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L'escursione consigliata

Gita in vetta al monte Cancervo, le cui bellezze restano celate in attesa di essere riscoperte

In Val Brembana, questa cima domina sulle frazioni di San Giovanni Bianco; conosciuta e amata da residenti e valligiani, è spesso dimenticata dagli escursionisti che preferiscono mete più famose e blasonate

Gita in vetta al monte Cancervo, le cui bellezze restano celate in attesa di essere riscoperte
Escursioni Val Brembana e Imagna, 14 Aprile 2021 ore 12:20

di Angelo Corna

Le Orobie si tingono dei colori della primavera. Il ghiaccio cede il posto ai bucaneve, cervi e camosci scendono a bassa quota e le marmotte, incuriosite, fischiano ai primi escursionisti. È il risveglio della montagna. Il nostro arco alpino ci offre svariate possibilità: luoghi accessibili a tutti, ma anche itinerari più riservati e solitari. Sono questi ultimi a nascondere scorci e bellezze dimenticate.

In Val Brembana, il monte Cancervo domina sulle frazioni di San Giovanni Bianco; una vetta conosciuta e amata da residenti e valligiani, ma spesso dimenticata dagli escursionisti che preferiscono mete più famose e blasonate. E tra guglie e torrioni le sue bellezze restano celate, in attesa di essere riscoperte.

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Un giro ad anello ci permette di riscoprire questa bellissima montagna. La nostra gita trova partenza dal caratteristico borgo di Pianca (m.810 e frazione di San Giovanni Bianco); il sentiero, marchiato dal segnavia Cai 102, si snoda a monte dell’abitato e risale tra prati e pascoli in direzione dei ripidi canali che caratterizzano la zona. Nonostante la bassa quota, guglie e torrioni si alzano come vere e proprie torri, quasi a ricordare le dita di una mano protesa verso l’azzurro del cielo.

Il cammino ci porta al cospetto della semi-inviolata Corna Torella, con i suoi pinnacoli rocciosi: una lingua verticale di roccia alta una settantina di metri, aperta e attrezzata dal compianto alpinista Bruno Tassis, detto “Camos”. Si racconta che nessuno abbia mai osato ripetere l’impresa, e alcuni spezzoni di corda tuttora penzolanti testimoniano gli infruttuosi attacchi tentati nel corso degli anni.

Noi continuiamo a salire tra canali e sfasciumi, fino a un breve tratto attrezzato con catene; quest’ultima, divertente difficoltà ci porta a un ampio prato, dove tra le prime fioriture possiamo scorgere l’ultima neve presente. Il sentiero prosegue in falsopiano fino a una sella che presenta due alternative. Noi pieghiamo a destra e in pochi minuti, con un ultimo sforzo, raggiungiamo la cresta della montagna e la piccola croce di vetta, posta a metri 1831.

È il momento di riporre gli zaini: ci attendono pace, silenzio e un bellissimo panorama sulla Val Taleggio, le Grigne, i monti Araralta e Baciamorti e il vicino monte Venturosa…

L’articolo completo, con i percorsi e le bellezze della zona, lo potete leggere sul PrimaBergamo in edicola da venerdì 16 aprile