«Rappresenta gli sforzi di una vita»

Comun Nuovo e il suo presepe Un incanto di 130 metri quadri

Comun Nuovo e il suo presepe Un incanto di 130 metri quadri
16 Dicembre 2017 ore 09:15

Un presepe monumentale, grande centotrenta metri quadri e con ottanta statuine in movimento. È stato il Gruppo anziani di Comun Nuovo ad allestirlo, nel corso degli anni, insieme alla mostra dei presepi. Questa, in occasione del periodo natalizio, sarà aperta al pubblico. Il pezzo forte della collezione sta sicuramente nel presepio animato costruito nel tempo dall’associazione.

Questa ha avuto la pazienza e la costanza di inscenare una natività che misura ben centotrenta metri quadrati e comprende, oltre alla Sacra famiglia: una scena nella quale si rappresenta la fuga di Maria e Giuseppe verso l’Egitto, il palazzo di Erode e la stella cometa. Vere particolarità, oltre alle dimensioni imponenti, stanno nella cura artigianale con le quali sono state fabbricate le figure presenti e l’elevata meccanizzazione dello scenario principale: all’interno del presepio, infatti, si trovano due torrenti, cinquanta case illuminate, tredici personaggi animati e ottanta statuine in movimento. Non da meno gli altri pezzi presenti nella mostra, che comprende diversi presepi provenienti da molte nazioni sparse per il globo e raccolti durante l’attività pluridecennale degli anziani.

Per meglio comprendere l’attività del Gruppo, cogliendo l’occasione per fare anche una panoramica sulle attività, abbiamo sentito il presidente Luigi Cattaneo. «L’idea è nata nel lontano 1994, quando come Gruppo anziani abbiamo iniziato a svolgere la raccolta differenziata – racconta -. All’epoca l’associazione riceveva un compenso per queste attività, che è stato concesso dal sindaco di allora a patto che venisse usato per opere riguardanti la collettività. Nel 1995, in gita per quattro giorni nel sud Italia, abbiamo visitato anche Napoli. In città abbiamo visto alcune statuine sacre e abbiamo investito i beni incamerati con la raccolta nell’acquisto di due scatoloni colmi. Abbiamo quindi cominciato a costruire il museo, dopo che un autotrasporto ha portato quaranta quintali di tufo vulcanico sempre dalla Campania. Il lavoro è durato tre anni, incluso il recupero degli ambienti. La notte di Natale del 1998, alle ore 2.30…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 42 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 21. In versione digitale, qui.

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