Un thriller che sfida le ideologie

Il film da vedere nel weekend Child 44, storia di un orco russo

Il film da vedere nel weekend Child 44, storia di un orco russo
02 Maggio 2015 ore 11:45

Regia: Daniel Espinosa.
Con:  Tom HardyNoomi RapaceGary OldmanJoel KinnamanPaddy Considine.
Dove vederlo a Bergamo e provincia: qui.

 

Quando si pensa al secolo appena trascorso, non si può fare a meno di ricordare le sue tragedie, con conflitti armati scoperti e violentissimi e con il languido clima di tensione che ne ha caratterizzato tutta la seconda parte, con conseguenze ben visibili ancora oggi. A livello internazionale, forse a causa del clima di grande segretezza che ha sempre aleggiato all’interno della vecchia Unione Sovietica, i film ambientati in questo contesto storico-geografico hanno sempre attirato molto l’attenzione del pubblico, per il fascino esotico della materia narrata e per la possibilità di rileggere la storia con occhi diversi.

È proprio sotto l’ombra inquietante e morbosa dell’MGB, il servizio segreto sovietico, che si apre il film Child 44 – Il bambino numero 44 da questa settimana in sala anche in Italia. Le forze di polizia militare, russe e non solo, sono sempre state caratterizzate da una violenza psicologica e fisica assolutamente ingiustificata, quasi sempre cieca e inutile. Tuttavia Leo Demidov, ufficiale del corpo, si insospettisce quando gli viene chiesto di archiviare un caso di morte infantile piuttosto sospetta, dietro al quale – lo si capirà ben presto – si nasconde un disegno più complesso. Oltre al piano delle indagini, centrale nel film è quello privato: Leo è sposato con un’insegnante che non lo ama, che si è legata a lui per paura se non per convenienza e che dal profondo, in modo spesso nascosto ma chiaramente percettibile, disprezza il marito e il sistema di valori che incarna.

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Trasposizione filmica dell’omonimo romanzo di Tom Rob Smith, il film si presenta come un solido thriller che, anziché puntare sul paranormale o sul truculento, si concentra sulla dimensione realistica del male, tratteggiata con una pennellata paranoica che si cementa con chiari riferimenti alla cronaca del passato. I delitti raccontati nel film, seppur retrodatati di circa vent’anni, richiamano direttamente le efferate gesta del “mostro di Rostov” colpevole di aver assassinato quasi cinquanta persone nel corso della sua pluriennale carriera di morte. È un thriller, Child 44, che strizza l’occhio al poliziesco e a quel suo gusto per il collegamento degli elementi, all’interno di una cornice fortemente realistica che scava dietro la vuota retorica del regime staliniano per indagarne le pieghe marce e luride. Non sarà un caso che questo film, votato alla demolizione di una maschera di benpensante perbenismo e di vuota celebrazione dello stato sovietico sia stato interdetto in Russia perché altera quella che viene ancora oggi insegnata come una verità storica.

Daniel Espinosa, regista di evidente talento e ispirazione, compie una scelta particolare e coraggiosa eleggendo a suo portavoce all’interno del film un ufficiale del sistema, simbolo di quei valori che la pellicola stessa intende mostrare sotto una nuova luce. Nel mondo di Espinosa tutto prende forma in modo rapido, conciso ma incredibilmente convincente, come si conviene a un mondo quale era (o qual è ancora) quello sovietico, fatto di certezze assolute che non possono essere messe in discussione. Il personaggio di Demidov, allora, diventa una necessaria lente d’ingrandimento, che in maniera sempre più scoperta mette lo spettatore al corrente dell’ondata di follia montante in Russia, che spesso si nasconde in maniera camaleontica dietro le ricchezze retoriche della politica. Un film coraggioso, che racconta una storia che andrebbe ripetuta più spesso senza perdersi in noiosi racconti scolastici.

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