Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) E gli immigrati cantarono Mameli

Bergamospia (si dice, non si dice) E gli immigrati cantarono Mameli
14 Giugno 2015 ore 12:20

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Parte la Freccia, elogio della lentezza

freccia orobica

La Freccia orobica è partita, l’estate può finalmente iniziare. Come accade da 45 anni, domenica i bergamaschi sono saliti sul convoglio che porta alle agognate spiagge dell’Adriatico (lo farà fino al 30 agosto). Più che un viaggio, un rito. Da osservare con pazienza, dimenticandosi dell’orologio. Perché se i Frecciarossa vanno sempre più veloci, la Freccia orobica va sempre più piano. Quest’anno è stata inserita pure la fermata di Brescia, qualcuno vorrebbe farla passare anche da Treviglio inserendo uno stop a Verdello, Treviglio e Romano. Come se cinque ore e passa per arrivare a Rimini fossero troppo poche. Lenta e scomoda, la Freccia. Però tutti ci vogliono salire. Perché ti porta a destinazione risparmiandoti le massacranti code in autostrada. Ci mette il suo tempo, che però si può impiegare benissimo a leggere, chiacchierare, pensare. Con i tuoi cari lì vicino, finalmente rilassati, liberi dagli assilli quotidiani. Un elogio della lentezza, nell’era in cui tutto corre troppo veloce.

 

Saranno anche immigrati
ma l’inno di Mameli lo sanno meglio di noi

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Mentre ci si accapiglia sui profughi, veri o presunti tali, i migranti ci danno una bella lezione. Prima della finalissima di Bergamondo, il torneo che da anni riunisce su un campo da calcio gli stranieri in terra orobica, i giocatori del Senegal e del Burkina Faso hanno cantato l’inno di Mameli. Perché, come sottolinea Raffaele Avagliano sull’Eco di Bergamo, sono «stranieri sulla carta, ma italiani nella realtà». Vivono e lavorano qui da anni, condividendo le nostre preoccupazioni per un Paese che non riesce a smarcarsi dalla crisi. Sono il miglior esempio di integrazione per chi arriva: sugli spalti a fare il tifo c’erano più di 1.500 persone, italiani compresi. Tutti a esultare e a disperarsi, nessuno a insultare il prossimo. Per la cronaca ha vinto il Burkina Faso, per la prima volta, battendo i dominatori del Senegal (5 titoli su 9 edizioni). Perché il calcio, più della vita, ogni tanto sa regalare belle sorprese.

 

I sassolini nelle scarpe di Colantuono
Col senno di poi, ci saremmo salvati…

B

«L’Atalanta? Non è cambiato nulla con Reja, stessi pregi e stessi difetti». Intervistato da Pietro Serina sull’Eco di Bergamo, Stefano Colantuono parla per la prima volta del suo esonero. Orgoglioso e sicuro di sé come sempre, sottolinea bene il concetto: «La mia sensazione è che non sia cambiato nulla: +3 sul Cagliari quando me ne sono andato, idem a fine stagione». La matematica non è un’opinione e lui i conti li ha sempre fatti bene. «Io difensivista? Macché: 24 partite vinte in B, 6 di fila l’anno scorso». E ancora: «Io non amo i giovani? Altro luogo comune. Con me il primo anno hanno giocato in 13. Gabbiadini? Con me 23 presenze». Forse Reja ha portato serenità, fa notare Serina. «Quattro espulsi nelle prime 4 gare. E il pugno di Denis. Non vedo la serenità».  E l’esonero? «Chiedete a loro (ai Percassi, ndr), non a me». Pochi dubbi, tante certezze. C’è il rischio di passare per  antipatico. «Ah bene, le ho tutte io. Sì, a volte ho sbagliato. Spesso però sono stato provocato». Bontà sua, si salva in corner: «A fine gara non è facile, ne approfitto per chiedere scusa a tutti, non ho mai agito con cattiveria».

 

Il caro parcheggio dell’ospedale, alla ricerca della polemica perduta
ospedale18

La polemica sul caro tariffe del parcheggio dell’ospedale è uscita dai radar dei media orobici. Come spesso accade, il muro di gomma ha fatto rimbalzare le ragioni della protesta e i giornali, che hanno la memoria corta, si sono dedicati ad altro dopo aver dedicato paginate all’argomento. Nulla, però, è cambiato nel frattempo. Segna il passo anche la petizione lanciata sette mesi fa online sul sito Change.org per chiedere a Regione, Provincia e Comune di dare una calmata al tassametro: 3mila firme raggiunte in pochi giorni, poi la raccolta è andata a rilento. E il contatore è fermo a quota 3.783. Bisognerebbe arrivare a 5mila per raggiungere l’obiettivo, ma la bufera sembra passata e nessuno si ricorda più di lamentarsi. Appiccare la polemica è sempre facile, più difficile tenerla accesa. Alla fine si spegne e le ragioni finiscono in cenere.

 

Val Seriana, due scomparsi in pochi giorni

mattia vigani

È scomparso da qualche giorno un 29enne di Alzano Lombardo, Mattia Vigani. Residente a Milano, lavora per la ditta Estintori Stablum di Magenta. I parenti non hanno più notizie, non sanno dove si trovi e perché sia sparito. Domenica i carabinieri hanno diffuso la sua foto, chiedendo aiuto ai media. È la seconda persona che scompare in zona nel giro di pochi giorni. Settimana scorsa infatti si era allontanato da casa Flavio Noris, 48 anni, sposato con figli, di Abbazia di Albino. Nemmeno il suo motorino Kimko grigio, targato BG48416, è stato ritrovato. Tra le due vicende, al momento, non risulta nessun collegamento. Manca da casa da quattro anni Giacomo Barbetta, di Albano S.Alessandro. Uscì per andare al lavoro il 27 dicembre 2011, sparendo nel nulla. La sua auto fu trovata a Mezzoldo, di lui nessuna traccia. La moglie e i figli continuano ad aspettarlo, su Facebook è stata aperta anche una pagina per tener viva la speranza di riabbracciarlo.

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