Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) Il giallo del capello sui vestiti di Yara

Bergamospia (si dice, non si dice) Il giallo del capello sui vestiti di Yara
24 Novembre 2015 ore 02:21

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

A Bruxelles la paura è pane quotidiano
Persino ai bergamaschi passa l’appetito

Belgium France Paris Attacks

Di fronte al perdurare dello stadio d’assedio, alla fine, ha prevalso la prudenza. La settimana di festa dei bergamaschi a Bruxelles è stata annullata. Troppo alta la tensione, sempre più diffuso il timore di un nemico che sembra ovunque ma non si trova da nessuna parte. Il quinto anniversario del Circolo sarà festeggiato un’altra volta, rinviata anche la missione del Distretto Alto Serio, che doveva sbarcare in Belgio per promuovere i piatti tipici orobici. A Bruxelles è passato persino l’appetito. Il pane quotidiano è la paura.

 

Un cuore di scarpe rosse in ospedale
per fermare la violenza contro le donne

cuore scarpe

Dall’inizio dell’anno 269 donne si sono rivolte al Pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII perché vittime di maltrattamenti o percosse. Un numero che ha già superato quello dell’intero 2014, quando i casi erano stati 252. Chi è la vittima di solito? L’identikit è sorprendente: donna giovane, con un’età compresa tra i 35 e i 48 anni, di estrazione sociale medio-alto, nel 70% dei casi di nazionalità italiana. Per denunciare il fenomeno, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, l’ospedale ha allestito uno stand suggestivo, disegnando sul pavimento un cuore di scarpe rosse, simbolo della femminilità calpestata. Le donne potranno fermarsi e informarsi. Gli uomini faranno bene a sostare e meditare.

 

Yara, svelato il “mistero” del capello

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Il mistero, ammesso che lo sia mai stato, è durato poco. La «formazione pilifera» trovata sui vestiti di Yara, compatibile con il dna mitocondriale (che si tramanda in linea materna) di Rosita Brena, una delle 532 donne emigrate dalla Valle del Riso all’Isola Bergamasca (il gruppo da cui emerse la madre di Bossetti), altro non sarebbe che un capello di una compagna della vittima. Lo ha spiegato a Canale 5 la donna: «Mia figlia andava a scuola con Yara, erano nella stessa classe. Mi sembra più che probabile che ci fosse un suo capello sul suo corpo». Nessun legame invece con la maestra di ginnastica di Yara, che porta lo stesso cognome e che aveva lasciato una traccia biologica sul giubilo della tredicenne. «Non siamo parenti, non so nemmeno chi sia».

 

La vittoria sulla droga di una madre coraggiosa

predore

Dalle cronache giudiziarie dell’Eco di Bergamo emerge la storia di una mamma di Predore impegnata nella silenziosa e dolorosa battaglia quotidiana contro la droga. Stanca di vedere il figlio correre dallo spacciatore albanese per comprare cocaina a ogni ora del giorno, si è fatta coraggio e ha denunciato il pusher, che pochi giorni fa è stato arrestato dai carabinieri. Non solo la donna ha vinto la sua guerra, perché ha allontanato il figlio dalla dipendenza. Ma ha anche recuperato i gioielli che lui le sottraeva per scambiarli con la dose quotidiana. Troppo forte l’amore: se l’hai dalla tua parte vinci quasi sempre.

 

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