Maria Francesca Tassi e Claudio Parmiggiani

Il contemporaneo antico al Museo Bernareggi

Il contemporaneo antico al Museo Bernareggi
11 Giugno 2014 ore 10:30

Si conclude oggi, 11 giugno, la mostra di Maria Francesca Tassi: 51 (11 aprile 1963) alla Casa del Pellegrino di Sotto il Monte Giovanni XXIII; sarà visibile fino al 30 settembre l’installazione Parmiggiani a San Lupo nell’ex Oratorio omonimo.

Proposti e curati dal Museo Adriano Bernareggi, i due eventi, pur molto diversi fra loro, rientrano in un progetto culturale in corso da tempo. L’intento – spiega Don Giuliano Zanchi segretario generale del Museo – non è quello di scoprire il “talento dell’ultimo quarto d’ora”, ma proporre l’arte contemporanea a partire da figure esemplari operanti sul nostro territorio o antologie di presenze attive nel panorama nazionale e internazionale e capaci di provocare domande, interrogativi.
Due gli obiettivi dell’operazione: creare maggiore familiarità tra l’arte contemporanea e il mondo cattolico, spesso refrattario (quando non apertamente ostile) alle sue manifestazioni; incrementare nella società civile la disponibilità a ospitare nomi e protagonisti dell’arte contemporanea il cui percorso non si è fino ad oggi incrociato col destino di Bergamo.

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Alla Casa del Pellegrino di Sotto il Monte Papa Giovanni XXIII, Francesca Maria Tassi presenta sculture di carta: bianche e delicate geometrie che danno origine a un immaginario sottobosco fossile, variegato e affascinante, evocazione artistica del silente servizio offerto dalla natura alla ricchezza del pianeta.
Il lavoro, molto poetico, parte dalla riflessione sull’enciclica di Papa Giovanni XXIII Pacem in Terris – promulgata l’11 aprile 1963; donde il titolo – che l’artista sceglie di interpretare soprattutto nel suo aspetto ecologista. Questo le dà modo di legare la costruzione di un mondo umano e pacifico alla rispettosa conservazione dell’equilibrio ecologico del pianeta, alla misura nello sfruttamento delle sue risorse naturali, alla limitazione dell’impatto umano sull’intero sistema organico della Terra.
La Casa del Pellegrino manifesta anche in questa occasione la volontà di arricchire la riflessione sugli spazi della devozione iniziata tempo fa con un’importante reinterpretazione degli ambienti.
È ancora Don Zanchi a suggerire il senso della mostra quando parla di “spazi inaspettati” per il pellegrino, che si trova a fare esperienza di un luogo di devozione diverso dai soliti.
La Casa di Sotto il Monte assomiglia più alla hall di un edificio civile: non ci sono le consuete file di candele e candelotti di plastica rossa, mentre l’offerta di mostre d’arte contemporanea limitate nel tempo mira a raffinare il gusto e le aspettative dei visitatori. Lavorare nella direzione dello spessore culturale chiamando artisti ad esprimersi su temi né banali né scontati legati a Papa Giovanni aiuta anche a elevare la qualità della devozione.

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Più fosca l’installazione di Claudio Parmiggiani a San Lupo. L’effetto è lucidamente perseguito, in quanto l’artista è stato interpellato proprio per la sua propensione a lavorare fuori dagli spazi canonici del museo contemporaneo e incontrare luoghi dismessi e spazi storici. Parmeggiani dialoga con l’ex Oratorio inserendovi un carico di antiche campane, per vocando una memoria del sacro costretta a rimanere muta, richiamata com’è da oggetti capaci soltanto di generare nostalgia.
Le campane imponenti, sono coperte da uno strato di polvere, interrotto solo dalle minuscole tracce del cammino notturno degli insetti. Uno dei bronzi è sospeso nel vuoto sopra la botola che un tempo ospitava l’ossario. Parmiggiani ha voluto così mettere in scena una morte del senso, la fine di una esperienza di cui la religione cattolica è stata per tanto tempo un involucro e che ora è ferma e impolverata.

Il progetto di San Lupo è iniziato nel 2007. L’ex oratorio, gestito dalla Fondazione Adriano Bernareggi si trova in via San Tomaso 7, a poche decine di metri dal Museo. L’edificio, costruito nel 1734 e recentemente restaurato, è composto da un’aula unica che si sviluppa in altezza attraverso dei matronei collegati tra loro. Nel XVIII secolo, si riunivano qui i membri della Giovanile Confraternita della Morte mentre fino all’inizio del XIX secolo fu utilizzato come cimitero e ossario della vicina chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro della Croce. Venne costruito da Ferdinando Caccia, ricordato nelle fonti settecentesche come un uomo capace di convertire luoghi abbandonati e oscuri in strutture confortevoli e di bell’aspetto, e di renderli maestosi con poco sforzo. L’edificio si presenta maestoso e dalle balconate del primo e del secondo livello è possibile abbracciare con lo sguardo l’intera aula, che ha più l’aspetto di un teatro che di un luogo sacro.
Dalla sua ristrutturazione e riapertura nel 2007 viene utilizzato dalla Fondazione Bernareggi come
sede espositiva per le installazioni di arte contemporanea.
Negli anni scorsi hanno esposto in San Lupo: Vincenzo Castella, Jannis Kounellis, Gianriccardo Piccoli, Ferrario Frères, Andrea Mastrovito, Giovanni Frangi, Barbara Bartolone.
L’installazione di Claudio Parmiggiani sarà visibile fino al 30 settembre 2014.

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