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Era il 19 agosto del 14 d.C.

Roma si è rifatta l’abito per i duemila anni di Augusto

Roma si è rifatta l’abito per i duemila anni di Augusto
Eventi 07 Agosto 2014 ore 10:10

Roma ha rispolverato i suoi monumenti, quest’anno. In occasione del bimillenario della morte di Augusto, che cade il 19 agosto, alcuni dei principali siti archeologici sono stati restaurati, rivalorizzati e rilanciati, mentre il Museo del Palatino è stato sottoposto a un ammodernamento. Il percorso espositivo, presentato martedì 5 agosto dal ministro Dario Franceschini e dalla soprintendente dei beni archeologici romani Mariarosa Barbera, sarà aperto al pubblico a partire da settembre. Proprio Mariarosa Barbera, intervistata da Marina Tomarro per Radio Vaticana, ha spiegato che sono state privilegiate «iniziative durature e di natura, direi, strutturale. Quindi, accanto a una mostra (alle Scuderie del Quirinale, ndr) abbiamo avviato – e realizzeremo entro settembre – soprattutto iniziative di restauro, di riapertura al pubblico, di ampliamento della fruizione». Il Museo Palatino è stato riallestito e rinnovato, mentre le case di Augusto e di Livia sul Palatino «si riapriranno al pubblico», rivelando «ampi settori» mai visti prima. La superficie della casa di Augusto è stata infatti raddoppiata, mentre in quella di Livia è stata allestita una struttura espositiva provvisoria. «Ci siamo poi estesi al Foro Romano, alla Basilica Giulia e qui abbiamo restaurato quello che resta della Basilica. Ci siamo estesi alle Terme di Diocleziano, dove abbiamo non soltanto riallestito una parte consistente di questo complesso, ma anche – per ritornare ad Augusto – allestito in forma stabile dei materiali e delle collezioni fondamentali dei riti religiosi dell’età augustea».Tra gli altri monumenti che hanno ricevuto le cure della Soprintendenza, ci sono anche il Mausoleo di Cecilia Metella e la Piramide Cestia, il cui restauro è stato finanziato da un mecenate giapponese. Il grande assente sarà invece il Mausoleo di Augusto, ancora sotto restauro.

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Augusto, princeps di Roma. Gaio Giulio Cesare Ottaviano era pronipote e figlio adottivo di Gaio Giulio Cesare. Quando quest’ultimo venne ucciso, nelle famose Idi di Marzo, il giovane Ottaviano lo stava aspettando per iniziare una campagna contro i Parti, in Oriente. Comprese che i disordini scoppiati a Roma subito dopo l’assassinio dello zio gli stavano offrendo un’opportunità da non sprecare: avrebbe potuto fare della repubblica qualcosa di più grande e meno fragile, se fosse stato sufficientemente abile. E lo è stato. La sconfitta che inflisse a Marco Antonio e alla regina d’Egitto Cleopatra nella battaglia di Azio (31 a.C.) non sarebbe bastata, da sola, a fare di lui il princeps di Roma. Dopo tutto, anche Cesare aveva riportato grandi vittorie, sia contro nemici esterni (i Galli), sia contro il rivale Pompeo; eppure, ciò non l’ha sottratto ai pugnali dei senatori congiurati. Ottaviano sapeva di doversi accattivare l’appoggio del Senato e del popolo dell’Urbe, e per farlo doveva mostrare il massimo rispetto per le vecchie, usurate forme costituzionali repubblicane. Il titolo di Augusto, attribuitogli proprio dal Senato nel gennaio del 27 a.C., lo eleggeva a una posizione di superiorità, rispetto agli altri magistrati, senza però concedergli formalmente il potere politico assoluto. Augusto–Ottaviano, da buon romano, sapeva che sarebbe stato controproducente eliminare, da un giorno all’altro, quelle istituzioni politiche con cui Roma era nata e cresciuta, fin dalla cacciata dei re. Egli stesso si definì dunque primus inter pares, primo tra pari: sarebbe stato superiore rispetto agli altri magistrati, non per potere politico, ma per auctoritas, o autorevolezza. Diede avvio a riforme amministrative e militari e si impegnò nella monumentalizzazione di Roma, affidato all’architetto Agrippa: dal Foro al Mausoleo augusteo, dagli acquedotti alle Terme. Grazie a lui, l’Urbe sarebbe diventata una città di marmo.

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Ricostruzione del Foro di Augusto

 

Il suo ossequio nei confronti della grandezza repubblicana si esplicò in una serie di leggi che esortavano i romani al rispetto del mos maiorum, l’antico codice su cui si basava la vita pubblica e privata. Penalizzò il celibato, introdusse incentivi per sostenere la formazione di nuovi nuclei familiari e rafforzò il culto degli dei – nel cui novero si contava anche Cesare. Il programma culturale augusteo venne accolto e appoggiato da alcuni circoli letterari, specialmente quello di Mecenate (da cui il termine “mecenatismo”). Costui sostenne l’attività di poeti come Virgilio e Orazio, che omaggiarono con le loro opere l’imperatore che aveva portato a Roma prosperità e, soprattutto, pace. L’Eneide, il poema epico virgiliano che celebra la fondazione dell’Urbe, è la più alta celebrazione letteraria che Augusto abbia ricevuto. Cantando le gesta di Enea, infatti, Virgilio canta la grandezza di Augusto stesso, che viene presentato come il successore del mitico eroe.

Quando Ottaviano morì a Nola, il 19 agosto 14 d.C., le fondamenta su cui l’impero romano si sarebbe retto per quasi cinque secoli erano state gettate. Prima di spirare, infatti, il princeps si premurò di indicare un successore, il cui compito sarebbe stato quello di raccogliere la sua eredità e continuare a governare Roma. Da imperatore.

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