Arte e dintorni

Che cos’è il Premio Furla e cosa c’entra con Bergamo

Che cos’è il Premio Furla e cosa c’entra con Bergamo
12 Marzo 2015 ore 12:13

È il premio più importante a cui un artista emergente possa aspirare, perché è riconosciuto a livello internazionale e perché apre le porte del mondo dell’arte contemporanea, quello più stilish, fatto di salotti, moda e finanza. Un premio che permette di segnare la propria presenza in mostre e collezioni di tutto rispetto e sedersi letteralmente sul trampolino di lancio.

Pochi giorni fa a Milano ha inaugurato la mostra Growing Roots (letteralmente: Radici che crescono), che celebra i primi 15 anni del Premio Furla, con le opere dei 10 artisti vincitori, a sottolineare come le colorate radici della manifestazione e dell’arte italiana siano in ottima salute e concentrate nella loro crescita. Durante  il party per il vernissage hanno sfilato, come su una vera e propria passerella, artisti di oggi e di domani, giornalisti, critici, curatori, stilisti, fotografi e tutte le personalità che in un modo o nell’altro contano, in questo settore. Ora, e fino al 12 aprile, nelle sale dell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale, la mostra retrospettiva ripercorrerà le dieci edizioni (inizialmente annuale il premio è diventato biennale nel 2005) attraverso le opere dei suoi protagonisti.

 

Giovanna furlanetto e alcuni degli artisti vincitori

 

Cosa c’entra con Bergamo. Sembra una cosa che non riguarda la nostra città e invece sono diversi i motivi per cui anche noi bergamaschi dobbiamo guardare a questa mostra con curiosità e attenzione. Primo fra tutti l’importante presenza di Giacinto Di Pietrantonio, direttore della GAMeC, che attorno al premio gravita fin dalla sua nascita nel 2000, quando la curatrice e ideatrice Chiara Bertola ne delineò le linee fondamentali con la consulenza sua e di Angela Vettese.

Altro motivo d’orgoglio è la presenza in mostra di Matteo Rubbi (ne avevam parlato qui), un artista che vive e lavora ad Albano Sant’Alessandro e che ha vinto proprio questo premio 2011. Se vogliamo possiamo aggiungere anche che il vincitore della prima edizione, Sisley Xhafa, è molto noto al pubblico per essere il padre delle statue di Garibaldi che si trovano nella collezione permanente di GAMeC e di ALT.

Dieci stanze per dieci artisti. Sislej Xhafa, Lara Favaretto, Sissi, Massimo Grimaldi, Pietro Roccasalva, Luca Trevisani, Alberto Tadiello, Matteo Rubbi, Chiara Fumai e il duo vincitore dell’ultima edizione Maria Iorio e Raphaël Cuomo: questi sono i protagonisti della mostra Growing Roots. Attraversare le sale significa trovarsi a contatto con installazioni, video, processi di composizione dell’opera che reinterpretano utilizzi, manipolano linguaggi e propongono chiavi di lettura diversa. Per apprezzarli al meglio è importante conoscere un po’ la loro storia e il loro percorso e anche qualcosa in più del premio.

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Storia del Premio Furla (e come funziona). Il Premio Furla nasce nel 2000 per volontà di Giovanna Furlanetto e in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia, con lo scopo di sostenere gli artisti emergenti italiani. Inizialmente si chiama Premio Querini – Furla per l’Arte e si avvale di consulenti d’eccezione e delle presenta di importanti artisti internazionali, chiamati a dare il titolo all’edizione, a creare l’immagine grafica e a presiedere la giuria internazionale che decreta il giovane artista vincitore in qualità di padrini e madrine d’eccezione. Dal 2000 a oggi si sono succeduti in questo ruolo Joseph Kosuth (2000), Ilya Kabakov (2001), Lothar Baumgarten (2002), Michelangelo Pistoletto (2003), Kiki Smith (2005), Mona Hatoum (2007), Marina Abramovic (2009), Christian Boltanski (2011), Jimmie Durham (2013) e, per questa importante edizione numero dieci, Vanessa Beecroft.

Al premio si può accedere solo su invito e dopo una serie di passaggi. Durante le prime quattro edizioni, dieci critici italiani venivano incaricati di segnalare cinque artisti ciascuno, dopo aver svolto un’accurata ricognizione su tutto il territorio nazionale; successivamente, dalla rosa dei cinquanta candidati, una prima giuria nazionale sceglieva cinque artisti finalisti per i quali la Fondazione Querini Stampalia organizzava una mostra della durata di tre mesi. Infine, una giuria internazionale assegnava un premio in denaro a uno dei cinque finalisti, sulla base delle opere esposte.

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Da sempre l’artista premiato dona un’opera all’azienda Furla, che in questo modo inizia ad arricchire la sua collezione d’arte contemporanea italiana. Poi il premio diventa biennale, alla giuria nazionale si aggiunge un giudice straniero, il numero dei critici segnalatori si abbassa a cinque e il numero degli artisti inviatati a 30, ma soprattutto il vincitore, oltre al premio in denaro, può essere protagonista di una mostra personale alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia. Nel 2007 un’opera dell’artista vincitore viene data in comodato d’uso da Furla al MAMbo (Museo d’Arte Moderna di Bologna), mentre il premio in denaro viene commutato nella possibilità, per il vincitore, di trascorrere un periodo di tempo in una residenza per artisti in un’importante istituzione internazionale.

Dal biennio seguente il Premio inizia a interessarsi anche alla curatela e i critici selezionatori sono sostituiti da coppie di giovani curatori – un italiano e un guest curator straniero – che viaggiando per l’Italia selezionano gli artisti adatti alla partecipazione al Premio. Inoltre agli artisti viene chiesto di lavorare su un progetto originale presentato a Bologna in occasione della Fiera d’Arte. Tutto rimane sostanzialmente invariato fino all’edizione 2015, in cui il premio si trasferisce a Milano in partnership con il Comune di Milano – Cultura e Palazzo Reale. La città dell’Expo può quindi insignirsi anche di un prestigioso premio per l’arte emergente e celebrarne al meglio i 15 anni di vita.

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