Expo - 12

Riepilogo delle magagne in corso

Riepilogo delle magagne in corso
18 Aprile 2015 ore 11:08

«Benvenuti Signore e Signori alla fiera internazionale di Expo 2015, nutrire il pianeta energie per la vita. Il grande evento che devasta la nostra città». Sull’home page di riferimento dei movimenti antagonisti il count down verso il 30 aprile è iniziato. Quel giorno è stato indetto infatti quello che con un po’ di enfasi è stato definito “corteo studentesco internazionale”. Preludio della vera prova di forza che dovrebbe avvenire il giorno dopo, in coincidenza con l’inaugurazione di Expo. Sarà secondo il programma il NoExpo Day, con una manifestazione per dire che «Milano, capitale della crisi e della precarietà» e ribadire «che ExpoFaMale».

Riusciranno nel loro intento le avanguardie dei contestatori? Lo spettro di Genova 2001 è presente a tutti e quindi l’attenzione è massima, anche se alcuni dei motivi di tensione possibile, sono stati affrontati in anticipo, su tutti la combattutissima prima della Scala con Turandot, contestata dal personale del teatro che non ha mai lavorato il Primo maggio. Ma l’accordo è stato trovato e non dovrebbero esserci sorprese.

Ma ci sono altre magagne con cui Expo sta facendo i conti. La prima, la più temuta è quella relativa alla sicurezza. Nei giorni scorsi un giornalista corsaro abituato a questo tipo di imprese, Fabrizio Gatti, ha dimostrato con un servizio pubblicato su L’Espresso come a pochi chilometri dall’area espositiva ci sia un piccolo aeroporto, quello di Bresso, poco custodito dove di notte è gioco da ragazzi avvicinarsi ai velivoli e, se si è in grado di guidarli, alzarsi in volo. Le prove di forza dell’Isis a livello globale potrebbero avere Expo come bersaglio? L’intelligence italiana, si sa, è tra le migliori al mondo. Ma questo non è bastato a tranquillizzare alcune scuole tra quelle che massicciamente si sono prenotate per una visita alla ripresa dell’anno a settembre. Sono arrivate tante disdette, al punto che per arginarle ha dovuto intervenire il numero uno di Expo, Giuseppe Sala, cercando di rassicurare tutti.

 

 

Sul Primo maggio incombe anche l’incubo di troppi cantieri ancora aperti, dentro e fuori l’area. In particolare nel mirino c’è paradossalmente il Padiglione Italia, che da Paese ospitante non farebbe certo una grande figura davanti al mondo. A meno di due settimane dall’inizio ci sono ancora le gru attorno al cantiere. E se l’esterno risulterà finito per l’inaugurazione, è molto probabile che all’interno mancheranno buona parte delle installazioni previste.

Tuttavia la vera mina vagante che incombe su Expo è un’altra: sono le traduzioni nelle lingue straniere dei materiali informativi, online e offline. Qualche settimana fa un’inchiesta del Corriere della Sera aveva scoperto una miriade di errori incredibili, grazie anche alle denunce arrivate da numerosi professori di inglese e di francese in particolare. Sull’home page del sito di Expo si leggeva ad esempio questo titolo: «Albanese looks backstage at the communication campaign of Expo Milano 2015». Il riferimento è alla campagna di comunicazione di Expo, la cui «voce» sarà l’attore Antonio Albanese, ma nessuno conosce l’espressione «looks backstage», semplicemente perché non esiste. Il dubbio è che molte traduzioni siano state fatte semplicemente usando Google translate, da traduttori sottopagati. Chi volesse divertirsi nella caccia agli strafalcioni può andare sul blog https://nopeanuts.wordpress.com/2014/03/12/meet-cretino-expo-translator/

Forse proprio la cattiva qualità dei testi tradotti è all’origine di un altro smacco di Expo2015: non ha sfondato sul web. Le notizie più lette sono tutte quelle relative agli scandali che hanno costellato la storia dei cantieri. Mentre sui social Expo 2015 è decisamente in affanno: pensate che la pagina Facebook ha meno like di quella allestita per l’Expo 2020 a Dubai. 1,312 milioni contro 1,348. Speriamo che nel passaggio dal virtuale alla realtà Milano sia capace di riscattarsi…

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