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Il film da vedere nel weekend I magnifici 7, western is back

Il film da vedere nel weekend I magnifici 7, western is back
24 Settembre 2016 ore 06:30

Regia: Antoine Fuqua.
Cast: Denzel Washington, Chris Pratt, Ethan Hawke, Vincent D’Onofrio, Lee Byung-Hun, Manuel Garcia-Rulfo, Martin Sensmeier, Haley Bennett, Matt Bomer, Peter Sarsgaard, Luke Grimes, Wagner Moura, Billy Slaughter, Jonathan Joss, Carrie Lazar.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

C’era una volta il film giapponese I sette samurai (1954) di Akira Kurosawa. Ambientato nel Giappone feudale, vedeva protagonista un drappello di sette guerrieri, uniti nel disperato tentativo di salvare un villaggio e i suoi abitanti. Il film, straordinario successo di pubblico e di critica, era molto semplice nella sua impostazione generale e così venne l’idea di adattarne la vicenda ad un altro genere hollywoodiano di successo. Nacque così I magnifici sette (1960), per la regia di John Sturges. Cambiando i personaggi e alcune situazioni chiave del film di Kurosawa, si ottenne uno dei migliori western della storia del cinema: niente più spade, ma rapide pistole; aboliti i samurai, vennero sostituiti da prodi cowboys. Avventuroso, dalla morale virile e ancora legata all’idea di un mondo diviso in parti eguali fra buoni e cattivi, il film di Sturges è diventato con gli anni un vero e proprio testo-simbolo del genere.

 

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Così, quando venne annunciato che all’ultima Mostra del cinema di Venezia sarebbe stato presentato il remake di questo capolavoro, qualcuno storse il naso. Soprattutto, si disse, il western è un genere ormai tramontato, almeno nella sua forma classica. Il consolante paternalismo dei film di John Ford è stato smontato poco alla volta da altri autori e lungometraggi (su tutti Il mucchio selvaggio), che hanno mostrato i lati oscuri della conquista del West. Il pericolo più grande era, insomma, che il film firmato da Antoine Fuqua (Southpaw, The Equalizer) fosse fuori tempo massimo, anacronistico e in definitiva infelice. Così non è, per fortuna. Lasciando praticamente inalterata la trama originale (a sua volta di fatto identica a quella proposta da Kurosawa), Fuqua riesce a realizzare un remake intelligente, in grado di ritagliarsi uno spazio di originalità che, al momento del suo annuncio, non tutti avrebbero sospettato.

Il compito, bisogna dirlo, non era facile. Questo è vero nel caso di qualsiasi remake, ma l’impresa rischiava qui di diventare quasi impossibile: il film originale era ormai patrimonio consolidato di una certa stagione del cinema americano e, come se non bastasse, era a sua volta il rifacimento di un film precedente. Fuqua, per fortuna, ha tenuto presenti entrambi i modelli (Sturges e Kurosawa), senza privilegiare più di tanto quello americano. Il regista, soprattutto, sceglie di non rifare il film tale e quale, evitando di cadere nel già citato pericolo dell’anacronismo stilistico. Il colpo di genio, se così si può chiamare, è stata la decisione di rendere il film più contemporaneo, più prossimo ai problemi e alla sensibilità del pubblico.

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Il risultato, forse, rischia di essere un po’ troppo politcally correct (i personaggi hanno tutte origini etniche diverse), ma nel complesso il film è un esperimento pienamente riuscito. Soprattutto, in maniera molto intelligente, Fuqua sceglie un ruolo di primo piano per un personaggio femminile, risarcendo così le donne del ruolo subalterno che hanno sempre avuto nel western classico (che, per definizione, era un genere di soli uomini). Insomma, Fuqua consapevolmente sceglie una strada impervia ma si rivela in grado di percorrerla fino in fondo, portando alle estreme conseguenze le proprie scelte. Il riscatto di coloro che non avevano diritto di apparizione nel cinema americano classico è solo la punta dell’iceberg di una regia più complessa, che impreziosisce il film senza farlo scadere nel semplice citazionismo.

Per una volta, quindi, siamo di fronte a un remake dove a predominare non è la nostalgia, ma il desiderio di aggiornamento e di innovazione all’interno di un universo narrativo che viene reso attuale e più che mai vivo. Che sia questa la strada giusta per i remake del futuro? Forse, considerato anche che lo dimostra – in negativo – il pessimo risultato di Blair Witch, anch’esso attualmente in sala.

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