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Dal 13 al 15 febbraio

All-Star Game, la tre giorni stellare

All-Star Game, la tre giorni stellare
Eventi 14 Febbraio 2015 ore 07:40

Ci siamo. Uno degli appuntamenti sportivi più attesi della stagione NBA è alle porte. All Star Weekend. Tre parole per altrettanti giorni di sport, intrattenimento e spettacolo, dove i migliori giocatori di pallacanestro a stelle e strisce si esibiscono in un funambolio di estro, glamour, divertimento e muscolarità. Il campionato si ferma e tutte le luci dei riflettori vengon puntate su una singola città statunitense che ogni anno, a rotazione, diventa terra d’approdo di atleti, campioni, wags, vip e spettacolo. Il palcoscenico prescelto per questa 64° edizione è New York, e la tre giorni (13-15 Febbraio) si svolgerà sui campi delle due squadre cittadine: il Madison Square Garden, casa dei New York Knicks; ed il Barclays Center terra dei neotrasferiti Brooklyn Nets. Come tradizione si comincia venerdì, per finire la domenica sera con la supersfida tra Est ed Ovest. Ma andiamo con ordine.

I “giochi” del venerdì. La kermesse sportiva è così strutturata: al venerdì l’evento centrale è la partita tra Rookie (1° anno) e Sophomore (2° anno), la cosiddetta Rising Star Challenge, la sfida tra le stelle emergenti. Con una novità assoluta: i giocatori saranno divisi non più in primo contro secondo anno ma in USA vs Resto del Mondo. Un formato voluto dal nuovo commissioner Adam Silver per ridare brio ad un evento che negli ultimi tempi si era tramutato in una passerella, uno show individuale di giovani giocatori desiderosi di mettersi in mostra, troppo incline all’esibizione e poco legato alla competizione. Puntando sull’orgoglio nazionale si dovrebbe avere un prodotto migliore ed una partita più avvincente. [Qui sotto in fotogallery il rooster completo delle due squadre]

Il programma del primo giorno comprende anche lo Sprint Celebrity Game, una partita amichevole tra  personaggi del mondo mediatico a stelle e strisce, artisti, celebrità e vecchie glorie della NBA. Se ne avete sentito parlare (e non siete dei fan sfegatati) è forse per la scena di qualche anno fa, divenuta poi cult nel mondo underground del web, in cui Scottie Pippen (l’alfiere di Michael Jordan nei gloriosi Bulls anni ‘90) stoppa una conclusione del tanto discusso Justin Bieber.

 

 

Il sabato caldo. Veniamo così al sabato, l’All-Star Saturday, giorno centrale, il più ricco di prove. Si parte con un evento minore (un sorta di aperitivo alle tre portate principali), il cosiddetto Shooting Star competition. Consiste in una gara di tiro tra 4 terzetti, composti da un giocatore NBA del giorno d’oggi, una vecchia gloria NBA dei tempi passati ed una giocatrice della WNBA. Particolarità della gara il dover segnare, come ultima postazione, da metacampo. Si comincia a fare sul serio con la Taco Bell Skill Challenge, una sfida d’abilità (ideata nel 2003) che consiste nello svolgere un percorso ad ostacoli, da superare nel più breve tempo possibile, in cui vengono messi alla prova tutti i fondamentali della pallacanestro [Qui sotto il tabellone delle sfide]. Patrick Beverley (HOU), Trey Burke (UTA), Jimmy Butler (CHI), Jeff Teague (ATL), Kyle Lowry (TOR), Michael Carter-Williams (PHI), Brandon Knight (MIL) e Isaiah Thomas(PHX). Anche in questo caso il formato è stato rivisto ed ampliato per promettere maggiore spettacolo. Il percorso infatti è più lungo degli anni precedenti e i giocatori scenderanno in campo non individualmente ma a coppie! [In fotogallery potete vedere il rendering con il percorso che gli atleti dovranno affrontare].

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La sfida dalla lunga distanza (e un italiano). Si prosegue con uno degli eventi classici del weekend e, forse, anche il più vicino a noi italiani: è nel secondo giorno infatti che Marco Belinelli (Bolognese dei San Antonio Spurs) cercherà di difendere il titolo di miglior tiratore da 3 punti conquistato l’anno scorso nel Three Point Shootout, la sfida dalla lunga distanza tra i migliori cecchini della Lega. Come si svolge? Cinque postazioni con un carrello da cinque palloni per ogni postazione, un minuto di tempo. Ogni canestro vale un punto, tranne che per la money ball, la palla speciale posta alla fine di ogni carrello, che ne vale due. Chi realizza più punti conquista il trofeo. Primo e unico italiano a vincere, Marco proverà a bissare il capolavoro del 2014, anche se la concorrenza sarà ancora più spietata: i suoi avversari in campionato stanno tirando tutti con percentuali migliori delle sue. Si tratta di Kyle Korver, (ATL – 52,8 %), Klay Thompson e Stephen Curry, gli “splash brothers” dei Golden State Warriors (rispettivamente 44,1 e 40,4%), JJ Redick (LAC – 43,7%), Kyre Irving (CLE – 41,1% già vincitore nel 2013), Wesley Matthews (POR – 39,8%) e James Harden (HOU – 38,9 %). Marco sta viaggiando a 38,4% di media, e per trionfare di nuovo dovrà essere «caldo come una stufa», come gridava estatico il telecronista Flavio Tranquillo mentre assisteva in diretta alla vittoria del ragazzo di San Giovanni in Persiceto.

