L'Italia è seconda

Il padiglione più bello di Expo 2015 E la classifica di tutti gli altri

Il padiglione più bello di Expo 2015 E la classifica di tutti gli altri
07 Ottobre 2015 ore 11:00

Ma quale Giappone! Il padiglione nettamente più apprezzato dal pubblico che ha visitato l’Expo è quello del Kuwait. La consultazione (con conseguente classifica) è stata lanciata da In/Arch, l’Istituto nazionale di architettura e sarà attiva sino al 20 ottobre, ma è difficile che il premio sfugga al padiglione kuwaitano che per ora ha raccolto oltre il 23 percento dei voti. L’Italia segue, ma molto staccata, con quasi il 10 percento. Ovviamente, si deve tenere conto del fatto che al sondaggio partecipano presumibilmente soprattutto addetti ai lavori e architetti. Comunque, le sorprese non mancano davvero, come la bocciatura del padiglione che attira di più il grande pubblico, cioè quello del Giappone, che raccoglie solo il 2,6 percento delle preferenze: infatti uno degli arcani di questo padiglione desideratissimo dal pubblico è il fatto che è in grado di assorbire poco pubblico, vista la durata del tempo di visita, e questo determina anche la lunghezza delle code.

 

https://youtu.be/lbCMeyGtWoo

 

Cos’ha di speciale il padiglione del Kuwait. Che non si tratti comunque semplicemente di un voto con l’ottica di architetti lo dimostra il fatto che il padiglione degli Emirati, altro must di questa Expo, firmato dall’archistar Norman Foster abbia raccolto solo il 4,8 percento dei voti. Cos’ha dunque il padiglione del Kuwait da conquistare un consenso così plebiscitario? Innanzitutto va sottolineato che la struttura del padiglione richiama le imbarcazioni kuwaitiane, i Dhow, tuttora utilizzate nel Golfo Arabico, e questo è già un elemento di straordinaria suggestione anche per chi lo vede da fuori, camminando lungo il Decumano: le grandi vele suggeriscono l’idea del viaggio e dell’avventura. La facciata laterale presenta invece un esempio delle serre e dei sistemi di coltura idroponica (cioè fuori suolo) diffusi nel Paese. La prima sezione del percorso illustra le caratteristiche del territorio e del clima del Kuwait; nella seconda viene mostrato come lo studio e la ricerca scientifica abbiano permesso di creare un habitat ospitale e fertile; nell’ultima sezione, i visitatori possono immergersi in prima persona nella cultura kuwaitiana.

 

[Clicca sull’immagine per visitare l’Expo in 3D
e scoprire tutto quel che riguarda il padiglione del Kuwait]

Screen Kuwait 2

 

Il significato e la struttura del padiglione del Kuwait. Il padiglione ha una firma italiana, quella dello studio di Italo Rota (lo stesso che ha progettato il Museo del Novecento a Milano), vuole quindi essere un affascinante spaccato del territorio del Kuwait, della cultura, delle risorse umane e paesaggistiche di un Paese nato dal deserto e che in esso ha saputo trovare la propria ricchezza. Quindi è un padiglione pensato per raccontare le sfide di una nazione che ha saputo trovare una via allo sviluppo nonostante le condizioni ambientali complicate. Ad esempio viene raccontato il primato del Kuwait, che nel 1953 ha costruito il primo impianto al mondo di desalinizzazione a tecnologia Msf (multi-stage flash) e oggi ha sette impianti che producono 1,85 miliardi di litri d’acqua al giorno.

 

 

La struttura del padiglione è molto semplice: la prima sezione del percorso illustra le caratteristiche del territorio e del clima del Kuwait; nella seconda viene mostrato come lo studio e la ricerca scientifica abbiano permesso di creare un habitat ospitale e fertile; infine nell’ultima sezione, la più suggestiva, i visitatori possono immergersi in prima persona nella cultura kuwaitiana. Come ha spiegato Italo Rota, «la prima sala del padiglione è costituita da una fattoria per l’allevamento dei gamberi, la principale fonte di nutrizione della popolazione, superata la quale si trova un modello che descrive il territorio e il clima del Kuwait». Una particolarità è data dal fatto che solo i bambini possono entrare dentro il plastico e conoscere le tradizioni di questo Paese. «Ho scelto di escludere gli adulti da alcuni spazi interattivi», dice ancora Rota, «perché sono i bambini che hanno in mano le sorti del futuro, i genitori possono solo guardarli da fuori».

Alla fine, inevitabilmente, si finisce a tavola: un grande spazio è infatti dedicato alla ristorazione, circondato da colture idroponiche all’esterno (pomodori, fragole, insalate) e arricchito da elementi tipici dei souk arabi e da un grande focolare al centro.

 

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