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Bergamospia (si dice, non si dice) Il Mostro di Firenze abitò a Bergamo

Bergamospia (si dice, non si dice) Il Mostro di Firenze abitò a Bergamo
Eventi 04 Febbraio 2016 ore 09:15

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.

 

Il Mostro di Firenze visse a Bergamo

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Come se non bastasse (e avanzasse) il caso Yara, è spuntato un’altro mistero:  il “vero” Mostro di Firenze visse a Bergamo tra il 1974 e il 1981, ospite di una zia. Un periodo in cui, guarda caso, non ci furono delitti sulle “Dolci colline di sangue” che diedero il titolo al libro-inchiesta di Mario Spezi, cronista della Nazione che seguì da vicino le vicende del serial killer. Spezi è convinto che il Mostro (suo il copyright del termine) emigrò in terra orobica dopo le sue prime orrende imprese: secondo l’ipotesi riferita dal giornalista a Sienanews – e ripresa dal Corriere Bergamo – fu la famiglia ad allontanarlo, nella speranza che rinsavisse. Al suo ritorno in Toscana, però, la scia di delitti riprese. Ci andò di mezzo Pacciani, poi assolto. E il vero autore non fu mai identificato. Ora Spezi dice che per sette anni si aggirò anche sotto i nostri Colli. Un’ipotesi a dir poco inquietante.

 

Uno chef bergamasco tutto d’or
«Mi sento come Messi, ora sfiderò il mondo»

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Marco Acquaroli, chef trentenne di Sarnico, rappresenterà l’Italia al prestigioso premio gastronomico Bocuse d’or, il più importante del pianeta. Acquaroli, che lavora al Four Seasons di Ginevra, si è imposto nelle selezioni italiane con due piatti impegnativi: cervo al ginepro e filetto di storione alle alghe. «Sono un tipo curioso e sempre insoddisfatto – ha spiegato a caldo, intervistato da La Stampa – cerco ispirazione ovunque, anche dal fioraio. Il Bocuse è il Pallone d’oro della gastronomia e chi lo vince si sente un po’ come Messi». Adesso lo attende la prova europea di Budapest, poi eventualmente la finale mondiale. «Finora noi italiani non siamo riusciti a competere a quei livelli, ma con il giusto supporto possiamo provarci. Io ce la metterò tutta. Un vincente trova la strada, un perdente trova solo la scusa». In campo, ma anche in cucina.

 

Un medico di Bolgare studia le cause dei tumori infantili

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C’è anche un giovane neurochirurgo di Bolgare, Mirko Scagnet, tra gli autori della ricerca sul glioma angiocentrico, un raro tumore infantile, pubblicato sulla rivista Nature Genetics. Lo rivela il blog QuiBolgare, che di recente ha anche intervistato lo specialista dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Lo studio ha permesso di identificare i geni e i meccanismi coinvolti nello sviluppo del male. Scagnet ha studiato allo scientifico di Trescore, poi si è laureato in medicina a Brescia. Quindi ha iniziato a lavorare a Firenze, dove ora è tra i medici più stimati.

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