L'idea su Flowing Data

Chi corre lascia una scia (digitale) In una mappa i percorsi più battuti

19 Settembre 2016 ore 12:05

Le grandi città viste dall’alto, di notte, sono una rete di fili splendenti. Le strade meglio illuminate e più trafficate risaltano come l’apparato circolatorio di un corpo vorace di energia. Di energia, tutta fisica, ne serve anche per fare jogging, attività sempre più diffusa e nella maggior parte dei casi accompagnata da un segnale digitale.  Perché c’è un solo modo per correre, ma molti per misurare le prestazioni e tenerne traccia. Gli smartphone, ormai, la fanno da padrone: le app per il running sono tante, ma tre – Runkeeper, Runtastic ed Endomondo – vanno per la maggiore. E tra connessione a internet e Gps, nulla resta nell’oblio. Neppure dove preferiamo appoggiare le suole per tenerci in forma.

Con quelle tracce, sovrapposte, si può avere una chiara idea di quali sono i percorsi preferiti dalla gente che va a correre. Con una mappa che queste tracce le sovrappone: quelle più marcate, evidentemente, sono le più “affollate”. Per Bergamo non è ancora stato fatto (avremmo delle linee scure sulla ciclabile del Morla, sul viale delle mura e al parco delle Trucca, così su due piedi), ma per alcune grandi città del mondo sì. A segnalare questa ricerca è stata la bergamasca Twig, società orobica specializzata nella raccolta, analisi e interpretazione dei dati. L’ha pubblicata il sito FlowingData.com. Ci sono tante città americane, ma anche qualcosa di europeo: Parigi, Londra e la nostra Venezia.

L’idea dell’autore. «Ci sono molte applicazioni – scrive Nathan Yau, un dottorato di ricerca in Statistica all’Università di Los Angeles, California (Ucla) – che permettono di tenere traccia di corsa, equitazione e altre attività. Record di velocità, il tempo, l’altitudine. Milioni di persone le usano, me compreso. Tuttavia, quando guardiamo i registri delle attività, siano essi nostri, dei nostri amici o da una timeline pubblica, le attività vengono visualizzate solo singolarmente. E se le vedessimo tutte assieme? Non solo è divertente da vedere, ma può essere utile per pianificare gli allenamenti futuri, o anche i piani urbanistici, per assicurarsi che i cittadini abbiano piste ciclabili e percorsi protetti adeguati».

«Io uso RunKeeper per il ciclismo – prosegue Yau -. Ho cominciato da lì. Queste sono le mappe che ho ottenuto, soprattutto per le città americane, ma ci sono anche alcune città europee. La cosa che balza all’occhio è che alla gente piace correre con l’acqua e nei parchi, probabilmente per allontanarsi dalle auto e per gustarsi il paesaggio». Sono mappe sperimentali: non comprendono tutti i dati della gente che corre. Ad esempio, se si guarda la mappa di New York, si nota che c’è poca gente che corre a Central Park, il che non ha molto senso. Questo ha a che fare con il modo in cui sono stati presi i dati da RunKeeper. Quando si cercano percorsi sulla app, per una città specifica, non sempre si ottengono percorsi per tutta la città. A volte, poi, sembra che la gente possa correre sull’acqua. Anche se sarebbe fantastico, questo è probabilmente dovuto al segnale Gps emesso da alcuni telefoni, che non sempre è preciso al cento per cento. Quindi le mappe non sono da prendere alla lettera. Sono però la punta di un iceberg di una ricerca che, se approfondita, si può fare molto più interessante.

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