Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) I “Bus Brothers” di traverso all’Atb

Bergamospia (si dice, non si dice) I “Bus Brothers” di traverso all’Atb
24 Settembre 2015 ore 10:50

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Festa islamica al Lazzaretto, atto secondo
La Lega polemizza, Angeloni fa la predica

La “Festa musulmana del sacrificio” si avvicina, la bufera della polemica anche. A sollevarla nuovamente i consiglieri comunali leghisti Pecce e Ribolla, che in punta di diritto si chiedono perché il Comune abbia concesso il Lazzaretto scavalcando Bergamo Infrastrutture, società che lo gestisce. La struttura, puntualizzano i lumbard, dovrebbe essere usata «solo per fini sportivi e ricreativi». Rispondono gli assessori Giacomo Angeloni e Loredana Poli, sempre sul filo di procedure e regolamenti. Tutto in regola, spiegano, Bergamo Infrastrutture è stata informata. E, comunque, è tenuta a a mettere lo spazio a disposizione del Comune «per manifestazioni dallo stesso autorizzate». In più, il Lazzaretto è stato usato per «iniziative religiose» anche dall’amministrazione Tentorio: l’ultima in occasione della messa celebrata dal vescovo Beschi per l’adunata degli alpini. Poteva bastare. Invece Angeloni e Poli abbozzano il predicozzo: «L’islam nella nostra città è una realtà che si voglia o meno. Il compito di una buona amministrazione è rispondere alle esigenze di tutti i cittadini senza anteporre pregiudizi ideologici contro le alterità». Con buona pace dei leghisti, tacciati di «volontà esclusivamente polemica». Dopotutto, rincarano Angeloni&Poli, sono stati proprio i padani a promuovere una legge anti moschee che avrebbe consentito di garantire spazi adeguati ai culti. «Chi è causa del suo mal…», chiosa la coppia assessorile. Citazione scelta mica a caso. Perché è tratta dal XXIX canto dell’Inferno, quello dei seminatori di discordia.

 

Sul pullman ballano i “Bus Brothers”
ma gli utenti le cantano all’Atb

Nel film i Blues Brothers erano in missione per conto di Dio, nel nuovo spot Atb per la Settimana Europea della Mobilità si accontentano di cantare e ballare sui pullman. I “Bus brothers” coinvolgono controllori, autisti e passeggeri, invitando a «lasciare l’auto nel garage». Gli utenti se la ridono, ma fino a un certo punto. Su Facebook piovono critiche. Si va da un «Mio Dio che tristezza…» a un «non so se ridere o piangere». Fino a un drastico «invece di fare spettacolo pensate alle persone che usano i vostri mezzi sempre stracarichi». L’Atb risponde seccata: «Il video vuole semplicemente essere uno strumento differente e finora inusuale di promuovere l’utilizzo dei mezzi pubblici. Ovviamente ciò non toglie che sia impegno dell’azienda monitorare corse e flussi per prendere le misure correttive necessarie». Per la serie: l’ironia l’abbiamo finita ieri.

 

“Da Mimmo” la pizza anti dipendenze

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Bella iniziativa del ristorante “Da Mimmo”, che in vetrina espone lo striscione dell’Associazione Genitori Atena, impegnata nella prevenzione delle dipendenze giovanili. C’è anche una pizza dedicata: chi la acquista contribuisce a sostenere il progetto benefico. E in tavola viene distribuito materiale informativo. Si mangia e si pensa. State tranquilli, sono due attività assolutamente compatibili.

 

Caro lettore mi scrivo

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Sui fogli nazionali e locali (bergamaschi inclusi) si fa largo un nuovo stile: l’articolo scritto in prima persona, o addirittura in pluralia maiestatis. Il cronista si mette al centro della scena, diventando lui per primo protagonista. Gli intervistati diventano comparse che ruotano attorno a chi tiene la penna in mano. È tutto un «mi dice», «mi racconta», un «ci spiega». L’ego straripa dalle righe, la firma non basta più a soddisfarlo. Passi per i grandi giornalistoni che, si sa, sono un po’ delle primedonne. Ma quando il vezzo finisce nei pezzi di chi non è esattamente un Pulitzer, il risultato rischia di essere grottesco. Meglio tornare fra le righe, e possibilmente restarci. Ci si fa notare di meno, ma non è detto che sia un male.

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