Cose di casa nostra

Bergamospia (si dice, non si dice) “Bergamoscienza” non corre più

Bergamospia (si dice, non si dice) “Bergamoscienza” non corre più
19 Ottobre 2015 ore 02:00

Che cosa si dice, che cosa si scrive, ma soprattutto cosa non si dice e non si scrive (solitamente) della nostra città. Tra sussurri e grida una raccolta indiscreta.  

 

Salvagni nel nome del padre

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L’avvocato di Bossetti se la prende con gli investigatori che in aula hanno testimoniato contro il suo assistito. Due i passaggi che non sono andati giù a Salvagni: l’aver insistito sul tentativo di fuga del muratore al momento dell’arresto e il ciuffo d’erba stretto nel pugno di Yara. Secondo un ufficiale dell’Arma era radicato a terra, ma l’anatomopatologa Cristina Cattaneo l’ha smentito. Su Facebook Salvagni affonda il colpo. Prima premette: «Sono cresciuto con un padre colonnello: ho avuto un grandissimo esempio di onestà, correttezza, fermezza, coraggio». Poi attacca: «Grazie papà, ora più che mai, per i tuoi insegnamenti. Certi cosiddetti ufficiali neppure le ciabatte potrebbero portarti».

 

Il sindaco di Sorisole la spara grossa

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Stefano Vivi, sindaco leghista di Sorisole, la spara grossa. Legge che a Göteborg alcuni estremisti hanno marchiato le case di alcuni cristiani, posta l’articolo su Facebook e commenta con misura: «…Prendiamoli a fucilate ‘sti decerebrati islamici…». Speriamo che la pacata riflessione sia sfuggita al vescovo Beschi, che proprio nel weekend aveva criticato gli sforzi di non-accoglienza di tanti Comuni. «La maggior parte degli enti locali è latitante», aveva ammonito Beschi, censurando «prese di posizione volgari e violente». Non ditegli che qualcuno ha pure il dito sul grilletto.

 

Il “Don Pasquale” piace a tutti, ma non ai tedeschi

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La prima del “Don Pasquale” al Donizetti ha entusiasmato Bergamo. La versione “pop” del regista-direttore-mattatore Francesco Micheli ha conquistato tutti, dai pochi esperti ai tanti profani. Un successone che ha scatenato un’ondata di euforia attorno alla lirica, nemmeno fosse un concerto rock. L’unica ad aver osato incrinare il monolite di elogi, annota l’Eco, è stata una critica musicale tedesca, la severa Eva Pleurs. Immune alla Donizetti-mania che imperversa in città, ha tirato una bella bacchettata: «Mi sembra uno spettacolo davvero un po’ troppo kitsch». Mai contenti, questi crucchi. Eppure, a vedere il busto del buon Gaetano agghindato con una magliettina gialla, viene quasi voglia di darle ragione.

 

Bergamo Scienza tira il freno

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Per la prima volta in tredici edizioni Bergamoscienza rallenta. Se l’anno scorso i 180 eventi organizzati avevano attirato il numero record di 152.069 spettatori, stavolta ci si è fermati a 145.413 (con 191 eventi). In discesa anche i collegamenti in streaming, da 15.282 a 10.990. Un calo forse fisiologico, su cui probabilmente ha inciso anche il brutto tempo. Ma anche un campanello d’allarme da non sottovalutare, soprattutto adesso che è stato aperto lo Science Center, lo spazio permanente in piazzale Alpini. La sfida è impegnativa. Bisognerà dimostrare che l’attrazione fatale scoccata tra Bergamo e la scienza non è una passione fugace, da consumare una volta all’anno, ma un amore duraturo.

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