Una di queste è fatta di cartone

Cinque chiese non convenzionali (quando l’arte sacra si fa moderna)

Cinque chiese non convenzionali (quando l’arte sacra si fa moderna)
Eventi 20 Settembre 2014 ore 07:52

Perse nei boschi, destinate a un’esistenza effimera oppure dotate di mura colorate con bombolette spray. Sono alcune delle chiese più stravaganti del mondo, di cui vi proponiamo cinque esempi: dalla Germania agli Stati Uniti, fino alla lontanissima Nuova Zelanda. 

 

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Autobahm Church Siegerland, Germania. La chiesa si trova nell’area di servizio dell’autostrada A45 che collega Francoforte a Colonia (autobahn, in tedesco, significa infatti autostrada, ndr). In Germania, è la quarantesima chiesa “d’autostrada”. Consacrata e aperta alla fine di maggio 2013, il progetto è stato firmato dallo studio Schneider + Schumacher, è costato 1,3 milioni di euro, ma è stato interamente finanziato da donazioni. Schumacher ha spiegato che le stazioni di servizio sono posti di inequivocabile chiarezza: le insegne mostrano ai viaggiatori stanchi dove dirigersi per mangiare, dormire, o fare il pieno di benzina. Sono come delle città in miniatura, che tuttavia mancano di tranquillità – e di bellezza. La chiesa realizzata dallo studio Schneider + Schumacher ha voluto perciò rispondere a delle esigenze esistenziali e estetiche. È stata costruita con lastre di acciaio tagliate da una stampante 3D e dispone di un parcheggio sotterraneo. Le sue linee essenziali e le superfici spoglie costituiscono una stilizzazione delle chiese tradizionali.

 

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Friendship Baptist Church, USA. La chiesa è stata costruita all’inizio del XX secolo, a Washington D.C. Nel 2004 è stata riconosciuta come sito storico per evitare che venisse demolita e nel 2012 le sue mura esterne si sono trasformate in un magnifico murales, grazie al talento di Alex Brewer, meglio noto con lo pseudonimo di HENSE. L’artist street di Atlanta (Georgia) ha infatti ricevuto l’incarico di trasformare la chiesa, ormai non più frequentata, in un vero monumento d’arte (e per l’arte). Brewer ha così dimostrato alle persone del quartiere che non tutto ciò che è vecchio e in disuso deve per forza essere distrutto, ma può essere plasmato in nuove forme, per nuovi scopi. Il murale gigantesco è solo il primo passo di un processo che intende fare trasformare la zona sudoccidentale di Washington un collettore d’arte. Recentemente, infatti, l’edificio abbandonato che si trova esattamente dall’altra parte della strada rispetto alla chiesa è stato acquistato da un investitore che vuole farne un museo d’arte.

 

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Cardboard Cathedral, Nuova Zelanda. La costruzione è stata progettata dall’architetto giapponese Shigeru Ban, per sostituire temporaneamente la precedente cattedrale anglicana di Christchurch Central City, distrutta da un terremoto che ha colpito la città nel 2011. Si pensa che la sua fragile struttura potrà resistere – al massimo – per cinquant’anni. La sua forma a capanna indiana ( o a castello di carte, se si preferisce) è stata realizzata con 98 tubi di cartone ondulato (quello degli scatoloni, per intenderci), di uguale misura. La finestra colorata, paradossalmente, è molto più resistente della cornice in cui è stata incastonata, essendo composta da tasselli di vetro triangolari, decorati con immagini che si ispirano al rosone della cattedrale precedente.

 

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Junquillos Chapel, Cile. La piccola cappella, che una volta era un granaio, si trova in una villaggio nel sud del Cile. Gli abitanti che vi si raccolgono una volta al mese non sono mai più di cento: tanti sono i posti a sedere nella chiesa immersa nel bosco. Il progetto è stato firmato dagli architetti Claudio Baladron e Diego Grass, nel 2011. La chiesa, a una sola navata, non presenta nessuna decorazione al suo interno. La luce entra da un’enorme finestra che occupa metà della facciata dell’edificio, come una sorta di aereo, impalpabile portone. Dominano il colore chiaro del legno e le linee semplici del triangolo e del quadrato.

 

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Lego Church, Olanda. La chiesa è stata progettata da Michiel de Wit e Philip Jonker. Ad eccezione del tetto, è costituita interamente da mattoncini Lego, colorati con gli stessi cinque colori primari usati da Gizmodo, l’industria danese che fabbrica i lego. Nonostante l’edificio sia noto come Chiesa del Lego, si dovrebbe tuttavia chiamare Abontantus Gigantus: e sì, il latino lascia a desiderare, ma dopotutto siamo nella città di Enschede, Olanda.

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