In Italia dal 3 al 10 maggio

La gloriosa storia degli Harlem

La gloriosa storia degli Harlem
24 Febbraio 2015 ore 11:08

Siamo a metà degli anni ‘20 quando la squadra di pallacanestro dei Giles Post, composta solo da giocatori di colore, partecipa alla Negro American Legion League, lega semi-professionistica creata in funzione anti-razzista, per permettere ai giocatori di colore di poter praticare il basket. Nel 1927 i Giles Post vengono acquistati dall’imprenditore inglese di origini ebraiche Abe Saperstein che li iscrive a una lega professionistica, iniziando a mettere le basi per quello che diventerà la forma di spettacolo ed intrattenimento più nota nel mondo della pallacanestro.

Tutto nasce quando a Saperstein viene l’idea di far giocare i “suoi” giocatori di colore, durante l’intervallo degli spettacoli di danza al teatro Savoy Hall di Chicago, contro 5 persone della platea, mettendo in palio 100 dollari per i vincitori con lo scopo di ovviare alla noia consueta che si creava tra un tempo e l’atro. L’esperimento piace, la squadra di Saperstein vince e nascono così i Savoy Big Five, che dal 1929 diventeranno gli Harlem Globetrotters (tradotto letteralmente “i giramondo di Harlem”). Il nome fa riferimento al quartiere afro-americano di Manatthan a New York, dove i giocatori da playground (“basket da strada”) la fanno da padrone, ed al carattere d’esportazione dello spettacolo offerto.

Il concetto che Saprestein volle sviluppare era quello di un’esibizione, praticata esclusivamente da giocatori di origini afro-americane, perché all’epoca il basket e il baseball erano prerogativa di giocatori bianchi, che potesse essere esportabile in tutto il mondo come vero e proprio momento di intrattenimento e di divertimento per tutti gli appassionati. Prima di mantenere in maniera definitiva il nome attuale, la squadra si chiamò Chicago Globetrotters (1927) e New York Harlem Globetrotters (1928-29). Non subito però il fenomeno Globetrotters fu di natura commerciale e comica, durante gli anni ‘30 infatti gli Harlem si iscrissero a delle leghe professionistiche e vennero invitati nel 1939 a partecipare al World Professional Basketball Tournament. Il torneo era stato creato dal giornalista del Chicago Tribune Archie Ward e aveva l’obiettivo di decretare la squadra più forte del mondo (venne disputato fino al 1948).

Nella prima edizione gli Harlem arrivarono in semifinale, battuti dai New York Rens poi campioni, ma si rifecero l’anno successivo sconfiggendo in finale i Minneapolis Lakers. Le loro domande di iscrizione alla National Basketball League (1937) e alla Basketball Association of America (1947) vennero respinte perché la squadra era composta da giocatori di colore, per questo motivo, terminata la Seconda Guerra Mondiale, gli Harlem puntarono tutto sull’aspetto dell’intrattenimento e del rapporto con il pubblico, abbandonando pian piano la competitività delle partite. Nel 1951 all’Olympiastadion di Berlino 65mila persone assistettero all’esibizione degli Harlem Globetrotters che tra le loro fila annoverano per l’occasione anche Jesse Owens, vincitore nelle Olimpiadi tedesche del 1936 di ben quattro medaglie d’oro. Uno dei più grandi campioni dell’NBA del passato, Wilt Chamberlain (2 volte campione NBA e primatista attuale per rimbalzi conquistati), è stato membro dei Globetrotters.

I Globetrotters oggi. Ad oggi gli Harlem Globetrotters sono il team che può vantare più partite disputate in giro per il mondo: circa 25mila in oltre 100 Paesi. Saranno in Italia per il loro tour dal 3 al 10 maggio e gireranno 8 città: Milano, Cremona, Pistoia, Pesaro, Verona, Roma, Bologna e Cuneo. I consueti numeri circensi fatti con il pallone da pallacanestro sono ormai accompagnati da un coinvolgimento del pubblico, soprattutto per quanto riguarda i bambini (sono stati nominati dall’UNESCO: Ambasciatori della fratellanza tra i popoli e uomini di buona volontà per la pace nel mondo). Durante le esibizioni i Globetrotters sono seguiti dalla squadra che “deve perdere”, ovvero i Washington Generals. Questi ultimi cambiavano spesso il nome della franchigia per far sembrare che cambiassero anche gli avversari: Boston Shamrocks, New Jersey Reds, Baltimore Rockets e Atlantic City Seagulls, la costante però era solo la sconfitta (basti pensare che in 40 anni hanno vinto 6 partite e che nel 1971 misero fine ad una striscia negativa di 2499 partite) che premia tutt’oggi, dopo ogni match, la strana idea che ebbe Abe Saperstein nel 1927.

 

 

 

 

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