Le foto della première a Londra

Lo Hobbit, il gran finale

Lo Hobbit, il gran finale
03 Dicembre 2014 ore 12:45

Li abbiamo lasciati con il fiato sospeso, mentre guardavano il terribile drago Smaug volare fuori dalla Montagna Solitaria in cerca di vendetta. Ora, finalmente, potremo scoprire come le avventure di Thorin, Bilbo, Gandalf e di tutti i nani della terra di Mezzo troveranno compimento. In Italia bisogna aspettare ancora qualche giorno, ma ormai l’attesa è pressoché finita: Lo Hobbit – La Battaglia dei Cinque Eserciti sarà prestissimo nei cinema. Il momento tanto agognato dai fan della saga creata più di mezzo secolo fa dal genio fantasy (e non solo) di J.R.R. Tolkien, nel nostro Paese, arriverà il 16 dicembre. Ma ieri, 2 dicembre, si è tenuta a Londra la première europea del terzo e conclusivo capitolo della storia dello hobbit per antonomasia, Bilbo Baggins della Contea, e della compagnia di nani con cui, nel 2012, iniziò la grande avventura, alla riconquista del antico regno di Erebor.

I numeri di una saga senza precedenti. Quella de Lo Hobbit è in assoluto la saga cinematografica più costosa mai realizzata: complessivamente, per la produzione dei tre capitoli, è stata superata la cifra record di un miliardo di euro. Considerando il solo terzo film, fra attori, regia, artisti digitali, scenografi e collaboratori vari, hanno lavorato alla realizzazione della pellicola quasi 2.000 persone. Del resto, anche solo per creare i 2176 effetti digitali targati Weta Digital, non bastava un semplice pugno di professionisti. Per dare corpo alle creature fantastiche presenti nella storia, sono state utilizzate circa 5 mila protesi differenti, da quelle più vistose per mani e piedi, a quelle più minuziose per nasi e orecchie.

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Grande impegno è stato richiesto anche agli stessi attori, i quali, oltre che nelle ovvie prestazioni recitative, sono stati coinvolti anche in lunghe esercitazioni, per acquisire al meglio le capacità richieste a personaggi “medievali”: ancor prima che iniziassero le riprese, gli attori hanno seguito un programma di ben tre mesi, strutturato in assidui allenamenti per imparare a destreggiare un’arma e a cavalcare. Tutto questo è stato ampiamente documentato – per la gioia dei nostri occhi – da 48 diverse macchine da presa digitali, coadiuvate da 5 elicotteri nel continuo compito di trovare le migliori location per girare le scene.

Già, la location: dopo la fortunatissima esperienza dei film de Il signore degli anelli, la Terra di Mezzo non poteva non essere ricollocata in Nuova Zelanda, dove la varietà (e incredibile bellezza) delle terre si presta alla perfezione a questo genere di film. Ultima curiosità: per quanto si possa sforzare, difficilmente un attore riuscirebbe mai ad produrre il ventaglio di rumori vocali emessi da un goblin; ecco perché, proprio per dar voce a questo tipo di creatura, sono state realizzate ben 16 diverse tracce sonore.

 

 

Le considerazioni del regista Peter Jackson. Presente, naturalmente, alla première di Londra, il regista Peter Jackson ha condiviso le sue emozioni in un momento tanto particolare: dopo 16 anni interamente dedicati all’adattamento cinematografico delle opere di Tolkien (prima con Il signore degli anelli e poi con Lo Hobbit), è giunta la conclusione di questa meravigliosa avventura. In questo lungo periodo, i successi sono stati innumerevoli (5 miliardi di incassi, 17 premi Oscar e 36 nomination), così come i momenti di duro lavoro: per stessa ammissione di Jackson, questa parentesi professionale ha portato con sé, oltre che grandi soddisfazioni, impensabili responsabilità, dovute da un lato alle enormi quantità di denaro che i finanziatori dei film hanno messo a disposizione, e da un altro lato alla grandissima aspettativa che i fan e gli spettatori di tutto il mondo hanno fin da subito nutrito nei confronti di questa colossale produzione cinematografica. La speranza di Jackson è ora che questa saga senza tempo possa anche insegnare qualcosa alla gente, oltre che dilettarla: «È una storia universale, che parla di un popolo defraudato che deve sopportare tante avversità per tentare di riprendersi la propria terra. Ma anche dell’avidità, mista a follia, che si impadronisce di chi desidera troppo intensamente qualcosa».

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