Dopo la grande mostra su Moroni

2 bergamaschi alla Royal Academy Stavolta non parliamo solo di pittori

2 bergamaschi alla Royal Academy Stavolta non parliamo solo di pittori
Eventi 08 Marzo 2016 ore 10:44
Royal Academy, Londra
The Sackler Wing, Burlington House
12 marzo – 5 giugno
Per info e prenotazioni, qui.

 

Due anni dopo il successo della mostra su Moroni, arriva quella su Giorgione. La sede è sempre la stessa, la prestigiosa Royal Academy di Londra. E uguale la formazione dei curatori: Simone Facchinetti, bergamasco, e Arturo Galansino, piemontese, attuale direttore di Palazzo Strozzi a Firenze.

Facchinetti, nello specifico, è il conservatore del Museo Adriano Bernareggi. Per questo museo ha curato numerose iniziative di ricerca, pubblicazioni e mostre, prevalentemente incentrate su argomenti di storia dell’arte lombarda. Brillante, attivissimo sia negli studi che nell’organizzazione di mostre, Facchinetti ha conquistato la fiducia della Royal Academy grazie al sorprendente successo ottenuto proprio con la mostra dedicata al “bergamasco” Moroni del 2014.

 

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Così è stato chiamato a una sfida ancora più ambiziosa, quella di affrontare uno dei personaggi più affascinanti e misteriosi di tutta la storia della pittura: Giorgio da Castelfranco, detto Giorgione. O Zorzon, per dirlo alla veneziana. Giorgione è un artista che rivestì un ruolo decisivo nella storia della pittura veneziana, ma che è sempre stato avvolto da mille enigmi, sia riguardo alla sua biografia sia riguardo alle opere che effettivamente gli appartengono. Una delle cose certe, rispetto alla sua vita, è il fatto che morì molto giovane, poco più che trentenne, a causa della peste del 1510. Giorgione (il soprannome era legato probabilmente alla sua alta statura fisica) fu comunque personaggio sfuggente, inafferrabile e misterioso, tanto  che Gabriele D’Annunzio lo aveva definito «piuttosto come un mito che come un uomo».

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Quel che è sicuro è che fu artista molto innovativo e anche piuttosto disinibito: coprì con grandi figure di nudi femminili la facciata di uno dei palazzi più in vista di Venezia, il celebre Fondaco dei Tedeschi, affacciato sul Canal Grande proprio all’altezza di Rialto. Affreschi che tutti i viaggiatori per secoli hanno decantato e che il tempo ha poco alla volta annientato, per via dell’umidità e della salsedine. Giorgione si divide con Tiziano anche la paternità di uno dei quadri più sensuali della storia, la Diana nuda e distesa custodita a Dresda.

Essendo vissuto poco, poco resta di lui. Facchinetti e Galansino sono riusciti nell’impresa di radunare 11 opere sicuramente sue e per il resto si sono orientati su una mostra che raccontasse “l’era di Giorgione” con una presenza ben documentata degli artisti che immediatamente ne recepirono la grande novità.

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È in questo ventaglio di artisti spicca un bergamasco, che rappresenta una delle sorprese della mostra: è Giovanni Cariani, nato a Fulpiano al Brembo nel 1485, vale a dire pochi anni a dopo il Giorgione. Giovanni Cariani si formò a Venezia ma presto era tornato a Bergamo, dove era stato scelto dalle Autorità per decorare la nuovissima loggia dei mercanti nella piazza Nuova, oggi piazza Mascheroni. In città aveva lasciato anche la sua opera capitale, la Pala di San Gottardo, che le requisizioni napoleoniche assegnarono alla pinacoteca di Brera. A Londra Giovanni Busi (questo è il vero nome del Cariani) si misura con il maestro, senza ovviamente metterne in discussione il primato. Chi volesse riscoprire a Bergamo questo grande bergamasco di cinque secoli fa, può farlo ammirando la Pala con la Madonna e le due colombe custodita in Duomo.

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