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Il film da vedere nel weekend La notte del giudizio, horror politico

Il film da vedere nel weekend La notte del giudizio, horror politico
Eventi 07 Luglio 2018 ore 04:30

Regia: Gerard McMurray.
Con: Marisa Tomei, Lauren Velez, Melonie Diaz, Mo McRae, Chyna Layne.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Si è detto varie volte come il cinema di genere, soprattutto horror, spesso non goda di alta considerazione intellettuale presso la critica. I motivi sono diversi, ma di fatto è perché spesso si tratta di cinema di pura cassetta, pensato per vendere e poco creativo dal punto di vista stilistico-espressivo. Eppure, soprattutto negli ultimi anni, questa particolare tipologia di film ci ha offerto non poche sorprese e varrebbe la pena cominciare a interrogarsi più apertamente sui motivi di questa nuova esuberanza creativa. Anche in questo caso i motivi sono certamente numerosi, ma per indicarne uno su tutti, si può forse ricordare come l’horror sia spesso il genere principe per indagare (e visualizzare) ansie culturali e fobie sociali serpeggianti nella realtà. Si pensi, solo per fare un esempio, alla quantità di film legati al contagio e alla dispersione dei fluidi corporei uscita nel periodo di prima diffusione del virus HIV.

 

 

James DeMonaco è stato, negli ultimi anni, uno dei migliori registi da questo punto di vista: la trilogia da lui ideata e diretta (La notte del giudizio, con i suoi due sequel Anarchia e Election Year) è riuscita a mettere in evidenza (utilizzando la cornice distopica di un futuro prossimo) alcuni elementi cruciali della contemporaneità politica in cui viviamo, alcuni concetti che i discorsi continuamente riproposti dal dibattito lasciano sullo sfondo, ma enunciano con efficacia. Come è noto, le vicende di questi film ci parlano di un’America rinata dopo una profonda crisi grazie all’intervento dei cosiddetti Nuovi Padri Fondatori. Essi hanno istituito la Notte dello Sfogo, nella quale i servizi di sicurezza e i soccorsi vengono sospesi ed è possibile compiere qualsiasi crimine rimanendo impuniti.

Gerard McMurray (semiesordiente nato nel 1985) viene chiamato a dirigere il prequel della serie, appena giunto nelle nostre sale: La prima notte del giudizio. Ambientata (non a caso) nel 2018, la narrazione di questa pellicola ci mostra come l’America dei Nuovi Padri sia arrivata alla decisione di mettere in piedi lo Sfogo, a partire (guarda caso) da un’ansia eterofobica e da teorie sociologiche provate sulla pelle degli emarginati in un contesto di isolamento sociale.

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La firma di DeMonaco, che si è mantenuto il ruolo di sceneggiatore per questa nuova iterazione, è del tutto evidente e il film trova un interesse specifico nell’essere il primo capitolo della serie dell’era Trump. Si tratta di un dettaglio da non sottovalutare perché lo sviluppo de La notte del giudizio ha sempre seguito da vicino le altalenanti vicende della storia americana, intercettando gli elementi strutturanti del dibattito politico (Election Year è da questo punto di vista decisamente esemplare).

Dal punto di vista prettamente cinematografico vediamo confermati grossomodo tutti gli elementi che avevano caratterizzato i film precedenti: la fotografia è elegante ed ispiratissima, mentre l’uso di maschere e travestimenti durante la Notte dello Sfogo ci mostra un cruento carnevale che mette in scena personaggi e simboli della storia americana rovesciandone il significato, dalla Statua della Libertà a George Washington. Forse l’unico difetto vero del film è il suo non avere uno stile particolare: il regista non riesce (o forse non vuole) liberarsi del magistero del suo creatore e così il suo film si avvicina moltissimo (forse troppo) all’originale.

Ma, al di là di questa perplessità, siamo di fronte a un film non solo decisamente ben fatto, ma politicamente importante. Sotto le spoglie del divertimento spaventoso, La notte del giudizio si conferma ancora una volta un manifesto politico di primaria importanza.

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