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La gara delle schiacciate. Ultimo evento dell’All-Star Saturday è la Gara delle Schiacciate, la Slam Dunk Contest. La più attesa e spettacolare, la più aggressiva e muscolare delle competizioni. Quattro atleti si sfidano in un elogio della verticalità nella gara a chi compie schiacciata più bella. Atletismo, fantasia, stile, capacità d’esecuzione, cinetica e potenza si mescolano insieme in un unico gesto. È la gara più sentita anche perché molto USA: nel gesto di dominio fisico dell’attrezzo, dello spiccare il volo e conquistare la gravità si riflette molto del machismo della cultura afro e del Superuomo di quella americana in generale. Sentita e molto temuta: forte è il peso di essere all’altezza del palcoscenico ed all’altezza di chi ha scritto pagine di storia della competizione. Anche perché quasi tutti i migliori atleti sono passati da qui: da Julius Erving a Blake Griffin, passando per Dominique Wilkins, Michael Jordan, Kobe Bryant, Vince Carter, Tracy McGrady.

Unico grande assente tra le superstar è sempre stato LeBron “King” James, che dopo aver in passato annunciato la sua partecipazione non si è mai presentato sul campo, e c’è chi ascrive il suo rifiuto proprio alla suddetta pressione. Curiosità: la Gara delle Schiacciate non nasce nella Nba, ma ha i suoi natali nella ABA, la Lega antagonista poi scomparsa, che creò l’evento nel 1976. La gara delle schiacciate è molto attesa anche per il “contorno”, la creatività degli atleti: essendo lo spettro di movimenti umani piuttosto limitato si può dire che quasi ogni tipo di schiacciata tradizionale sia già stata eseguita, e non sia quindi in grado di stupire il pubblico e la giuria. Ecco quindi che negli ultimi anni i giocatori si sono inventati di tutto pur di avere successo: dal travestimento da Superman di Dwight Howard nel 2008 allo scavalcare un’automobile di Blake Griffin nel 2011. Così, dopo un’edizione 2014 completamente deludente, si aspetta con trepidazione cosa saranno in grado di fare i concorrenti di quest’anno: Giannis Antetotokoumpo, il greco dei Milwaukee Bucks, Victor Oladipo (Orlando Magic), Mason Plumlee dei casalinghi Brooklyn Nets e Zack LaVine dei Minnesota Timberwolves.

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E domenica, l’All Star Game. Trepidazione che sale al massimo quando si giunge alla Domenica sera, per l’evento principe del weekend: l’All Star Game, la partita tra i migliori giocatori del mondo. È il momento più atteso: le stelle della Nba, divise in Est ed Ovest, si affrontano in una tradizionale partita da 48’ minuti per determinare quale sarà la Conference vincente. La sfida è uno dei più classici appuntamenti della Stagione, viene disputata sin dal 1951, e vede la Eastern conference in vantaggio con 37 vittorie e 26 sconfitte. Ogni squadra porta solo 12 giocatori: il meglio del meglio.

Il quintetto base viene scelto tramite il voto online dei fan di tutto il mondo (metodo peraltro molto discusso in quanto ritenuto non veramente meritocratico), mentre le riserve vengono selezionate dall’insieme degli Allenatori. Al miglior giocatore della serata viene assegnato il titolo di MVP (Most Valuable Player). Diversi i temi al centro del dibattito: in primis, strano a dirsi, proprio l’Europa. Sì, perchè per la prima volta nella storia della manifestazione due fratelli si scontrano da avversari, ed entrambi titolari: sono gli spagnoli Pau e Marc Gasol, centri di Chicago Bulls (Est) e Memphis Grizzlies (Ovest). E non è finita qui: c’è il capitolo infortuni. A causa di problemi fisici infatti quattro giocatori hanno dato forfait: Dwyane Wade per l’Est; Kobe Bryant, Blake Griffin e Anthony Davis per l’Ovest. A rimpiazzarli saranno rispettivamente Kyle Korver degli Atlanta Hawks, DeMarcus Cousin (Sacramento Kings), Damian Lillard (Portland TrailBlazers) e Dirk Nowitzky, il campione tedesco dei Dallas Mavericks, che dopo esser da poco diventato il giocatore non americano con più punti segnati nella storia della NBA, con questa convocazione aggiunge un ulteriore riconoscimento al suo già cospicuo palmares.

Ma più di ogni altro tema saranno i giocatori a raccontare la “storia” della serata: LeBron James, l’MVP Kevin Durant, James Harden, il cecchino Curry, Westbrook, Lillard e tutti gli altri. Quando scendono in campo le Star le chiacchere scendono a zero e non resta che guardarle brillare. Tutto apparecchiato per un grande ed imperdibile spettacolo, che Sky Sport trasmette in esclusiva, con il collegamento dalle 02.30 ogni notte.

Un ulteriore motivo per seguirlo? Quest’anno il Commissioner Adam Silver ha concesso ai giocatori ben tre giorni di riposo dopo l’All-Star Game, dando così agli atleti la possibilità di esprimersi al massimo nel weekend, senza giocare con il freno a mano tirato per le fatiche del campionato. Per tre giorni davvero stellari.

Buona visione.