Con le dive della proboscide, Rupa e Inda

Elefanti indiani, un’oasi a Valbrembo Nuova area del parco Le Cornelle

Elefanti indiani, un’oasi a Valbrembo Nuova area del parco Le Cornelle
03 Aprile 2017 ore 13:46

Gli elefanti indiani se la passano bene, in quel di Valbrembo. Cinquemila metri quadrati, un investimento da oltre un milione di euro e due ospiti davvero speciali al Parco Faunistico Le Cornelle, sulla sponda orientale del fiume Brembo, per la nuova area tematica dedicata ai pachidermi. Un capolavoro di ingegneria sostenibile a uso esclusivo di questi mammiferi per il quale è stato scelto un nome speciale: Pinnawala, in omaggio all’orfanotrofio per elefanti asiatici dello Sri Lanka, il Pinnawala Elephant Orphanage, struttura che dal 1975 ospita cuccioli di elefante rimasti orfani, contando il maggior numero di esemplari di elefanti asiatici gestiti dall’uomo al mondo.

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Provano affetto. Gli elefanti, infatti, sono tra i pochi animali capaci di provare affetto e Le Cornelle, che da quest’anno sostiene l’operato del Pinnawala Elephant Orphanage, sa bene quanto sia importante donare loro cure e attenzioni. Per questo, è stata rinnovata completamente l’area a loro dedicata creando un ambiente all’insegna del pieno benessere. Il suolo sabbioso, una lussureggiante vegetazione composta da piante di varie specie come palme e bambù, intervallate da rocce e massi, e un’ampia vasca con due spettacolari cascate rendono l’oasi perfetta per le due simpatiche ospiti del Parco: le elefantesse indiane Rupa, di 42 anni, e Inda, di 37. Come due vere dive, ogni giorno vengono accudite da tre operatori che si occupano dell’alimentazione e dell’igiene, con tanto di manicure e pedicure, con taglio e limaggio delle unghie, e con un’attenzione speciale alle zampe.

Quanto mangiano. La nuova oasi prevede anche un piacevole punto di osservazione con una terrazza sopraelevata di 82 metri quadri. Sono tante, infatti, le particolarità che si possono scoprire osservando da vicino gli elefanti indiani, specie più piccola rispetto all’elefante africano, ma dalle proporzioni comunque considerevoli: alti circa 3 metri, lunghi fino a 6 metri e mezzo e con un peso che può arrivare a 5 mila kg, ogni giorno possono ingerire fino a 150 kg di cibo (sono ghiotti di erbe, germogli, frutti e cortecce) e la proboscide da sola è composta da almeno 100 mila muscoli differenti, riuscendo a sollevare pesi da 250 kg. L’elefante indiano, inoltre, ha un’appendice digitiforme all’estremità della proboscide, zampe anteriori con 5 dita e posteriori con 4 (quello africano ha generalmente zampe anteriori con 4 dita e posteriori con 3) e orecchie più piccole rispetto all’elefante africano, con zanne ben sviluppate solo negli esemplari maschi: le femmine, come quelle ospitate nel Parco Faunistico Le Cornelle, hanno zanne molto piccole e non evidenti e, a differenza dei maschi che preferiscono trascorrere la vita in solitaria, sono solite riunirsi in gruppi stabili guidati da una anziana.

Ma ciò che stupisce di più è che, come dimostrato da tantissime ricerche, questi mammiferi sono tra i pochi al mondo a provare empatia e solidarietà con altri esseri viventi. E basta osservare i comportamenti delle due ospiti del Parco, Rupa e Inda, per capire come il rapporto tra le due sia strettissimo: trascorrono le giornate in cerca di cibo o giocando, si divertono a «farsi la doccia» aspirando l’acqua nella proboscide e spruzzandosela addosso, comunicano tra loro attraverso il barrito, si accarezzano con la proboscide e quando sentono molto caldo, agitano le grandi orecchie, come fossero due ventagli. Inoltre, grazie allo stretto legame sociale che li caratterizza, gli elefanti sono in grado di provare preoccupazione per i loro simili: soffrono quando vedono uno di loro soffrire e cercano di esprimere la loro partecipazione e calmare l’individuo in sofferenza. È facile, quindi, intuire, quanto possa essere doloroso per un cucciolo di elefante ritrovarsi senza la propria mamma. Per questo è importante che esistano strutture che possono prendersi cura di loro, come l’orfanotrofio Pinnawala, che ha iniziato la sua attività accudendo 5 cuccioli, ed oggi ospita 88 elefanti, 39 maschi e 49 femmine, tra cui Mathali, la femmina più anziana che ha partorito nel 1994 Amalee e che oggi è diventata nonna di Elvina. Il primo cucciolo nato nel Peo, invece, è del 1984 e si chiama Sukumali: da allora nell’orfanotrofio sono nati ben 70 esemplari.

 

La primavera al parco faunistico

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La primavera 2017 inizia con la grande novità della nuova Oasi Pinnawala che arriva a un anno esatto di distanza dalla creazione di un’altra, emozionante, area: la Savana, e a 5 mesi dal dolcissimo lieto evento: la nascita di un cucciolo di ippopotamo. Il nuovo arrivato, figlio di papà Nino e mamma Pippa, alla nascita pesava già 50 kg oggi ne pesa addirittura tra gli 80 e i 100 e da qualche giorno si chiama Bud, nome che gli amanti de Le Cornelle hanno scelto con un contest sulla pagina Facebook del Parco. Come ogni primavera, inoltre, è tornata la cicogna bianca selvatica, splendido esemplare che da tre anni a questa parte costruisce il proprio nido sopra la grande voliera del Parco in cerca d’amore. Il volatile, maschio, quest’anno è arrivato addirittura il 19 Gennaio e in tre giorni ha ricostruito il suo nido attendendo l’amore. Un’attesa durata fino al 7 marzo quando è improvvisamente comparsa una seconda cicogna, una femmina, e l’amore finalmente ha trionfato. Ma la stagione degli amori è iniziata anche per i pinguini di Humboldt: in primavera esemplari maschi e femmine cominciano a cercarsi vicendevolmente per rinsaldare i rapporti di coppia e per costruire nidi. In particolare i pinguini hanno un sistema di riproduzione che prevede la monogamia che deve essere confermata ad ogni nuova stagione riproduttiva; infatti entrambi i genitori covano e contribuiscono all’allevamento dei piccoli.

Info. Parco Faunistico Le Cornelle, via Cornelle, 16, Valbrembo, www.lecornelle.it. Orari: fino al 25 marzo e dal 25 settembre al 26 novembre: dalle 9 alle 17; dal 26 marzo al 24 settembre: dalle 9 alle 19.

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