Il mondo in una stanza

Guardate come oggi il cinema ridisegna il mondo in 3D

Guardate come oggi il cinema ridisegna il mondo in 3D
Eventi 25 Ottobre 2014 ore 15:24

Il cielo in una stanza, cantavano Mina e Gino Paoli che ne è anche l’autore. E adesso Giorgia. Ma oggi in una stanza ci stanno anche un castello, il prato davanti al castello, un bosco, tre velieri, i bastioni di Carcassonne. Tutto ci sta in una stanza.

Il cinema non ha più bisogno del mondo: lo produce, lo disegna in 3D. Per girare una scena sono necessari soltanto gli elementi (una scala, una barca che beccheggia, una sedia) che consentano agli attori di compiere alcuni movimenti come alzare una gamba, correre incontro a una persona che stia più in alto o più in basso, tenersi appesi a un gancio. È il corpo, in questi casi, ad aver bisogno di un supporto. Per il resto non c’è bisogno di niente. Tutto disegnato al computer.

Tre accenni per introdurre la collezione di foto che segue.

Chi sia andato a visitare uno dei grandi Studios di Hollywood avrà nel cassetto una foto che lo ritrae assieme ad altri con la faccia terrorizzata. Fa parte del gioco e viene scattata quando i visitatori passano su un trabattello che li conduce da una zona all’altra dell’hangar mentre osservano tranquilli la scena di un film su uno schermo lì di fianco. A un certo punto il trabattello viene abbassato di scatto di un paio di centimetri, poco più di uno scossone, come di un ascensore che scendesse di colpo. Tutti si terrorizzano, scattano degli enormi flash e quando i visitatori, rinfrancati, vanno a prendere la foto all’uscita si vedono con la loro faccia da si salvi chi può nella scena del film che stavano guardando.

La scena dell’incendio di Atlanta, in Via col Vento di Selznick, fece epoca perché per i pochi minuti della scena furono usate le quasi due ore di pellicola girate in occasione di un altro incendio, avvenuto negli studios, in cui erano andati persi molti materiali appartenenti alla storia del cinema, fra cui alcune scenografie del primo King Kong, quello del 1933. Allora non esisteva il digitale, il montaggio avvenne in analogico, cioè pellicola su pellicola.

In occasione della messa in onda di I Pilastri della Terra, la miniserie televisiva tratta dall’omonimo romanzo di Ken Follett, Rete4 presentò dei brevi stralci di produzione che mostravano in maniera molto efficace il processo di realizzazione di alcune sequenze: si vedevano dapprima gli attori che si muovevano su grandi tavolati di colore azzurrognolo (un colore che scompare quando viene ripreso) e, via via, nei loro dintorni, i palazzi, le cattedrali, gli interni e gli esterni, le grandi sale o gli angoli più riparati, che crescevano come si forma un albero in un disegno: dapprima per linee generali poi, via via, verso i particolari sempre più precisi e minuziosi. Sono i cartoni animati che hanno fatto scuola al cinema.

Quello che stupisce, in tutto ciò, è la straordinaria bravura degli attori, che si muovono in uno spazio totalmente indefinito, quasi privo di riferimenti, come se ci fosse davvero qualcosa. La tecnologia ha fatto passi straordinari, ma l’arte dell’attore non ne ha fatti di minori, da “Chi ha incastrato Roger Rabbit”(1988) in poi.

 

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