All'interno della zona italiana

A Expo c’è pure il vino buono Un tour nel padiglione dedicato

A Expo c’è pure il vino buono Un tour nel padiglione dedicato
09 Ottobre 2015 ore 17:00

Ad Expo non si mangia solo, si beve anche. Arrivati quasi a fine corsa, si può anzi dire che sia bevuto tanto e bene. Il padiglione dedicato al vino (italiano), sistemato in un punto cruciale, all’incrocio tra cardo e decumano, è stato un successo oltre tutte le previsioni. Oltre 1,5 milioni di visitatori e quasi 450mila degustatori per le 3.600 etichette dei duemila produttori presenti nella Biblioteca del vino – Enoteca del futuro. Il nome del padiglione, promosso da Vinitaly, è significativo e anche ambizioso, Vino – A taste of Italy. Il vino per dire il gusto e il fascino dell’Italia. Quella di Milano è stata la prima Expo, dopo 164 anni cioè dall’edizione al Victoria and Albert Museum londinese nel 1851, a dare al vino un ruolo centrale nell’esposizione e nelle relazioni tra paesi.

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«Abbiamo voluto puntare a creare non l’identità del vino italiano ma del mito del vino italiano. Il Padiglione del Vino accetta la sfida per il futuro degli altri produttori nel mondo, che sono tanti, agguerriti e bravi, e sono uno stimolo a migliorare la qualità», ha spiegato Italo Rota, l’architetto che ha progettato il padiglione. «I visitatori possono fare esperienze dedicate alla storia e al futuro del vino: un piacere, tante volte consumato automaticamente. Per questo abbiamo dato spazio al colore, all’olfatto, come strumenti per orientarsi nel labirinto e nel cosmo del vino italiano, fatto da migliaia di produttori e da una biodiversità dei vitigni che rende unico il nostro Paese».

Il padiglione, che è giocato tutto sui colori bianchi e beige, è dedicato  al rapporto tra tradizione e innovazione. Rota ha distorto il Bacchino di Caravaggio come fosse un fumetto e ha portato la statua di Giulietta da Verona. Tutto intorno dei nasi dai quali fuoriescono gli aromi dei vini. Lo spazio è suddiviso per regioni. Il percorso tocca anche i cinque sensi, per un coinvolgimento totale dei visitatori. Suoni, musica, le grandi rappresentazioni del vino nelle arti e la storia (oltre 2.500 anni) raccontata attraverso le immagini di artisti. Un’immersione totale per il visitatore, una premessa descrittiva armonica, ma allo stesso tempo caleidoscopica, che introduce – percorsa una scala scenografica che porta al primo piano – alla Biblioteca del vino e all’Enoteca del futuro, dove vengono presentate tutte le denominazioni italiane. È questo il cuore del padiglione perché è qui che si passa alle degustazioni.

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Per l’assaggio dei vini è naturalmente necessario essere maggiorenni (il padiglione era stato investito da una polemica per una sezione di educazione al bere dedicata ai bambini). La Winecard, la tessera che consente l’assaggio, ha un costo di 10 euro e comprende anche un bicchiere personale. Con dei limiti, però… Ogni singola Winecard permette tre degustazioni a scelta, ma è consentita una sola volta la ricarica della tessere, per altri 10 euro e altre tre degustazioni. Si può scegliere fra 3600 etichette, fruibili attraverso apposite macchine (Eno-dispenser) in grado di servire i vini al giusto grado di temperatura e conservazione. Un sommelier è sempre presente per aiutare a conoscere in modo approfondito il vino, la provenienza, i possibili abbinamenti, la storia del vitigno e dell’azienda.

Se i numeri del padiglione sono certamente lusinghieri, ancor di più lo sono quelli della vendemmia 2015: secondo i dati resi noti dalla Commissione europea, l’Italia può stappare per il record di 49milioni di ettolitri, superando la Francia che è a quota 46,6.

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