Un genio in un volume

Il design discute la vita Parola di Ettore Sottsass

Il design discute la vita Parola di Ettore Sottsass
11 Giugno 2014 ore 10:35

Non sarebbe difficile trovarsi immersi in una vita quasi interamente plasmata da Ettore Sottsass. In casa, il letto, la vasca da bagno, i rubinetti, la maniglia e anche la porta potrebbero essere stati progettati da lui”, scrisse nel 2008 il critico dell’Observer e direttore del Design Museum di Londra Deyan Sudjic . Sarebbe invece molto difficile contenerne la personalità in un unico spazio, in un solo contenitore se la prospettiva non fosse quella di Carla Sozzani. Dall’apertura della sua Galleria nel ’90 ha presentato oltre 200 mostre di fotografi di fama internazionale tra i quali: Annie Leibovitz, Bruce Weber, Bert Stern, Sarah Moon, David Bailey, Hiro, David LaChapelle.E ancora avanguardie storiche e contemporanee, classici e grandi maestri. L’attività espositiva della Galleria Sozzani testimonia una profonda vocazione per la fotografia d’autore di generi ed epoche diversi. Oggi tocca a Sottsass rivivere in un volume da collezione (800 illustrazioni) a lui dedicato, curato da Philippe Thomé. Anni fa, nel medesimo luogo, gli era stata dedicata quella commovente mostra sul Progetto Memphis che più di altri interventi renderebbe ragione dell’osservazione di Sudjic.

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Classe 1917, vissuto intensamente e senza porsi limiti per 90 anni, Sottsass respira la passione per la progettazione e l’arte fin da bambino. Figlio dell’architetto omonimo, si laurea al Politecnico di Torino nel ’39, ma è a Milano che comincia la sua attività. Un’avventura che ha come protagonisti pezzi storici del design italiano, dalla macchina da scrivere Valentine, ancora oggi adorata da collezionisti e nostalgici, ai Superbox, gli allegri armadi colorati come pagliacci da collocare nel mezzo delle stanze, anziche lungo i muri.   Figura difficilmente inquadrabile secondo i canoni di un’estetica da lui stesso continuamente rimessa in discussione, la sua ricerca artistica, etica ed esistenziale l’ha portato a contatto col Razionalismo, il Movimento Arte Concreta, lo Spazialismo, la cultura Pop. Scultura, pittura, architettura, arredamento, produzione d’interni, allestimenti, progettazione industriale, fotografia, vetro e gioielli sono alcuni dei campi in cui si è cimentato nell’arco della sua lunga carriera, scandita da quattro Compassi d’Oro e numerosissimi premi di design. “Sottsass – scrive Hollein – è un maestro del non quantificabile nell’architettura. Per Sottsass i passaggi tra le espressioni artistiche sono fluidi, non esistono linee di demarcazione tra scultura, pittura, architettura e design: Sottsass ha da tempo superato questi confini“. Insomma, un artista (guai a chiamarlo così, lui preferiva essere riconosciuto come architetto) dalla straordinaria, ironica, fresca creatività, che continua a stupire, per aver cambiato in più occasioni il volto di una disciplina che ha reso l’Italia contemporanea famosa nel mondo. Un mago. Senza il quale la nostra vita sarebbe incolore. Oggi, a 7 anni dalla sua morte, Electa e Phaidon gli rendono omaggio attraverso 470 pagine illustrate e dedicate a chi come lui, pensa che “l’arte sia un modo per vincere la paura”.

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Ogni capitolo del libro delimita un arco temporale biografico e produttivo, facendo luce sul contesto generale in cui questo vero e proprio genio lavorava e confermando quel ‘nomadismo professionale’ che gli è universalmente riconosciuto. Il volume sarà presentato da Barbara Radice e Carla Sozzani martedì 10 giugno alle 18,30 nella spazio della Sozzani in Corso Como, dove sarà anche possibile visitare – fino al 31 luglio – una mostra di alcune opere scelte da Ernest Mourmans. Nel volume trovano ampio spazio anche le fotografie, per lo più di viaggio, spesso inedite e provenienti dall’archivio privato di Sottsass. Chiude l’opera una sezione di schizzi, dipinti e disegni che sintetizza la sua cifra creativa: annotazioni per ceramiche, gioielli, lampade, textures, decori così come per arredi, case e palazzi o semplicemente appunti di commento alla vita.

“Non capisco perché il design che dura debba essere migliore del design che scompare. Non capisco perché le pietre debbano essere migliori delle piume di un uccello del paradiso. Non capisco perché le piramidi siano migliori delle capanne di paglia birmane. Non capisco perché i discorsi del presidente siano migliori delle parole d’amore sussurrate di notte in una stanza. Per me, il design è un modo di discutere la vita. È un modo di discutere la società, la politica, l’erotismo, il cibo e persino il design. Infine, è un modo di costruire, una possibile utopia figurativa o di costruire una metafora della vita. Certo, per me il design non è limitato dalla necessità di dare più o meno forma a uno stupido prodotto destinato a un’industria più o meno sofisticata; per cui, se devi insegnare qualcosa sul design, devi insegnare prima di tutto qualcosa sulla vita e devi insistere anche spiegando che la tecnologia è una delle metafore della vita”.

In una società che programma obsolescenza, lo zucchero della vita secondo Sottsass, il suo concetto di design – attuale più che mai – è volto a stimolare il recupero della funzione etica dell’industria. “Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza”, scrive, 85enne, a conclusione di Scritti. Avvalorando Dostoevskij. A chi ha vissuto una vita come opera aperta, progettata con una frizzante intelligenza e scandita da un intenso nomadismo creativo, si può credere.

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