suffolk, qui a due passi. Poi ci si può immergere nella quotidianità di una città inglese tradizionale, nulla a che vedere con la metropoli cosmopolita che del Paese è capitale. Questo vale anche per i pub, e qui è in effetti più facile ritrovare le atmosfere britanniche. Tappa obbligata, in questo senso, è The Bull, in Crouch Street: arredi in legno, birre alla spina a pioggia, musica dal vivo ogni weekend, mentre per gli amanti delle ale in Butt Road merita una visita The Alehouse. Entrambi sono frequentati principalmente da locali, mentre più internazionale, e meno tipica, è la fruizione di O’Neills, classica catena che non manca nemmeno qui. Nei pub e nelle tea house del centro la cucina è aperta quasi ovunque sino alle 18: per regalarsi una pie of the day o un fish and chips a pranzo non c’è orario, a patto di non inorridire nell’assistere allo spettacolo, non raro, di avventori locali che accompagnano il tutto con un cappuccino. Occhio a cercare di mangiare nei pub la sera, perché le cucine sono chiuse, e allora restano i ristoranti, gli immancabili fast food (non c’è bisogno dell’indirizzo: lasciatevi guidare dall’odore del fritto) e qualche pregevole locale in cui è possibile gustare il Sunday Roast. Per chi può uscire dal centro, il White Hart Toby Carvery di London Road, con la sua formula “all you can eat”, è l’ideale. La serata? Detto di The Bull, che preferisce i club può scegliere fra i due più noti della città, Atik e Qube.

E il calcio? Rare tracce. Il Colchester United, club di casa, è una società relativamente recente per gli standard britannici: fondato nel 1937, non è mai andato oltre la Championship, la B inglese, frequentata per l’ultima volta nella stagione 2007-2008, quando in rosa arrivò anche il 41enne Teddy Sheringham all’ultimo anno di carriera. L’ultimo reale giorno di gloria degli U’s è stato probabilmente l’8 agosto di dieci anni fa, nel 2009: prima giornata di League One, trasferta a Norwich e trionfo epico, un impronosticabile 7-1. Ebbene: quel pomeriggio l’allenatore era Paul Lambert, il quale, dieci giorni più tardi, ricevette un’offerta proprio dal Norwich City e lasciò il club dell’Essex per sedersi sulla panchina della squadra umiliata una settimana e spiccioli prima: in Italia i regolamenti federali vietano questa possibilità (un tecnico non può allenare nella stessa stagione due squadre diverse), ma in Inghilterra si può. Oggi il Colchester United si trova in League Two, quarta divisione, mentre da allora i gialloverdi sono stati anche in Premier League. La squadra si allena nella vicinissima Tiptree – paesino famoso per le marmellate – nel centro sportivo di Florence Park, e gioca le sue gare interne al Community Stadium, gioiellino da diecimila posti sorto nel 2008. Ma chi volesse fare una full immersion nel calcio inglese di nobile provincia può prendere il treno proprio verso Norwich e fare prima tappa a Ipswich, dove, a pochi metri dalla stazione, sorge Portman Road, stadio antico e di fascino con le sue statue esterne dedicate a Bobby Robson e Alf Ramsey, quest’ultimo ct dell’Inghilterra campione del mondo nel 1966. L’Ipswich Town, peraltro, riporta alla memoria un film storico, Fuga per la vittoria, al quale parteciparono una mezza dozzina di giocatori che avevano appena vinto la Coppa Uefa, come il capitano John Wark.

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Martedì 30 luglio, l’Atalanta poi sarà di scena invece proprio al Carrow Road di Norwich, altro stadio che non manca di appeal, antico e più volte ampliato, non privo di storia. Uno stadio, come quello di Ipswich e quello di Colchester, dove il campo è a pochi metri dagli spalti. Per gli atalantini, un assaggio di ciò che sarà a breve anche a Bergamo.

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